venerdì 3 dicembre 2010

APPUNTI PER UN AUTORITRATTO

di Alessandro Salvi

Da VIETATO FOTOGRAFARE IL CREPUSCOLO (2010, tuttora in fieri)
*
Tra un giocatore di pallacanestro
e un poeta, il cestino assume opposti
significati - non so se mi spiego.

Parlare di poesia in termini astratti è come parlare del sesso degli angeli, non porta a nessuna conclusione sensata. Si presume intanto che chi abbia scritto e pubblicato versi si sia preso almeno l'obbligo morale di aver letto una quantità considerevole di libri e autori, partendo innanzitutto da quelli considerati classici per giungere poi a quelli contemporanei e attuali. È il minimo da farsi, ma... ahimè, non sempre è così! Basta leggere i dati statistici secondo i quali oggi sembra ci sia un mondo di poeti incompresi ma guarda caso nessuno di loro, o ben pochi, legge poesie. Un fatto paradossale, nevvero? Ma intanto, aggiungo, nessuno se la sentirebbe tra i muscisti degni di questo nome, di impugnare un violino senza esercitarsi prima un bel po' e studiare le partiture di autori consolidati, e per di più sotto la guida di un maestro competente ed esigente. Ciò si è perso in poesia, e nelle scuole viene spiegata alla svelta, nei media è praticamente inesistente, al massimo
viene banalizzata e relegata ad attività desueta coltivata da personaggi assai poco raccomandabili, tutt'al più incapaci a vivere, degli inetti. Paradossale la condizione del poeta contemporaneo, dunque, marginalizzato dalla comunicazione di massa e privato di un pubblico che lo ascolti e gli faccia eco. Ma a guardare bene, risulta che nessuna epoca abbia partorito tanti poeti come la nostra, e ciò mette un po' d'inquietudine... Infatti, aggiungo, ogni paese c'ha il suo Omero, ogni condominio il proprio Virgilio, ogni bettola di provincia il Baudelaire di turno... Diceva Luis Buňuel nel1977:

"Cinquanta poeti sono una cosa meravigliosa.
Cinquecento ha quasi del fantastico.
Cinquantamila è un'inflazione!"

Queste parole introduttive per dire cosa? Per sottolineare intanto quanti luoghi comuni affollino l'immaginario collettivo in materia di poesia. E quanta ignoranza, soprattutto.

Cenni bio-bibliografici
Parlerò in prima persona e cercherò di illustrare in modo quanto più semplice e concreto la mia attività di scrittore. Certo, non ho detto poeta, perché la trovo una parola altisonante, quasi d'altri tempi, e poi anche perché la trovo riduttiva. Infatti scrivo recensioni, traduco dal croato all'italiano, presento autori su vari blog e riviste coi quali collaboro. Tutto ciò influisce su quanto vado scrivendo in proprio. E tanto per rendere nota questa mia attività elenco di seguito alcuni miei scritti. Ho scritto la prefazione di Scrigno di naufragio di Gaetano Benčić (un libretto contenente 11 poesie di Gaetano Benčić e 11 disegni in bianco e nero di Ugo Maffi).
Ho tradotto dal croato 21 poesie di Tomislav Marijan Bilosnić, per una mappa grafica illustrata dal pittore lodigiano Ugo Maffi, la quale dovrebbe uscire dalle stampe in questi giorni per la casa editrice Hefti di Milano. Ho curato la prefazione del catalogo della mostra personale dello scultore Andrija Milovan, avvenuta nel 2006-2007 a Rovigno. Tra l'altro lo stesso scultore ha creato una scultura che è poi apparsa nella copertina del mio libro d'esordio, fatta per l'occasione ed ispirata in seguito alla lettura del mio libro. Questo tanto per dire che esistono collaborazioni tra artisti di diversa provenienza.

Due tre parole riguardo
PIOVONO FORMICHE CARNIVORE E ALTRE INEZIE
Aletti editore, Villalba di Guidonia (RM), 2008.

