mercoledì 15 giugno 2011

Su Suture di Luca Artioli

nota di lettura di Alessandro Assiri

Si ritiene spesso che poesia sia l'ascolto del silenzio delle cose,
ma poesia è volersi imprigionati in un rumore, fosse pure come Breton ci suggerisce
un incessante mormorio.
In questo porsi all'ascolto Luca dipana la sua poesia, in una successione emotiva
di ricordanze e spiragli, di riletture e traduzioni esperenziali.
Comodo sarebbe relegare nel tono mite e delicato la poesia di Artioli
e altrettanto facile il ritenere il verso una capacità di resistenza che
rischierebbe di diventare, precocemente adattamento e sopportazione.
C'è di più, molto di più nella raccolta di Luca,
c'è la capacità di individuazione degli appigli, il soccorso di esperienze che per il loro non essere state possono ancora diventare.
I passaggi poetici di Luca sono un ancoraggio all'incompiuto, una fede nell'esperienza sospesa dove non ci sono dubbi, ma solo possibilità.
La stessa fede che fa da "sutura" alla parte finale della raccolta dove “Giuda è solo un bacio” e ogni parola un annuncio.
Credo sia inoltre necessario soffermarsi davvero sul significato di questa parola sutura che è riavvicinamento dei lembi di una ferita
e credo che il senso di tutta l'opera dell' amico Artioli vada oltre la cicatrizzazione, verso quella guarigione del dire che da tempo cerchiamo.


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