Su Interrail


recensione di Fabiano Alborghetti in Tellusfolio
(11 maggio 2007)

Fabiano Alborghetti trova Stefano Sanchini. Cercando l'oro 11. Interrail.



Muoviamo dalla Ascoli Piceno di Daniele De Angelis alla Pesaro di Stefano Sanchini.
Ancora una volta, grazie per l’ospitalità a TELLUSfolio e all'Editrice Labos che edita la rivista-annuario TELLUS diretta da Claudio Di Scalzo. Segnalo che grazie a questa rubrica, la diffusione di Tellus (sia come giornale-rivista on line che come rivista edita) raggiunge numeri ragguardevoli e che i numeri arretrati dell’edito (ristampato come da richiesta dei lettori) sono sempre disponibili al link qui di seguito e che segnalo per esteso, come richiestomi da più di un lettore: labos.valtellina.net/tellus.
(fa)



Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976.

Ha pubblicato poesie in rivista e suoi testi sono apparsi nel volume L'arcano fascino dell'amore tradito. Tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone editore) e all’importante Subway, poeti italiani underground a cura di Davide Rondoni (Il saggiatore).

Collaborava - prima che venisse chiusa - al quadrimestrale di poesia e realtà La Gru e proprio sul sito de La Gru si possono trovare dei testi inclusi nell’E-book Scorie contemporanee con testi poetici di Daniele De Angelis, Loris Ferri, Simone Lago, Emiliano Michelini, Davide Nota, Stefano Sanchini e Matteo Zattoni (con una lettera in prefazione di Flavio Santi e un saggio introduttivo di Gianluca Pulsoni).

Il suo primo libro di poesie è Interrail, ed è stato diffuso “clandestinamente” (e prima della versione definitiva) sul sito di letteratura www.iguanaroja.new.fr

È però l’editore Fara che si aggiudica la pubblicazione, battendo tutti gli altri editori sul tempo e l’uscita mi viene comunicata proprio mentre scrivo questo articolo!!!

È Davide Rondoni su «L’Avvenire» del 25 marzo 2007 che con un articolo intitolato aria nuova e meno ego, bene indica la linea in cui si situa la generazione dei poeti come Stefano Sanchini (che viene infatti citato insieme ad altri):

L’articolo inizia con queste parole: la giovinezza della poesia italiana mi ha sorpreso in queste voci. Sono di poeti considerabili giovani, nel campo della cosiddetta letteratura. Ma dal punto di vista della poesia hanno mille, o cento o zero anni. Non ne hanno nessuno, sono il futuro.

Bene o male sono le parole usate anche da Gianni D’Elia – in altra sede e tempo – che individua questa nuova presenza (e non è la classe dei soli nati negli anni ’70, cosi manifestamente supportata dai alcuni).

Prima di arrivare alla poesia “esposta”, offerta in lettura, Sanchini lavora, lima, spiana con una forte autocritica e una certa ritrosia. Non per nulla, l’inclusione nel volumetto Subway Poesia 2006 (distribuito in circa 300.000 copie tra Venezia, Milano e Roma) e confluito (con i precedenti del 2004 e 2005) nell’antologia citata, gli avviene – con ragione – a fronte di una selezione operata da Rondoni, Milo De Angelis e Daniele Piccini su circa un migliaio di invii.

La raccolta organica Interrail che presto vedrà luce in forma edita è la sintesi di un lavoro durato anni. Il termine Inter-rail tradotto letteralmente significa tra binari ma per Sanchini ha più di una valenza: i binari del verso, o di nascita e morte nei quali la vita è costretta. O forse è il nome del biglietto, col quale le ferrovie dello stato italiano, c'invitano al viaggio, un'offerta.

Lavorando sui due fronti, ecco prendere gioco e forma un viaggio tra luoghi, emotività, epifanie. Un tempo chi si metteva in viaggio, metteva in gioco la propria esistenza: il ritorno non era garantito, ciò che era garantito era lo spazio e il tempo. È cosi che Stefano Sanchini attesta il punto di partenza della propria osservazione/composizione. Vi trovano allora spazio città più o meno note, accavallamenti di regioni, spazi di connessione tra un luogo ed il successivo, attese. E voci: Verlaine, Marcuse, Baudelaire cosi come dialoghi rubati da passeggeri, passanti, ipotesi di presenza o attestazioni. Voci che sovrappongono ai luoghi e ne sono parte, che evocano o distanziano. E luoghi che non sarebbero eguali senza le presenze. Una andata e ritorno continua di rêverie che si compone non per singole poesie ma con la costruzione di un unico, vasto poema.


Dalla sezione Città

Metropolitane


… e poi verso la luce si sale
e già prima di essere fuori
lo senti quel grande boato
che è il nostro vagare…

… forse le hanno costruite per questo
le metropolitane, per ricordarci
il momento iniziale, quando
dall'utero della madre si parte…

… o forse per ricordarci
che non siamo mai partiti,
e c'è solo chi scende e chi sale…


Porto di Pesaro

Vecchi pescherecci semiaffondati,
un piccolo pontile stretto
neanche dritto
sorretto da travi arrugginite,
un mare nascosto da un muro di 2 metri.
Un viale alberato di barche a vela
e più in giù, il cantiere,
una petroliera in costruzione…

spesso ci siamo domandati
quale di queste sarebbe stata
la nostra vita
davanti a noi un'oleosa acqua
in plastici detriti,
forse ventri di cefali all'aria.
Fortunatamente quella sera,
non dovevamo tuffarci.


