giovedì 10 marzo 2016

Vincitori del Concorso Pubblica con noi 2016 sez. Poesia

Fara Editore e i giurati
Angela Caccia, Edoardo Gazzoni, Emilia Dente,
Giorgio Casali, Lorenzo Mari e Stelvio Di Spigno
sono lieti di proclamare vincitori della XV edizione
del concorso Pubblica con noi (2016) per la sezione Poesia
i seguenti poeti: complimenti vivissimi a loro, e un grande grazie ai giurati e a tutti i partecipanti. 
Per la sezione Racconto v. qui



opera 1^ CLASSIFICATA



La neve è altrove di Giovanna Iorio (Roma)

  
Giovanna Iorio vive e scrive a Roma. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie, La più recente Frammenti di un profilo (Pellicano 2015, con Post poesia di Renzo Paris). È presente in molte antologie tra cui Cuore di preda (CFR) e SignorNo (SEAM). Scrive racconti per Storiebrevi.it Feltrinelli. Suoi radiodrammi sono stati trasmessi nel programma Il Cantiere, Radio Rai 3 e Radiolibriamoci web. Collabora con Roma&Roma, DiarioRomano e Erodoto108. Ha pubblicato, con le musiche del Notturno Concertante, Le storie invisibili su Tumblr e Medium. In preparazione una raccolta di racconti DORMIVEGLIA (ReginaZabo). 


Mi agito a volte come una sfera di vetro

due mani mi scuotono e mi nevica dentro



*


oggi me ne sto ferma


sarò una pietra


un sasso minuscolo


che nel sole scintilla.



*

mi piacciono le mani


quando non afferrano niente


quando se ne stanno ferme
e il tempo

mi attraversa le dita
come se fossero rami


e il vento la vita



*


mi sforzo di fare ordine

fermare la frana

l'inutile cadere al suolo di cose

che fingono leggerezza

i vestiti gravi

resto a guardarli per ore

nudi tra le macerie



*


la neve è altrove

a noi parla il grigio del cielo

da qualche parte le volpi attraversano

pagine biancheOh, voi che affondate

le zampe in questo silenzio

tornate







Giudizi



«Poesia stellante – un sentire autentico in un autentico e nuovo raccontarsi – ogni lirica solleva in alto come se l’autore avesse seguito, nel dipanare il verso, la traiettoria di una stella.» (Angela Caccia)



«Nevica tra le parole”, in questa raccolta, dove la neve è immagine costante, emergendo a tratti – fuori da ogni luogo comune – come una presenza che può essere anche inquietante. Il dialogo figurale è infine con la voce, come segnala la prima citazione e anche il testo, verso la conclusione, dove finalmente “ritorna / in carne ossa la voce / a benedirmi”.» (Lorenzo Mari)

«Un libro agile e coerente che corre via lungo un ritmo che è riuscito, nonostante la forma del verso completamente libero. La neve è relazione, presa d’atto, presente anche quando si fa attesa di ordine o guarigione dalla malattia, è conoscenza di una “carovana di suoni”, pensieri scoperti come dentro una valanga già distesa su un campo.» (Giorgio Casali)

«Imbianca l’anima e gli inquieti pensieri, la candida neve, meraviglia del creato che attraversa l’essere luminoso e diventa poesia. Si posa lieve nel giardino dei versi tra sensazioni profonde e germogli di emozioni.» (Emilia Dente)



opera 2^ CLASSIFICATA



L’altrove che cerco di Franco Casadei (Cesena)



Franco Casadei, medico, vive e lavora a Cesena. Ha pubblicato le raccolte  di liriche I giorni ruvidi vetri (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2003); Se non si muore (Ibiskos Risolo, Empoli, 2008); Il bianco delle vele (Raffaelli Editore, Rimini, 2012). Primo o fra i primi classificati nei premi di poesia: Ungaretti, 2005; C. Levi, 2005; Giovane Holden, 2008; D. M. Turoldo, 2011; J. Prevert, 2011; Premio nazionale di Filosofia, 2012;  “C. Pavese” per medici scrittori, 2013; G. Gozzano  di Agliè, 2013; G. Pascoli di Barga, 2014; Antonia Pozzi, 2014; Renato Fucini (Pisa, 2015). Sue poesie tradotte in spagnolo e in lingua romena. Fra gli ideatori de “La poesia nelle case”, proposta di modalità di divulgazione della poesia in vari luoghi della città.