Questo mio libro d'esordio è una congerie di umori e malumori, e raccoglie poesie scritte dal 1998 al 2008 circa. È percorso da svariati stili a volte contrastanti tra loro, suddiviso in tre sezioni: “Piovono formiche carnivore”, “La rana nel pozzo”, “Per non desistere”. La sezione “Piovono formiche carnivore” comprende un nutrito gruppo di poesie dove la variazione di registro è la cifra stilistica caratterizzante la silloge, in cui mescolo il colloquiale con richiami colti, il serio con i faceto. La sezione centrale, “La rana nel pozzo” è composta da brevi liriche tra l'haiku e l'epigramma, scritte con il solo intento di mettere alla prova una scrittura millimetrica, scarna. I miei componimenti mimano l'haiku, ma in verità oscillano, di volta in volta, tra l'estatica contemplazione  e l'epigramma, tra
l'aforisma e la sentenza, tra l'appunto e la freddura. Era mia intenzone vedere cosa sono capace di fare con una manciata di sillabe o poco più. Non so se si possano definire delle poesie haiku, non so se sono o meno delle poesie. E con i se non si arriva da nessuna parte. Perciò mi fermo qui, e lascio al lettore l'ultima sentenza. “Per non desistere” risale invece al 2007, ed è pensata già in partenza come parte conclusiva di un periodo, capitolo finale del libro, se così mi posso esprimere.
Più che libro costruito a tavolino secondo uno schema prestabilito di regole ed intenti si tratta di una retrospettiva, un tracciato di un percorso personale che con il passar del tempo si è evoluto. Il libro è praticamente abitato da più voci, quasi discordanti tra loro: da un tono libero, irruente e sfrontato, tocca quello paradossale passando attraverso quello raccolto e intimista per sfociare talvolta in vere e proprie invettive indirizzate perlopiù all'ipocrisia di tanti modi di fare tipici della società odierna.
In fondo si tratta di una scrittura ironica e surreale, in costante ricerca di sé, che fa largo uso di figure retoriche e di svariati espedienti ludolinguistici quasi fosse questo l'unico modo per soverchiare uno spleen insito nella lingua stessa. Mi attrae quel qualcosa di occulto nelle parole, quel che sta prima, prima del senso propriamente comune, la parentela nascosta, il legame insomma strettissimo tra suono e senso che col tempo scema ma la poesia di volta in volta rinnova.
È un segno, da me tracciato, del tragitto fin qui percorso, breve e greve excursus (non privo di intoppi e scivolate, sia ben chiaro), disomogeneo invero, dalle brusche virate aggiungo, ma da me lasciato così, e voluto così: grezzo, stralunato, selvaggia ode all'inosabile. Insomma, codesto libercolo rappresenta tutto questo con in sottofondo un ghigno. Anzi, potrei aggiungervi pure un sottotitolo: Ghigno e gogna del sottoscritto. Tutto qui.

Retrobottega di uno scriba

In poesia il come è altrettanto importante quanto il cosa si dice. Perciò l'espressione verbale viene scelta con cura, ogni parola viene soppesata, ogni costruzione sintattica viene limata affinché la pronuncia risulti quanto più precisa e potente. Diversi gli espedienti da me adottati nel corso di tutti questi anni, tra i quali pure, ma solo in alcuni casi, la scrittura automatica, cara ai surrealisti, poi pure la flânerie, quel girovagare senza meta, aspettando una scoperta, una coincidenza, un fatto casuale che metta in moto i recessi più profondi e nascosti della mente. Infine dopo un lungo periodo di ripensamenti e studi da autodidatta sono giunto alla rivalutazione della metrica, riesumando forme desunte dal vasto repertorio del passato. La metrica usata quale setaccio ideale
per carpire quella che molti chiamano ispirazione. Ma io sono convinto come altri che il poeta non inventi bensì scopra, sveli, riveli una realtà sommersa ai più. La disciplina formale inoltre aiuta l'artista ad arginare la logorrea creativa. Nel caso della rima, poi, la presenza di uno schema da rispettare è addirittura uno stimolo per l'ispirazione – se non concettuale, quantomeno lessicale.
Cito da Tiziano Scarpa, riguardo la metrica, alcune interessantissime osservazioni raccolte in un suo intervento opportunamente intitolato "Metrica Ostetrica". Tiziano Scarpa afferma: "Oggi il metro e la rima sono considerati catorci arrugginiti. Ma per secoli hanno permeato a tal punto la poesia da risultare inseparabili e quasi indistinguibili da essa. Il metro ci restituiva la cadenza fisica e intellettuale del respiro del poeta, la rima ci faceva entrare nella sua immaginazione verbale, rendendo percepibili gli echi che risuonavano nella sua fantasia, le rispondenze delle sue fissazioni”. La forma del sonetto che ho usato comprende sia quello petrarchesco che quello elisabettiano, poi quello acrostico nonché quello caudato, la quartina, lo stornello, l'ode oraziana, la sestina lirica... Ecco alcuni esempi tratti dal mio libretto d'esordio, che uscirà in una seconda edizione modificata
con traduzione in croato a fronte per conto della neonata casa editrice rovignese Apeiron:

ACROSTICO

Forse queste affilate stilettate A
offenderanno a morte i miei nemici. B
Tu invece dici che son sol stronzate A
triviali, solo banali artifici, B

inopportune e rabide trovate. A
Tu aggiungi: "… gli esiti poco felici". B
Io me ne infischio e mi diverto; state A
solo lontani con i vostri, strabici B (seppure imperfetta)

tra l'altro, sguardi. Mai perdonerai C
reo me stesso d'aver osato tale D
offensivo e violento affronto. Non E

nego d'aver esagerato; sai, C
zebedeo sei, oltreché stronzo. Vale D
ora aggiungere soltanto: "cuiòn!".* E

*Cuiòn nell'antico dialetto istrioto di Rovigno significa:
coglione, stupido, zebedeo.


AUTORITRATTO CON PIPPA
a Federica
Che malinconica notte m'aspetta
a casa mia mi trovo, sono solo,
sto cercando se c'ho 'na sigaretta
e una birra dopo l'altra mi scolo.

Afferro quanto di più personale
in mio possesso e mi scrollo di dosso
questo eccessivo peso, faccio sesso
con me medesimo: l'è naturale!

È il solo modo di sentirmi vivo:
scrivo, bevo, mi drogo, scopo, dormo...
se proprio devo, dormo tutto il giorno,
mi fo una pippa e dico ultimativo:

di questa solitudine mi adorno
e della compagnia di un bel film porno.

C'è un sonetto non rimato compreso nel mio libro Piovono formiche carnivore a altre inezie, che altro non è che un ricalco della canzone dei Depeche Mode Enjoy the silence. Una sorta di cover, per usare un termine prestato dal gergo musicale. Aggiungo che quando scrissi il suddetto sonetto di legno (per dirla alla Pablo Neruda) manco conoscevo il testo del brano in questione. Ho bisogno della musica come i rettili del sole. Non solo le letture ispirano la mia scrittura. Subisco svariate influenze, dalla musica che ascolto ai programmi televisivi che seguo (in una poesia alludo alla sit com Frasier), ai cibi che mangio, alle persone che frequento e via di questo passo. E tutto ciò sembra quasi una scusa per far cozzare temi solenni ed assoluti con mezzi poveri, quotidiani, di uso comune. Qualcosa come il Gozzano delle buone cose di pessimo gusto. Quello a cui ho maggiormente aspirato era da sempre scrivere una poesia svagata e profonda allo stesso tempo.
Forse la cosa più difficile. Un altro luogo comune anzi pregiudizio pressoché infondato è quello secondo il quale una poesia comico-realistica sia di minor spessore artistico di quella seria o patetica che sia. Ma non sempre è così e poi sono del parere che sia molto più difficile divertire il lettore che non intristirlo, e perciò aggiungo che una poesia sia satirica o comico-realistica o chiamatela come volete si avvalga pure di una chiara connotazione etica. Forse esagero ma io la vedo così sta cosa. Al dovere sociale contrappongo l'estetica contemplazione del mondo perlopiù espressa attraverso un linguaggio tramato di paradossi, nonsense, calembour, antitesi, puntando il dito sui limiti imposti dal linguaggio stesso, cercando i cortocircuiti semantici, gli anelli che non tengono, al fine di ridare senso al non-senso, cercando la bellezza.


