Sulla silloge poetica La strada di casa di Le rose e il deserto (Fara 2026, opera vincitrice al Narrapoetando)
I versi di La strada di casa (un bel titolo, vivido e semplice, quella “semplicità che è difficile a farsi” direbbe Brecht) sembrano incisi nella roccia e scritti sull’acqua, similmente a ciò che avviene per le nostre azioni più autentiche: destinate in ugual misura al tempo e all’oblio.
Le poesie di questa raccolta, scritte da Le rose e il deserto, nome del progetto artistico di Luca Cassano (Corigliano Calabro, 1985) nel quale confluiscono poesia e cantautorato, sono devote alla beatitudine di una resa incondizionata all’esistenza. Versi in stato di grazia, come nello splendore di questa poesia:
Chiedevo
Ho trovato il tuo sorriso segreto
Mentre cercavo la strada di casa
E una scusa qualunque
Per poter dire che alla vita, io
Non chiedevo
Niente.
Nella scheda biografica in quarta di copertina, a proposito del nome del progetto artistico di Luca Cassano, leggiamo: “Come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi.”
Queste poesie ispirate, in stato di grazia, si diceva, e di gratitudine, ritornano come flussi di marea all’arrendersi al mistero esistenziale, e all’amore che tutto governa e incendia come fiamma ardente, all’amore che ferma il tempo:
Sibari
Sulla spiaggia di Sibari
Aspettavamo che agosto
E l’amore
Ci dettassero le loro condizioni
Per la resa.
Sciolti
Se ci vedessero passare per strada
Penserebbero di certo
Ai vetri rotti,
Ai lacci sciolti,
Forse ad un inciampo;
Che ne sanno
Di quanto sia facile per noi
Con un bacio
Fermare il tempo.
Passato remoto
Con la punta delle dita mi scrivevi
Romanzi d’avventura sulla schiena;
Mi spiegavi che la sera
È degli amanti;
Io avevo passi falsi
E un passato remoto,
Tu eri un alfabeto alieno,
La scoperta del fuoco.
La ricerca della strada di casa si realizza nel perdersi, nello smemorarsi, nel dissolversi nel nostro mare infinito. E come nelle istantanee folgoranti delle poesie zen, scopriamo che questa strada è già qui, in un attimo di semplice quotidianità che ci trafigge e illumina:
A(f)fondo
Sei àncora
E sei ancòra;
Sei starmene affacciato alla finestra
A misurare la lunghezza della sera,
A misurare le parole
Per spiegare che
Se spesso affondo
È perché dentro ho il mare.
Acqua e limone
Ai giorni chiedevamo soltanto
Una strada per andare,
Qualche ora di sole
Per fissare i pensieri migliori
Alle ossa
E un bicchiere di acqua e limone
Da bere in silenzio
Alla finestra.
Il libro La strada di casa, pubblicato nella elegante collana “Crossover” di Fara Editore, è arricchito nella pagina iniziale dalle motivazioni di due giurate del concorso Narrapoetando 2026. Scrive Leda Erente: “La raccolta mostra una grande capacità comunicativa ed emotiva, attraverso l’uso di immagini fortemente espressive”. E per Sheila Moscatelli, la strada di casa è “Quel momento in cui arriva la consapevolezza di non dover più cercare, di potersi spogliare di tutto”.
La sera dell’11 luglio 2026, durante la kermesse a Fonte Avellana organizzata da Fara Editore con tema Attesa, ho avuto la fortuna di assistere a un emozionante reading di poesie, a cura dell’autore stesso, tratte da La strada di casa. E subito dopo il pubblico presente nella sala dell’incantevole monastero dell’anno Mille, ha potuto ascoltare anche le sue seducenti canzoni.

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