Camaldoli, all’eremo



Silenzio

sta scritto imponente

sul cancello



di là,

nel bosco delle celle,

da mille anni vivono uomini

che affidano la vita alla foresta.



Silenzio.



Il monaco

è un solitario

prefigura in fondo ciò che siamo

la solitudine originaria di ognuno



tutti insostituibili

nessuno potrà dire io

al posto mio.







Le strade di paese



Non canto le strade frettolose

avide di vetrine, le teste chine

che non si avvedono mai

se il cielo è scialbo o terso.

Strade di solitudini affollate

dove non si condivide mai

la luna con nessuno.



Canto le strade appartate di paese

intenerite d’ombra

dispiegate lungo le colline:

la gente si dà voce dalle porte

e fra mestieri austeri

si coltiva ancora un fazzoletto d’orto.



Salutarsi fra chi si incontra

aiuta a non disperdere l’essenziale,

a non soccombere nei giorni perplessi

al confine incombente con la sera.





Cimitero sul mare



Davanti al mare della sera

un canto triste di ferita,

un rosario di speranze

che si fa preghiera



i morti non se ne sono andati

non se ne vanno,

vegliano sul sonno e sul dolore



tremola l’acqua che ti lustra il pianto.





Giudizi



«Penso che la cifra di questa silloge – l’altrove che il poeta cerca- stia in un verso: aspetto la luce sui mandorli fioriti. Sapore e sapienza del vivere è tutto qui: cercare e trovare luce in ogni cosa – e se non c’è – aspettare che fiorisca. Poesia ariosa. Il verso ha la destrezza di mano esperta.» (Angela Caccia)



«Versi profondi in cui l’inquietudine dell’essere in cammino riflette le proprie incertezze nello specchio opaco dell’alterità.» (Emilia Dente)





opera 3^ CLASSIFICATA



Siamo sempre stati noi di Massimiliano Bardotti (Castelfiorentino, FI)




Massimiliano Bardotti è nato a Castelfiorentino nel 1976, dove vive. Poeta e performer è curatore per la regione Toscana della Collana Poetica Itinerante di Thauma edizioni. Nel 2011 con Thauma pubblica Fra le Gambe della Sopravvivenza (finalista a: Premio Mario Luzi, Arezzo Poesia Sergio Manetti, Premio città di Sassari, Premio letterario internazionale Sulle Orme di Ada Negri e Premio di poesia Annuario; III classificato al Premio Città della Spezia e vincitore del Premio città di Manfredonia Re Manfredi). Nel 2013, sempre con Thauma, escono: Ne abbiamo fin sopra i capelli dell’umano (con Luca Pizzolitto e Serse Cardellini, il libro è tradotto anche in polacco) e A cieli aperti (finalista Premio Mario Luzi). Nel 2015 esce con Fara L’Abbraccio. Ha pubblicato anche una raccolta di racconti e un romanzo, in collaborazione con David Scarselli. Con lo stesso autore pubblica il libro Cut-up, poesie e prose create con l’omonima tecnica. In collaborazione con Genny Carusi cura la rubrica IO SONO TE TU SEI ME, sulla rivista on-line L’Olandese Volante. Sulla rivista «L’Empovaldo» cura la rubrica Pane e Poesia. È presente in numerose antologie, con poesie e racconti. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati da Fara in: Chi scrive ha fede?, Letteratura... con i piedi, Siamo tutti un po’ matti (tra i vincitori di Insanamente 2014 con il raccontoIl rumore della neve”). È ideatore del laboratorio di scrittura ricreativa Cut-up: La Sartoria delle Parole. Collabora con la Compagnia Leele dal 2010 per la ricerca e scrittura testi, drammaturgia, performances, reading. Con Giacomo Lazzeri e Sara Giomi porta avanti il progetto LaMinimaParte, musica e parola che si incontrano e diventano teatro, riscuotendo successo in ogni parte d'Italia.



a Leonardo, Carlo, David, Nicolò, Salvatore

gli eroi dell’Assenzio che fu

e a Chiara Riondino, che tutto c’insegnò



Abbiamo fabbricato il futuro senza usare le mani. Il pensiero prigione rivolto al domani. Senza forme reali, solo proiezioni di io sarò io farò io dirò io...