Esperienza nella blogosfera, nel web e letture dal vivo

Ho pubblicato versi fuori da nicchie protette: in siti e riviste dove si trovano anche articoli, saggi, racconti, non soltanto poesie. Ho gettato le poesie in mezzo ad altri generi di discorsi, cercando ostinatamente la contaminazione tra diversi linguaggi e media. Ecco per esempio cosa mi sono inventato. Ho scritto una poesia intitolata Panegirico ironico ad alto tasso alcolico (chi si offende paga da bere) dove mescolo tra l'altro arcaismi con altri termini di provenienza bassa e colloquiale e poi dialettismi nonché forestierismi e storpiature, neologismi e via dicendo: parole e versi in croato, espressioni dialetto ciakavo, altre in dialetto istro-veneto. Poesia giocosa, ludoteca linguistica, palestra metrico-stilistica che svela una parte del mio retrobottega di scriba. Una descrizione insomma, tra l'ironico e il grottesco, un affresco comico realistico di una serata conviviale, una poesiola nata per scherzo in risposta a coloro che pretendono gli si dedichi una poesia. Una goliardata che mi ha però dato l'opportunità di usare termini che mai avrei pensato di
usare e che mi ha costretto a destreggiarmi in un tour de force metrico, sintattico e lessicale. La presente poesiola la postai su Facebook (il noto social network) e vi taggai le persone ivi citate.
Ecco un modo per divertire e divertirsi in maniera originale e contemporaneamente stimolare le sinapsi mantenendo in forma il linguaggio:

PANEGIRICO IRONICO AD ALTO TASSO ALCOLICO
(chi si offende paga da bere)

Giorno di festa ma nessuno pare
si diverta granché, si parla e beve
come tutti gli altri giorni e tra breve
Kanjo chiederà se c'ho da fumare.

Sicché mi annoio e allora - ecco - scrivo
questa ode che dedico a coloro
… insomma tutti quelli che, col loro
uman decoro, mi resero vivo.

Evito di guardare Kreki, il pazzo
se ne sta tutto solo lì nell'angolo
a monologare di Yin e Yang;
fuori di senno e privo d'imbarazzo.

Poche le donne ma è sempre così
in questo buco onusto di onanisti.
"A ča ćeš, tu dolaze vajka isti"
mi fa Domagoj e poi brinda: "Cin!".

Pujo non va a casa finché non tromba
- me lo dice - poi ordina una vodka;
per giungere al banco devi esser Bubka!
c'è troppa gente e in testa mi rimbomba.

Aron ordina un giro di Budweiser,
non c'ho più sigarette ed è già tardi;
qualcuno peta cinque, sei petardi;
 Čule pensoso invoca serio il Kaiser.

Teo qual giullare agguanta il proprio liuto
e si destreggia in note ed arabeschi
che tacciono i commenti animaleschi
di un tale che tracanna e sbraita bruto.

Edoardo "Merda" Maccone da Todi
più non impugna il pene come spada
ma la sua nobile presenza aggrada
colui il quale tesse le sue lodi.

Dopo l'ottava birra vado in bagno
e chi vi incontro intenti a pomiciare?
non lo dico, provate a indovinare!
Sotto l'orinatoio c'è uno stagno

di liquido fisiologico, puzza
ma non ci faccio troppo caso, piscio
e ogni tanto parlo e guardo di striscio
chi entra od esce; un sacco di gente ruzza.

L'architetto che tutti chiaman Vule
in tuta da ginnastica sorride;
un giorno costruirà una piramide
di lattine e bottiglie: nuova Thule.

C'è Tovàr, l'oste che beve Jack Daniel's
(ah quanti oceani d'alcool navigammo,
capitani di lungo corso…); mo'
Mindu mi guarda, fa: "Esgheneweins?".

"Ma no ti poool!" 'na voce tuona roca
che Tom Waits pare una voce bianca;
ci racconta una storia e… no non manca
quale ingrediente il sesso e tanta coca.

Di gente strana qui ce n'è a bizzeffe:
Tomo che parla dell'antica Roma,
'n altro raglia come bestia da soma…
Šisto ordina invece un'altra Leffe.

Damir, non occorre ve lo descriva,
è un ragazzo sveglio, uno che sa:
"Tamo gdje ima piva, tamo sam ja.
Tamo gdje sam ja - nema više piva!".

Giorgio Favilla è solo, come un corvo
appolaiato su quel separé;
… m'auguro gli sia dolce naufragare (STILEMA LEOPARDIANO verso finale de l'Infinito)
nel suo mare (ma perché è così torvo?).

Sì, fumo troppo ma mai abbastanza,
perché è così che mi mantengo in forma,
ma non vi dico qual è la mia norma
(se smetto di fumare metto panza).

E via di questo passo, un po' parliamo:
di droghe pesanti e donne leggiadre,
di microrganismi, di gazze ladre,
di pesci tonti che abboccano all'amo…

Vedo Iva e mi ricordo di Lucio,
seduta a un tavolo con Čufta, Jezza,
Catia, Marinko… C'è una vecchia grezza
sbronzatissima, assomiglia a Confucio.

