Su L'intrico e i serpenti di Erminia Daeder

recensione di Vincenzo D'Alessio

L’antologia che reca questo titolo Storie e versi raccoglie l’esito del concorso indetto, dalla casa editrice Fara di Rimini, annualmente e che porta alla conoscenza del più vasto pubblico di lettori e radio ascoltatori (Radio Alma di Daniela Terrile) le poesie, le storie, i racconti di tanti autori che, ciascuno per il luogo dove vive e per l’esistenza condotta, hanno pubblicato in proprio o limitatamente collaborato a varie opere omnia.
L’occasione è confortante: non sono molti, gli autori, che trovano il tempo e le risorse economiche per frequentare luoghi e incontri letterari, università, biblioteche,autori con maggiore esperienza: spesso l’unico confronto resta l’epistola cartacea o e-mail. Uno squarcio sincero, poetico, lo ha realizzato la postfazione di Massimo PASQUALONE sul tema di cui parliamo: “La solitudine del profeta, la solitudine del poeta” a pag. 237 e seguenti: bella e profonda. Restituisce alla Poesia l’energia che spesso non troviamo nei poeti di questi anni “la verve filosofica” indispensabile per fare del verso, il verso poetico.
A proposito della raccolta L’intrico e i serpenti di Erminia DAEDER, lo stesso PASQUALONE scrive: “Nella raccolta sono dosate in modo sapiente le figure di suono e di significato, (…) arricchita com’è da preziosi correlativi oggettivi di eliotiana memoria” (pag. 72). Ascoltando i versi della DAEDER: “Brulichio luminoso nel letto./ Il morso del vento/ nella camera sul mare.” (pag. 60) sono andato per un momento a risentire i versi di T.S. Eliot: “Laggiù un albero ondeggia/ E voci vi sono/ nel cantare del vento/ Più distanti e più solenni/ Di una stella che si spegne” (da: Gli uomini vuoti). Ho assaporato nella raccolta di Erminia un retrogusto amaro di improvvisa sofferenza per quei verbi posti a sfidare il lettore: "Cercavo, Sapevo, Ti sciolgo, Sorteggi, Veglio”. Ogni verso è una provocazione all’inseguimento di una linfa che nasce dalla terra, dalla natura, dal sangue, e promana una forza negli eventi sul mare, nel vento, sull’ambiente,sulla umanità.
Poesia matura legata a percorsi di fedeltà agli studi intrapresi nell’adolescenza. Arricchiti dalla frequentazione costante di poeti e poetesse contemporanee. Consacrata ad una scrittura che si pone: “Fra passato e presente si dipana la storia, una storia intricata, di partenze, di strappi e di lacerazioni” (Antonella PIZZO). Così l’emigrazione, l’Amore, la sessualità, la lacerazione con l’ambiente circostante: “Come amore sei, come amore scompari, morte”(pag. 66). E ancora: “la bellezza del viandante che si ciba di vento” (pag. 67). Il rancore sorge e si riversa nelle poesie contro “i serpenti” e contro “l’intrico” dell’esistenza. Versi scabri, nudi, arricchiti da una mano sapiente alla ricerca di una “fede”/ “ostia” d’immortalità.
Ci piace concludere con la visione di un autore del Novecento così drammatico e nel contempo scrittore capace di “catturare” l’attenzione del lettore: “L’esistenza è una condanna senza appello e senza riscatto; niente vi è da fare contro di essa; ed è forse la nostra speranza soltanto, il nostro bisogno di riprender fiato come dall’acuto dolore di una ferita, che ha immaginato uno stato altro dell’esistere, un nulla” (Tommaso LANDOLFI, scelto da Italo CALVINO, 1982).

Gennaio, 2009

1 commento:

- ha detto...

Ciao. complimenti per il blog mi piace molto! ricco ed efficace.
Auguri.