Periferia

Siringhe, immondizia
feti nelle pattumiere
bidoni di corpi
nel gracchiare dei corvi.

Fetidi odori
smossi dal vento
carcasse di gatti
a mangiarci, i topi,

scritte naziste
sui muri spaccati
un silenzio mortale
tra i palazzi bruciati

vestiti strappati
da una violenza carnale,
preservativi bucati
assorbenti di donne malate

porte aperte
per chi ha coraggio
d'entrare, briciole
sul davanzale

di un pane
avvelenato, per piccioni
affamati,
e in un perduto giardino

tra serpi e piante abbattute,
cresce un fiore
presto verrà tagliato
lì vicino, stramazzato

è un barbone
che dorme per sempre
su copertoni d'auto rubate.

Di tutto ciò la grande paura
è incontrare un altro uomo,
un uomo vivo.


dalla sezione Isole

Moka

A volte, ovunque tu sia
bussano i ricordi alla tua porta
e tu, non li lasci esitare lì, sulla soglia

come degli ospiti li inviti a entrare,
prendete assieme un caffè
in aroma passato

e ogni volta sembra ci provino il gusto
a farti assaggiare l'amaro
di tutte le volte che ti sei sbagliato

così vai nel fondo della tazzina
a cercare qualcosa che lo possa addolcire,
ma ti perdi nel nero della bevanda

che non sai tornare, ti innervosisci
e se è notte non riesci a dormire,
il dottore dice che la colpa è

della caffeina, un alcaloide
che il sistema nervoso inquina
e del cuore accentua il rumore...



Trebbiantico
(ex ospedale per tisici)

Alti cancelli arrugginiti.
Al di là l'eden smarrito
il tempio della speranza che fu
di quegli avi rimane solo il nome
su frammenti di registri bruciati.
Noi temerari entriamo
sulle incolte piante spinose
si nascondono i gatti randagi,
quale malefico essere si nasconde
nei sotterranei del malandato
edificio abbandonato? ma noi
temerari, entriamo sulle porte
abbattute, sulle serrande sfondate,
noi entriamo sui muri anneriti,
“perdete ogni speranza voi ch'entrate”
Sarebbe bastata un'ombra non nostra
a farci morire, noi temerari
che addirittura cercavamo quello
che non volevamo vedere,
dal fondo chissà, quale mostro
dell'ultimo film veduto insieme
potevamo incontrare, e nelle stanze
più assolate già vedevamo gli ultimi
latitanti del Corriere della Sera.


dalla sezione Cieli

Francoforte

Il divertimento si inventa, non si paga
oggi questo è l'impegno, indaga,
nell'ex-sistere il canto esce fuori
dal sistema, così tu sei l'uno, l'individuo

non il numero la statistica, l'arte
è l'inutile economico che serve
alla rendita del pensiero, siero
a quiz a premi, a calcio mercato,

la mente è il plus valore, non mento,
ed il vissuto di cui padrone è l'essere
non è un gran capitale, in quanto passato
non è dimostrabile, non vale,

se lo rievochi il fatto lo trasformi
e nessuno se ne accorge, nemmeno tu
che sei l'autore, ma ciò dimostra
che nell'attuale mondo delle finzioni,

il reale è quello che ci portiamo
dentro, il presente
solo quello che si scrive
poiché l'unico che resta.


dalla sezione Terre

All'ex-Jugoslavia

Voglio vivere come gli uomini
di questo treno a vapore
che tarda, ore e ore sotto il sole
lasciandoti sudare e mischiare
il tuo odore, con quello degli altri
passeggeri stanchi ma mai inquieti
vanno a baciare i padri o i figli
al di là del confine, che altri
da fuori, hanno tracciato per loro.
Perché dicono che qui, la terra è guerra.
Eppure, oggi la verità è un'altra,
e se il treno si ferma o si guasta
in questa verde vallata, loro scendono
sorridenti a sgranchirsi le gambe,
e a raccogliere tra i rovi, le more...


dalla sezione Dialoghi rubati

Il matto

Lo dissero pazzo per avere sparato
ad una vecchia signora piegata su un gatto,
lei faceva la sua opera buona
per mettersi l'anima in pace
gliela mise lui, credendosi cacciatore
che spara alla preda, il torto di lei
era aver la pelliccia ed essere fiera.


Un cardiologo

Il cuore è un muscolo affaticato che soffre
ogni uomo a suo modo, cerca di alleviarne
il dolore, così faceva il ragazzo quasi per gioco
sporcandosi le vene sotto il ponte, il pescatore
li chiamava il branco, ora dei pochi che restano
nessuno si incontra, tutti hanno perso qualcosa
nel fondo del fiume, ma l'acqua è torbida
e tutti cercano un dio, e trovano sempre un padre…

Il cuore è un muscolo involontario.
Dicono che camminò nella strada bianca tra le valli
dicono che c'erano solo i cani ad annusare
le sue intenzioni, quando con la polvere tornò
alla polvere. Fu un contadino a trovarlo bagnato
di rugiada la mattina presto, vennero in tanti
e tanti furono i pettegolezzi, perché la gente
si dimentica presto del dolore degli altri,

il cuore è solo un muscolo pieno di sangue…

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