Mentre mi accorgo di essere già alticcio
cerco un verso fissando il lampadario…
Spen-sie-ra-tez-za: ma che bel quinario!
Poi m'abbaglia un decolleté in cui m'impiccio…
......................................................................
......................................................................
......................................................................
......................................................................
......................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
.....................................................................
....................................................................
..................................................................
....................................................................
… il bar si sta sfollando e adesso cito
quel passo tratto dal vangelo: "gli ultimi
saranno…." al che, uno (chi?) fa: "'scoltime
dai, Sandro… xe meo che ti staghi sito".

La casa offre un altro giro, Mirko
ci porge della grappa e un po' mi pesa…
Alla ventiseiesima ripresa
steso al tappeto, crollo: KO.


Non sono un blogger, ma confesso di essermi trovato spesso a bazzicare i blog e le varie webzine sparse per la rete. Ciò mi ha dato pure l'opportunità di essere invitato il luglio di quest'anno a Fiume a un reading che aveva per tema La POESIA E LE NUOVE TECNOLOGIE, accanto a nomi di più consolidata fama come Sibila Petlevski, Gianmaria Nerli, Laura Marchig. Innanzitutto sottolineo che senza Internet difficilmente sarei riuscito a reperire libri, scoprire autori, ed infine addirittura conoscerne alcuni di persona. Ho trovato l'editore grazie alla rete virtuale. Sono un internauta curioso mosso dalla passione del neofita, ecco. Incuriosito in primis dalla vivacità di alcune agorà virtuali, dove a differenza di altri media la poesia viene trattata in ogni sua forma, da quella propriamente scritta a quella che guarda più all'oralità e al gesto performativo, per arrivare fino alla
videopoesia. Il motivo principale che mi ha spinto a pubblicare sul web, va detto, è dato dal fatto di vivere e operare in una posizione eccentrica, se non addirittura emarginata, dove mi riesce difficilissimo seguire quanto avviene in Italia attraverso la carta stampata. Senza elencare tutti i luoghi dove sono presente, con recensioni e poesie, suggerisco a chi lo voglia di digitare il mio nome e cognome in un motore di ricerca qualunque e vedere di persona il livello di suddetti spazi.
Dovendo rispondere al quesito perché ho scelto di pubblicare on-line, rispondo dicendo che ho guardato di apparire nei luoghi dove mi interessava esser letto, e commentato se possibile, da  persone che reputo oltretutto oneste nell'enunciare quel che pensa, non senza un po' di timore, lo devo ammettere. Molti sono i poeti, i critici o semplici appassionati di poesia che non si sono lasciati sfuggire le innumerevoli opportunità offerte da questo vasto mondo virtuale. Questo spazio democratico che annienta le distanze, smantella ogni censura, o quasi; permettendo lo svilupparsi di piazze di discussione aperte a qualsivoglia tipo di dialogo, e perché no, pure alle polemica. Benché caratterizzato da un'esasperata iperproliferazione dei contenuti che genera ahimè dispersività - per cui non è difficile perdersi in questo marasma indefinito, e dall'autoreferenzialità incipiente che gli è
propria, nonché pure da quel fenomeno che risponde al nome di cricca - questo vasto spazio permette se non altro di dare visibilità ad autori spesso snobbati dall'editoria. E non sto parlando soltanto di autori contemporanei.


Altre pubblicazioni imminenti

Prossimamente dovrebbe uscire dalle stampe I fori nel mare, una plaquette comprendente 5 poesie, per la En Avant Produzioni. Le considero schegge implose di tensione, caustiche invettive soffocate dall'amarezza.
Già pronto per la stampa, Santuario del transitorio è suddiviso in tre sezioni:
1 “Santuario del transitorio” (primo premio Istria Nobilissima 2010).
2 “Madrigali eroici” (inediti, a parte una: a un certo punto è venuta a mancare)
3 “Ladro di tamerici” (primo premio Istria Nobilissima 2008, apparsa su Panorama, La Battana; alcune poesie tratte dalla stessa silloge apparvero tradotte in macedone sulla rivista Sovremenost).
Il titolo, ossimorico, è composto da due parole che sembrano quasi una l'anagramma dell'altra. Un luogo sacro, dunque, un santuario dove si celebra il provvisorio, il precario. Non l'assoluto, l'astratto, l'eterno. Vedo la mia scrittura come discesa nel baratro, un inabissarsi al fine di scoprire la sorgente del mio vivere, alla ricerca delle radici del senso. Aggiungo che la mia scrittura è ricca di ossimori, antitesi ed altre figure retoriche caratterizzate dall'accostamento di parole dal significato opposto, nel tentativo di conciliare quasi gli opposti.

