Su Fashion di Alberto Mori



recensione di Mara Zanotti da «Il Nuovo Torrazzo» del 14.03.09

L’ultimo libro di Alberto Mori, edito da Fara Editore, spiazza. Almeno per il titolo, Fashion. Questo autore così poco attento alle mode e alla moda, piuttosto esponente di una scrittura fatta di parole e di pensiero, di riflessione sul visto e sul rapporto tra atto creativo e realtà, spesso lontana dai luoghi di moda (un distributore di benzina bruciato non è esattamente un luogo cool), ha invece scritto un libro di poesie fatte di moda e soprattutto di linguaggio modaiolo. Spiazzante dunque, ma solo in apparenza.
Non appena si inizia a leggere quanto scritto emerge con chiarezza come Mori con coerenza, prosegua le “ricerche strutturaliste e semiotiche degli anni sessanta” anche in questo come negli altri libri. Linguaggio, parola, poesia si nutrono di moda nel volume Fashion, di quel mondo sdoganato da Baudelaire – come bene sottolinea Maria Grazia Martina nella prefazione – in quanto “espressione più autentica del presente”. Un luogo dunque anche la passarella, dove la contemporaneità si esprime, fin all’eccesso, anticipando ciò che verrà a più livelli, artistico, comportamentale, persino sociologico e naturalmente linguistico. Moltissimi i termini che la moda presta al linguaggio quotidiano o le espressioni coniate a uso e consumo della passerella,
parole appunto pret-a-portèr. Abbiamo così il “Burka Chanel” (società e cultura), il “Me-fast-time” che velocizza il rapporto con sé stesse e con il proprio corpo, la “Street college”, ancora di dimensione sociale, per non parlare di”glamour” “fetish” o “moving” ormai entrate nel linguaggio comune (aspetto linguistico). Le parole “della” moda di Mori, recuperano così la dimensione descrittiva, creativa ma anche di “denuncia”, non necessariamente con il dito puntato, di una contemporaneità fatta di attimi, di flash, di eccessi (“Nel dubbio vestitevi in modo esagerato” recita Vivienne Westwood in uno dei due esergi che precedono il testo) che scandiscono la vita di tutti i giorni. Lo stupore iniziale dunque rientra e Mori riafferma, anche
in questa nuovissima raccolta, la coerenza stilistica e contenutistica della sua ricerca poetica.

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