Giorni interi trascorsi così. E il tempo? Umile ci stava a guardare, certo del suo potere.

Non è mai stata qui la felicità, non è mai stata gioia è sempre accaduto fuori, da qualche parte.

Ci siamo guardati e abbracciati ci siamo accusati e perdonati.

E la vita viveva in ogni angolo dell’Universo, anche una sedia emana di sé...

Ora ognuno di noi è uno specchio. Vi osservo per scoprire chi sono.

Dicevamo un giorno tutto sarà come deve essere, avremo quello che ci spetta.

Che sciocchi. Non ci siamo mai accorti che non è passato nemmeno un istante.





###





Non c'era rimasto tempo per vomitare la notte.

Grattavamo via dalla pelle gli anni

che tornavano a bruciare

rimarginati mai più.

Guardavamo il mattino brontolare risvegli

tossire tabacco

la città annunciava rimpianti

li avremmo tutti scontati.

E c'erano ragazze con le gambe scoperte

gli occhi profondi

ferite che non volevi pulire.

Si piangeva gioia e si rideva dolore

era sempre nulla di serio

lacrime d'acqua dolce

i pescatori tornavano a casa

la tristezza conosceva quei volti.

Piccoli tagli sulle mani

vecchiezza che mai si riposa

immolare la vita per fantasmi interiori

saremo soli al nostro funerale?

Gli amici avevano braccia e sapevano abbracciare

avevano bocche sempre assetate

i bar stavano aperti per noi.

E non c'erano giorni che non potevano succedere

non c'erano lavori che non sapevi fare

solo non volevi.

Si guardava al futuro degli altri

lo si giudicava

ed era stupido farlo.

Non saremmo stati noi quelli messi da parte

lo si sapeva per certo.

Guarda adesso.

Il tempo ha dato il suo contributo.

Credevamo a una gloria che aveva per nome

successo, fama, denaro.

Provaci ancora a dirmi ambizioso

a credermi in gioco.

A stento mi sento vivo.

I dolori del corpo sono mia certezza

è la paura di morire che mi tiene ancora in vita.

(…)



Giudizi



«La poesia narrativa di un rinato alla luce, come una lunga canzone scritta e cantata in più stanze dalla fine della notte. Una lunga notte, quella che attraversa la giovinezza  di tanti e da cui tanti non riescono ad uscire, farsi spazio, guardando all’indietro con distacco e vivere finalmente ogni benedizione di oggi.» (Giorgio Casali)



«Il tema della giovinezza, concomitante a quello sul dibattito della speranza delinea quello che vorrei definire uno studio eidetico dell'atmosfera. la scena discorsiva si propone come sfondo vivo all'interno di ricordi di un tempo che, come spesso avviene in poesie "giovanili" millanta una maturità superiore a quella che possiede. in questo senso sorge un sentore di tenerezza ulteriore a quella proposta dall'autore. Il soggetto si rivolge interiormente alla propria memoria e al contempo a persone a lui vicine, permettendo al lettore di spiare e compartecipare di sensazioni che diventano più vicine. la speranza trova una dimensione di inclusione entro valutazioni fatte a posteriori che richiamano il tema del ricordo che abbellisce, e sancisce, una volta per tutte, come la fedeltà a se stessi avvalori qualunque esperienza in quanto tale. ogni cosa trova un proprio posto nonostante non fosse quella creduta.» (Edoardo Gazzoni)





opere 4^ CLASSIFICATE ex aequo



Quotidiana rosa di Fabrizio Zaccarini (Lendinara, RO)



Fabrizio Zaccarini, nato a Bologna nel 1966,  vi ha conseguito, nel 1991, la laurea in Lettere moderne con una tesi su L’educazione linguistica in don Milani discussa con il prof. Verter Romani. A trent’anni, entra tra i frati Cappuccini dell’Emilia Romagna. Compie il corso istituzionale di studi teologici presso lo studio «Sant’Antonio» di Bologna discutendo con il biblista Giuseppe De Carlo la tesi di baccalaureato Agostino Venanzio Reali. Un lettore della Parola tra esegesi e poesia. Il 22 ottobre del 2005 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale a Cesena. Impegnato fino al 2010 nella pastorale giovanile nella parrocchia del Santissimo Crocifisso di Faenza, è stato poi trasferito a Santa Margherita Ligure e recentemente a Lendinara (RO), come vicemaestro dei postulanti cappuccini del nord-Italia. Collabora con Messaggero Cappuccino, bimestrale dei frati cappuccini dell’Emilia Romagna.