POESIA di Carmelo Bene
L'artista dà la coscienza del dolore. Nello stesso tempo approfitta del dolore, come Maldoror, e ne fa dell'arte, però risarcisce, perché ci mette in condizione di rivedere il nostro dolore. Ecco ciò che fa il poeta. (…) Perché poesia? Perché soltanto al poeta è dato vedere da un solo punto ciò che è visibile a due isolatamente. Artefice è colui che a ogni tappa nuova si sente sempre un apprendista: chi è continuamente dilaniato dalla scontentezza di sé. Soltanto i dilettanti sono sempre soddisfatti…
Il vero artista è sempre severo con se stesso, ignora presunzione e vanagloria…


Da I FORI NEL MARE

*
adesso prova a decodificare.
lesto lesto rileggi quanto scritto.
evita di giudicare alla svelta.
sferra il verso quasi fosse un'accetta.

scrivi di come stai scrivendo questo.
altro non ti interessa. non ti importa
niente di niente. eccetto il solo scrivere
di te. e di tutto quanto t'interessa.

ringhia se vuoi la tua rabbia repressa.
offendi. attacca. e cerca di correggere
sviste ed abbagli avvenuti per sbaglio.

abita l'attimo da sveglio. vivi.
limpido il tempo - sangue delle tue
vene - va e viene. scrivi ed abbi fede.

infine straccia tutto quel che hai scritto.


Da SANTUARIO DEL TRANSITORIO
Dalla sezione LADRO DI TAMERICI (2008)

*
prova a percorrere le mie parole
i polverosi sentieri cosparsi
di fonemi blasfemi ed altri sibili

ogni tanto ci trovi qualche lucciola
sdrucciola invero che nel buio luccica
amica… ride, si nasconde; ammicca…

sta a dirti che non tutto è come sembra:
ancora vale la pena sperare…


Dalla sezione SANTUARIO DEL TRANSITORIO (2010)

*
Del mondo ogni contorno rendi acuto
robusta e mesta serpe del pensiero
che t'intrufoli subdola nel mio
io più recondito.
Gomito a gomito con il delirio
e ai ferri corti con il quotidiano,
sei tu il pane che bene o male sfama.

*
La bianca quiete della neve innerva
nuova linfa all'inverno. Come pagine
- densi si formano ai nostri occhi - spazi
lisci e lividi contorni di fredda
impassibilità di sguardi. Gelido
il crepitare ovunque del silenzio.
Aspetto e osservo
la geometria impeccabile del gelo,
lo zelo del sidereo suo corteo:
algidi fiocchi di stupore nevicano.
Naufragò in alto mare e poi s'annegò il cielo.
Non una macchina, non un passante:
solo orme, immobili e precarie.
Bianchi gli istanti dove i passi luccicano
e le parole tacciono o raggelano.


Alessandro Salvi (1976, Pola) vive da sempre a Rovigno (Croazia). Sue poesie e testi di varia natura (poesie, recensioni, critiche, traduzioni…) sono apparsi sia su carta che web: Sovremenost (2/maggio 2009), La Battana, Panorama, La Voce del popolo, TELLUSfolio, Farapoesia, Neobar… Segnalato da Maurizio Cucchi su "Specchio" e "Tuttolibri" de La Stampa. Incluso nelle antologie: La ricognizione del dolore (2007), a cura di Pietro Pancamo e Il segreto delle fragole 2010 (2009), a cura di Elio Pecora e Luca Baldoni. Nel 2008 è uscito dalle stampe il suo libro di versi d'esordio Piovono formiche carnivore e altre inezie (Aletti editore). È detentore di due primi premi e di una menzione onorevole, per la poesia in lingua italiana, al concorso d'arte e cultura Istria Nobilissima. Prossimamente
dovrebbe uscire dalle stampe la plaquette I fori nel mare.

0 commenti: