Grande cura della scelta lessicale, una innata maestria nell'offrire allitterazioni che sostengono un messaggio ricco di sensi, una poetica "impegnata" che ci scuote dall'inerzia con forza parabolica e affermazioni solo apparentemente paradossali: «non c’è nulla di più di disonesto della spontaneità / e gettarsi – cupio dissolvi – nel vuoto di una creatività / che esibisce senza risolvere.»
abituazione
quello che c’è contorna e include;
poiché medium, fa velluto di tocchi;
la pelle assuefatta non sente, abituata.
le elitre, le graziose venature ambrate,
le fimbrie: pelle non sente
se non cute penetrata,
e pungiglione. il reticolo nocicettivo
non si cura di piccolezze, risolve
solo il dolore che serve, a suo gusto,
i tocchi giusti. dài a un cane dosi crescenti
di chinino o arsenico, non si è mai
troppo malati. la cecità è idiopatica. - lo sapevi?
il dolore non ha alcun meccanismo attenuativo,
come se ne valesse della vita - il soffrire.
intingeva copiosamente le dita nella cioccolata, il pollice, l'indice.
per compleanno ebbe tutto, anzi di più e più assai di quello che chiese,
a dir la verità senza troppa insistenza, ai genitori. per evitare traumi,
i responsabili del minore decisero di decuplicare gli sforzi, e spendere
oltre il dovuto. in Europa, ogni anno, trecentomila morti sul lavoro.
poiché neofiti, con zelo soldatesco agguantano il cellulare,
in cui consumo e socialità coatti collimano, entrambi beni
facilmente reperibili in commercio, la cui deperibilità
è parte integrante della transazione, economica e sociale.
non c’è nulla di più di disonesto della spontaneità;
e gettarsi – cupio dissolvi – nel vuoto di una creatività
che esibisce senza risolvere.
il fordismo come forma mentis è insensibilità al dolore dietro la serialità
della produzione: la macchina che produce potrà, mal che vada,
stillare olio lubrificante, non sangue.
è difficile dire con parole di figlio… Pasolini,
ingorgato nel gorgo uterino, non seppe che esibire,
e non risolse il rovello; lo raccolsero
smembrato, dilaniato da Kalì.
la pelle flaccida sotto il mento, occhi quasi obliterati
dallo sforzo di capire, le mani con palme rivolte
in alto, impotenti. e trent’anni sono pochi…
terzietà: uno sguardo – non so se indulgente.
sono spalle scoperte, mi dico, e ancora quello sguardo,
e una mano tenera e forte che tocca spalla e clavicola,
da dietro, e che dice – non risparmiarti, non temere.
Domenico Lombardini ha recentemente pubblicato la silloge Fuori dal senso ne Lo spirito della poesia, Fara 2008)
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Caro Alex, convengo su quanto hai scritto sulla poesia "L'ordine
RispondiEliminanaturale delle cose" di Lombardini.
«La cecità è idiopatica» ci dice Lombardini ma oltre il cupio
dissolvi io leggo «ho solo trent'anni», che è speranza e autocritica.
Il testo passa da scoraggiamento senza enfasi a elenchi di fallimenti e
se anch'io credo che «il dolore non ha alcun meccanismo attenuativo, / come se ne valesse della vita - il soffrire», ricordiamo che il poeta è giovane e da tanta acutezza di visione potrà trarre scampo, se c'è, quando c'è. Ho apprezzato anche lo stile, neppure le dita nella Nutella mi hanno scoraggiato.
Bella poesia. Buon Poeta.
Ciao Narda