Quotidiana rosa



Senza perché fiorisci

e sulle perpendicolari

gemendo ci scalzi



puerpera di infera purezza

e luce materiante sulla soglia

invalicabile e valicata



da patibolo amoroso

come bel pane umanato

più che necessario e vano.







Di luce un raggio



Di luce

un raggio

sulla croce sbatte



e riveste

il sepolcro vuoto

di lunedì.







Comunione



In stretto gomitolo

di vene e d’arterie

si dipana il corpo del Risorto



in confusione d’anime

vivo con tutti

perché mangiamo il pane di tutti



i tralci ingoiando

la Vite che in corredo

apparente m’aspetta e così mi cerca



dentro ogni pezzo

staccato e crocifisso

tra la gente.



Giudizio



«È questa una poesia che gravita attorno al “bel pane umanato” che è la quotidiana rosa del titolo – attorno, in altre parole, a una cristologia densa e profonda, che non si lascia intrappolare in quei cliché che si trovano anche nel linguaggio religioso, aprendosi invece, per fare un esempio, alla consapevolezza testoriana che “bestemmia a volte è canto / di pudore involontario”. Il segreto è forse più epifanico che parresico: imparare, con le parole del poeta, a farsi “penetrar di tempo / dall’Eterno che coglie il momento”.» (Lorenzo Mari)





Racconto d’inverno di Enzo Cordasco (Perugia)

  
Enzo Cordasco è nato nel '61 a Francavilla Marittima, in Calabria, tra Pollino e Jonio, a due passi dal mare e dalla 'signora' di Magna Grecia, l'antica Sybaris. Laureato al DAMS di Bologna, si è perfezionato in Arti dello Spettacolo e scrittura scenica a Siena, Firenze e Milano. Ha lavorato nel mondo del Teatro Contemporaneo (per molti anni con il Teatro di Sacco di Perugia, città dove vive e dove cura la sezione umbra del Centro Internazionale Antinoo per l'Arte/Archivio Yourcenar di Roma). Si occupa di scrittura drammaturgica e performativa, di critica teatrale e di scrittura poetica. In poesia ha pubblicato Di roccia e di vento. Le donne ardenti della Yourcenar, Fulgide luci dello Jonio, Voci dal timbro incerto. Poesie sulla diversità, Foliage d'autunno e varie poesie in Antologie Il Federiciano con attestato di poeta federiciano (Aletti editore, 2013-14) poesie in Antologia Riflessi, Pagine, Roma, 2014, con audiolibro ( www.poetipoesia.com ) e la raccolta E poi la brezza soffiò leggera, prefazione di Patrizia Zappa Mulas, edizioni Era Nuova, 2015.  Ha pubblicato due saggi, Un Teatro di voci e di ombre. Marguerite Yourcenar sulla scena, Crace, 2009 e Nella tua nuda e solitaria stanza. Dialogo immaginario con Vincenzo Padula, Arte26Editor, 2015. Per il teatro uscirà Anime di fuoco: Piero e Ada Gobetti, una storia italiana e Il giovane sovversivo. Gastone Sozzi nella camera di tortura fascista di Perugia, edizioni Era Nuova, Collana Melete Teatro/Sezione Melpomene Teatro umbro contemporaneo, aprile 2016. Scrive anche su varie riviste e blog. La scrittura è dunque il suo lavoro ma anche compagna di tormento ed estasi…





mare di Rodi



Aspetto nel mare di Rodi

la saetta folgorante

perchè sono nella baia di San Paolo

dove il visionario di Tarso

sbarcò

per predicare alle genti.



Sopra la baia domina Lindos

il villaggio bianco e fiabesco

e un pò più su il tempio di Atena



intorno a me si muovono correnti

che non purificano l'anima



quest'acqua glauca e calda

di lapislazzuli e cristalli

mi risveglia i sensi

mi attanaglia come malva



di Paolo misogino e sessuofobo

o di Saulo penitente

oggi credetemi

non me ne importa niente...







lontano



Avrei voluto fuggire lontano

con una valigia piena di ricordi

e venire volare verso te

con gli occhi pieni di nero

e di sorrisi malinconici.



