Su Senza fiato (a cura di Guido Passini)


recensione di Vincenzo D'Alessio (scheda del libro qui)

Vorrei che questo mio pensiero fosse una missiva, non una fredda recensione da inviare a un autore o all’editore. Caro Guido ho letto, ho riletto, e mi sono fermato: fa male la fatica di vivere un’esistenza priva di quella che siamo abituati a definire “normalità”. Ma dimmi: normale vuole dire stare insieme al resto dell’umanità in che modo? Me lo sono chiesto tante volte e, in senso pieno, non l’ho capito.
Ho preso a cancellare le parole “mai” e “sempre” dal concetto di normalità preferendo le parole “possibilmente” e “naturalmente”. In questo modo la fibrosi cistica assume il nome di tumore, per me, quello stesso male terribile che uccide il vapore acqueo della locomotiva uomo: la Speranza. Ho vissuto per intero, senza sconti, lo spegnersi di questa piccola-grande caldaia che è il respiro umano, il sole del creato e l’energia dell’avvenire, ho vissuto la fine della vita.
Il libro che hai curato è un’antologia di Speranza condita di sincerità e di amore per la vita, un’ansia infinita di luce terrena. Tutti i contributi valgono la via da seguire, nessuno escluso. Vorrei citare qualche verso: “La mente aperta dà / le profondità dell’anima / si vede a sé stessa / specchiata nei visi di quelli / che soffrono la minaccia nascosta / di un male silenzioso” (Dave Atasa, p. 38); “Il mio ospite mi vuole uccidere / ma io lo attendo / perché non sono ancora stanco di combattere” (Isher, p. 41); “Guido ha paura / un giorno / di svegliarsi / con gli occhi chiusi / e il respiro assente” (Guido Passini, p. 98).
Non riesco a trovare un percorso ideale per incantare le voci che si alternano in queste pagine; nero su bianco, bianco su nero, caleidoscopio di colori indescrivibili nutriti di sofferta qualità di vita. Potrei dire che le figure retoriche che si affacciano sono metonimie di un male incurabile che toglie il diritto alla vita in ogni composizione? Assolutamente no.
Potrei elencare le rime alternate, con quelle baciate, oppure i baci che le madri di ognuno dei poeti, degli scrittori, degli autori, di quest’opera hanno profuso ai loro “angeli” appena nati?
Potrei citare Esiodo del “Falco e l’usignolo” nella callida iunctura che si nasconde nelle poesie?
In tutte le opere che hai scelto, caro Guido, c’è l’ansia febbrile per la vita ed io ho paura di non capire, di avere fretta di concludere queste righe per non procurarmi lacrime giuste.
Prendo in prestito i versi splendidi che si affacciano ad ogni pagina: “Sono un nome / su un foglio sterilizzato / un punto fra due rette parallele / ove il nulla che avanza / è un muro di indifferenza / che non ferma il tempo / che fugge via” (Pierangela e Rosa Cristofaro, p. 56).
Vorrei non aver perso una buona occasione per esprimerti il bene che la comunicazione sociale dell’editore Fara trasmetterà al mondo in favore del tumore fibrosi cistica.
Gianni Paris, presentando il libro Il resto (parziale) della storia, di Carla De Angelis e Stefano Martello, Fara 2008, invita il lettore a lasciare “questo libro al bar, sulle panchine o dovunque vi piaccia, fatelo girare, racchiudetelo in una bottiglia perché navighi tra la più svariata gente”. Quest’augurio lo vorrei indirizzare a questa meravigliosa creatura che avete messo in moto con il vostro coraggio di vivere.

Novembre 2008

1 commento:

Guido Passini ha detto...

Sono commosso dalla stupenda recensione di Vincenzo. Non è da tutti riuscire ad entrare in sintonia con una persona che non si conosce e non si è mai vista, basandosi solo su semplici versi. Vincenzo è riuscito in questo. Ha analizzato i versi, le emozioni è ha centrato tantissimi punti. Vincenzo ti ringrazio di cuore per quello che di bello hai saputo dire e dare con questa recensione. Un grande abbraccio Vincenzo, un grande abbraccio anche ad Alessandro e a Carla, una persona stupenda che di certo vorrei al mio fianco in un futuro progetto.