Avrei voluto essere un principe

che spinge al galoppo

il suo cavallo tra i boschi

e correrti incontro

come una piccola stella

che brilla nel cielo.



Vieni a prendermi invece

con la tua aria scevra e pietosa

io godrò della tua carne esuberante

e condivideremo insieme

la preghiera e l'angoscia.







preghiera dell'inverno



Ora penso a quelli che non hanno nulla

a quelli che non leggono mai

a chi passa le ore nella violenza espressiva

della solitudine digitale.



Ora penso ai profughi del mondo

a quelli che annegano cercando vita

ai bimbi devastati dalla guerra



penso a chi tira la carretta della propria vita

senza la boria degli onniscienti

perchè la vita corre veloce

e ci lascia nullatenenti.



penso alle fredde mattine d'inverno

e alla terra lieve e leggera

che accoglie il peso dei sospiri

e i fremiti dei diseredati

penso al mare increspato

a mia madre

agli spruzzi di neve

che baciano infelici prati.



Giudizio



«Racconto d'inverno è una raccolta coesa, dal sapore quotidiano, sempre in cerca di una dimensione di evasione attraverso immagine che da materiche tendono a farsi esotiche e misticheggianti. Ma il suo autore non cade nella trappola del poetico, né del fiabesco a buon mercato. Descrive situazioni e figure scegliendo l'angolazione a lui più congeniale, quella obliqua alla scena, per questo sceglie l'inverno come stagione rivelatrice. Un libro ben scritto e ben costruito, al quale si augura tutta la fortuna che merita.» (Stelvio Di Spigno)





La parola che mi fa silenzio. Preghiere e poesie in Terra Santa di Daniele Donegà (Melara, RO)



Daniele Donegà nato a Canda (Rovigo) nel 1960. Si laurea in Filosofia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi in semiotica sulla poetica di Camillo Sbarbaro. Nel 1992 viene ordinato sacerdote e fa parte del presbiterio della diocesi di Adria-Rovigo. Nel 2010 discute la tesi di dottorato in teologia con il professore José Noriega dal titolo: L’intenzionalità erotica e l’azione del corpo in Maurice Merleau-Ponty presso la Facoltà del Laterano e nell’aprile del 2011 pubblica la tesi presso la casa editrice Cantagalli di Siena. Attualmente è arciprete di Melara (Ro) e consulente etico al Consultorio familiare diocesano di Rovigo. Ha al suo attivo 6 pubblicazioni di poesia e diverse plaquette stampate presso tipografie locali che distribuisce ad amici ed estimatori. Nell’agosto del 2014 gli è stato assegnato il Primo Premio del Concorso di poesia “Cala Petralana”, a Palau in Sardegna, per la poesia inedita Il canto delle cicale.





Anche per me un posto

è stato preparato, non

sempre l’ho cercato

ma qualcuno l’ha pensato per me

prima che io lo riconoscessi.

E tu nella dolcezza

attendi a me stesso

nell’aprirmi a quello che sono

oltre le chiusure di non essere tale.



In aereo verso Israele, 18 agosto 2011





Entriamo nel giardino di Elia

è acceso il fuoco del sacrificio

che svela la falsa parola degli uomini.

Nella vigna beviamo il vino

dell’incontro straniante con Dio.

Usciamo dalla caverna,

grembo di preghiera,

verso un vento leggero che appare

e nella sorpresa di bellezza ci parla.



Verso il Monte Carmelo, 18 agosto 2011





Spira il vento sul monte Tabor

è di lontananza

fra le pietre e gli eucalipti.

Fischia sottile nell’onda della voce

una luce che frastaglia

una spada di paura.

Vieni luce di Dio

con i piedi di sudore

e parli nel cuore anche a noi.



Monte Tabor, 19 agosto 2011





La pietra di luce rovente

il vento acceso sfrega

la parola che mi fa silenzio.



Monte Tabor, 19 agosto 2011





Anch’io tra gli olivi

e il rachitico pino

salgo il monte e m’anticipi,

rimango muto di preghiera

e la tua preghiera mi trafigge.



Monte Tabor, 19 agosto 2011





Giudizio



«Preghiere e poesie in terra santa, sottotitolo dell'opera contiene lo stile tipico del cantico e della poesia devozionale rivisitata con un gusto contemporaneo. La ricerca tematica di un canone altamente strutturato come la poesia devota è apprezzabile, e lo dico da laico, perché resta una delle forme che permettono l'uscita dal verso egoico che sa rivolgersi all'altro. il tema del viaggio, come ricerca ed esodo e al contempo come perpetuo ritrovamento e conferma ha, da un punto di vista narratologico, il pregio di saper mostrare un percorso interiore intelligibile, di rendere compartecipi, anche chi possiede sensibilità lontane da quella del soggetto posto in debrajage. La terra santa, nel suo sedimento storico diventa dunque luogo ucronico entro cui si sperimenta il passaggio dell'alterità fisica tanto quanto di quella temporale.» (Edoardo Gazzoni)





opera 5^ CLASSIFICATA



Per il tuo amore non tacerò di Angela Angiuli (Bolzano)



Angela Angiùli è nata in provincia di Bari nel '71, ma vive da molti anni a Bolzano con la famiglia. Coltiva da sempre in parallelo le sue due principali passioni: la formazione del gusto di vivere negli adolescenti marginali o “difficili” (a scuola o nel volontariato) e la scrittura creativa e poetica. Ama le parole, la Parola, i libri, le chiacchiere, le canzoni e tutto ciò che crea legame e solidarietà tra gli esseri umani. Scrivere è la sua maniera più intensa di stare al mondo. Di recente le sue poesie hanno ricevuto diversi consensi (premio S. Sabino di poesia religiosa e premio Mario Luzi per la silloge allora inedita Storie di un tempo minore, Fara 2016). Alcuni suoi componimenti sono presenti nella raccolta di Autori Vari Le parole dell'anima ed. Appunti di Viaggio.





Ti amo parola

sei il mio corpo vocale

lo sforzo  viscerale per partorire il senso

per stanare il mondo dall'ombra

dischiuderlo al divenire

sei il bambino atteso nel ventre

vigilia aurorale tra i rami d'esistere.

Sorgi dalla labbra, misurata e profonda

dammi lingue di fuoco, tocco soave, carezze vocali

allungate di stupore. Tu Possiedi la vita, l'ardore, sei ponte lanciato

al di là di ogni impresa, tu ci fili il pensiero, sgrovigli matasse,

dispieghi e dai forma, trasformi accompagni.

Amarti è uno scavare di mani, allargare il vuoto per darti un nascere,

costruire a mani nude, toccare il mondo con la lingua

col senso infantile di chi assaggia

per conoscere la gioia di dire.



###



Esile sei, un filo d'erba - poesia bella-

con le tue poche parole messe in fila

come in processione

devota del senso di esistere,

concentrazione in un pugno di neonato,

non pensare al troppo, fai poco e piccolo

quasi sussurrato.

Le poesie non dovrebbero stare nei libri

ma sugli alberi. Maturare allo sguardo

dei passanti, migliorarsi con  l'ammirazione

che gli rimane addosso, essere usate

per la crescita interiore

come pane eucaristico

come gravidanza migliore.

Non tenetele al chiuso, fatele viaggiare

gettatele in mare, son fatte per veleggiare

arrivare lontano e nel profondo,

sono scavo, fondamenta e pilastro

per edificare il senso intero

sillaba dopo sillaba -credo- si può sfiorare il cielo.



###



C'è una poesia per ogni lingua,

quella della bocca, quella degli occhi,

una per le mani.

Perditi -parola- nel mio corpo

prendimi, non staccarti più da me sola -nel suono-

fammi te, sostanza del tuo esprimerti.

Apriti nel mio corpo

fammi quello che vuoi dire

insieme lo diremo meglio

saremo unite come l'eco, ci risponderemo

nell'aria giocando a risuonare.

Fammi strumento e corda, mano e vibrazione

suono e onda che la porta.

Risonanza pura, nel cavo del mio palmo

di questi pensieri d'aria con cui solco il foglio,

ti porto addosso poesia, non posso essere divisa da te,

sei la mia pelle, il mio pensare il mondo, il mio sguardo

diverso come di chi ha visto Dio passare

e non può più tacere e deve traboccare.





Giudizi



«Poesie appassionate, un lungo e intenso viaggio interiore, nuovi angoli di visuale per scandagliare realtà raccolte – e a volte nascoste –, spremerne tutta l’essenza per svelare il senso – e la forza – del loro esistere.» (Angela Caccia)



«Una raccolta a tratti disomogenea ma capace di improvvisi slanci di amore e ardori per l’epifania della parola, del “nome proprio” che si pronuncia con vulnerabile precisione e gratitudine e si riconosce carne in una vera relazione.» (Giorgio Casali)





opera 6^ CLASSIFICATA



Vite in viaggio di Marco Bottoni (Castelmassa, RO)




Marco Bottoni è nato il 30 Settembre 1958. Laureato in Medicina da 31 anni e scrittore dilettante da 15 afferma di fare il medico a tempo perso, e di non avere più molto tempo da perdere, data l’età. Scrive, citati in rigido ordine alfabetico: aforismi, certificati, curricula, dialoghi, lettere agli editori, liste della spesa, poesie, racconti, ricevute, romanzi, ricette, testi teatrali: cfr. Con il titolo in coda (Fara 2011) libro vincitore del Premio Martucci 2012 sez. Teatro. Più di qualche Editore non ha saputo resistere alla tentazione di pubblicare i suoi scritti, così che, incredibilmente, sempre più numerosi diventano, nel tempo, i suoi lettori. Ha vinto numerosi premi (nel 2014 il concorso Insanamente con il racconto Tratto da una storia vera, che ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica). Ha corso come tedoforo per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Torino 2006 nel Comune di Mira (VE). È inserito in varie antologie fra cui Il tempo del padre (Fara 2015). Suona la chitarra.



Io sono Adgoi Kidane





15° 49’ 14” N   38° 27’ 43” E

Altopiano sopra Keren, Eritrea

Marzo



È il vento

che squassa rami secchi nella notte

in cerca di capelli tuoi di donna

in cui giocare,

e si trascina dietro odor di pioggia

coi lampi di un lontano temporale.



Il vento

che questa notte

finalmente trova

lo spazio da colmare del suo grido

nella distanza

che si fa

di noi

più grande,



nel buio che ci avvolge

muti



e che ci prende.







15°46’40” N   38°27’03” E

Keren, Eritrea

Marzo



Io sono sole

sono

il cielo, sono

lunaestelle.



Sono mia madre

tutte le volte

che mi ha allattato al seno



sono



mio padre

dopo che lo hanno

ucciso

perché voleva andare a vivere lontano.



Sono mio figlio

dopo

che gli ho donato un sonno quieto, avvolto

in mani grandi

e calde

di carezze.



Sono l’amante

che incontri di nascosto in piena notte,

e sulle spalle

hai disegnati i graffi

che ti hanno fatto i rami, nella corsa



e ancora piove.



Io sono Adgoi Kidane

e sono il cielo

e pioggia quando piove:

leggero

com’è di quando pioggia

cade

lieve



e forte



com’è di quando forte

e grosso

e fitto



piove.





Giudizio



«Poesia che è sabbia rovente e brucia i pensieri e l’anima assetata. Versi come onde che accarezzano la pelle calda  e, nella furia silenziosa dei giorni, travolgono il cuore. Emozioni profonde e vere ricamate  sulla tela lacerata della vita.» (Emilia Dente)





opere 7^ CLASSIFICATE ex aequo



L’estremo rimedio di Alberto Trentin (Treviso)



AlbertoTrentin nasce nel 1979 a Treviso, dove tuttora risiede e lavora. È sposato. Ha studiato filosofia (a Venezia e Firenze, laureandosi ed addottorandosi su Giordano Bruno) e pedagogia a Firenze; studia psicologia e oltre a dedicarsi alla poesia scrive saltuariamente di letteratura.



LOLOLALIA UN’INTRODUZIONE



LA LINEA INCAUTA



Lo scialo del dire

che forza ogni memoria

dipende da una linea di storia

incauta. Non vale la voce che dice:

non vivi se non sai contenere,

se non domi

nella scorza dura del tempo avvenire

un re innominato dai mille cognomi.



In questa nostra oasi

i diari per rispetto quasi

conservano la tua giovinezza

scontata a rughe sul volto.

Il silenzio è risolto

dall’errore del labbro che attende

come madama dorè

l'ora del nero caffè.





IN CONTROLUCE



Insiste il vento e piega

i tronchi che si sporgono sulle case.

Fanno corona le piccole cimase

a veglia degli androni.



Tu sottovoce preghi che il vento scemi

che la maturità non stanchi

che la memoria scialba non affranchi

i tuoi saperi, i tuoi matemi.

           

A quell’immenso vocabolario

che il mondo ha detto

con la lingua in mezzo ai denti,

segue un sussurro: attenti!



Non possiamo dire: io non sapevo.

Nel calendario annoti ciò che sai.

Albo signanda lapillo:

il vero riposa tranquillo.







SERBORE DIOICO

Serbo in cuore un sogno d’alloro:

accudire le parole perdute,
modellarle e credere a loro
come se fossero cose vedute.
Ogni giorno così mi rincuoro:
non è come dire cose sapute.

Nel mio medioevo ci sono libri eterni.
Uno è avvolto dal primo momento
nel telo del bagno. È un bestiario.
Sul titolo un graffio che pare un accento.

Così decliniamo un plurale immaginario.

Giudizio



«Più che l’estremo rimedio del titolo, questa poesia cerca una strada per la propria lingua in una selva di aulicismi e di neologismi: si passa così dallo “scialo del dire” della lololalia iniziale al più pacificato luminismo finale, trovando una chiusura solo apparentemente barocca e in realtà quadratissima (“Sono il maglio che il tempo / usa rinchiuso in esilio”).» (Lorenzo Mari)





Settembre si raccoglie di Ernesta Galgano (Genova)




Medice, cura te ipsum! Dopo la pensione Ernesta Galgano ha ripreso a trascrivere in parole emozioni e sentimenti. È come distillare il cuore, togliere un po' del troppo forte. I venti impetuosi si attenuano in dolcezza. Scrivere dà coraggio e calma , spero anche a chi legge. Tra i riconoscimenti per racconti e poesie: Concorso Pubblica con noi 2013 (2^ classificata per raccolta poesie nel volume Scelte vincenti, Fara); Raccolta di testimonianza culturale e di fede di Strada in Casentino (AR) 2010-2011; Premio internazionale per MediciOmodei Zorini, Arona 2011; più concorsi per edizioni Tigullio-Bacherontius, S. Margherita ligure e per Sensoinverso edizioni; Concorso Nazionale A.J Cronin, Savona 2012-2013.



È BELLO SETTEMBRE



È bello Settembre.

Si raccoglie,

come d’uva matura,

il succo dell’anno.

Al mattino d’un tratto

il verde non è più uguale.

Un trucco d’ambra dorata

lo smorza appena.

Le foglie si colorano

di rosso, poi marrone

e tremolanti ballano

una danza di addio

sul picciolo fragile,

quasi pronto a staccarsi.

Cadranno poi,

ma adesso ancora

stanno in festa,

con abiti di lusso

e gioielli brillanti,

nati nella speranza

del sole di primavera

e maturati ad Agosto,

nel pieno sbocciare

di una ardente passione.

È bello Settembre,

se potesse durare!





EMOZIONE



Lascio decantare

l’emozione

che mi hai versato

da bere.

Poi brinderò a te

con l’altra gente.

Adesso non posso.

La mano trema

un poco,

la bocca parla

troppo,

gli occhi brillano.

E non ho ancora

bevuto.





ESISTI!



Cercato da sempre,

ad un tratto

ti ho visto.

Non conta adesso

dove stai,

con chi sei.

L’importante

è che esisti.

I sogni ora,

non più vuoti,

dissetano la vita.

L’avevano promesso

alla Speranza,

che se ne stava,

incredula,

in disparte



«Esempio di poesia naturalistica dal verso contratto. Contiene una didascalicità tipica dei temi che compenetrano una dimensione devozionale in senso ampio venata di rimpianto. è apprezzabile la costruzione di immagini lievemente sinestetiche che tratteggiano una dimensione condivisibile da parte del lettore.» (Edoardo Gazzoni)



Fara Editore

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