cfr. www.faraeditore.it/html/eventi09.html#romagna
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

IN-CENSURATI
ENO' Wine Bar , via Roma 4
Taranto
Domenica 3 Maggio ore 19:00
Presentazione a cura di Aldo Perrone delle antologie poetiche:
Una piccola poesia, vol. II (Casa Editrice Kimerik)
Storie e versi (Fara Editore)
Ospiti della serata gli autori tarantini
presenti nelle due antologie.
Erminia Daeder, Alessandro Marti,
Rosalia D’Arcangelo, Gianni Cellamare,
Giuseppe D’Auria, Manuela Giacomelli,
Roberto Iannetti, Lucrezia Maggi,
Shambhu ( Roberto Signorella)
Reading di poesia a cura degli autori
Una piccola poesia Vol. II
Raccolta poetica corale ideata e curata da Lucrezia Maggi
(Casa Editrice Kimerik)
Può la poesia essere sollievo quando tutt’intorno ogni cosa appare ormai priva di colore?
Può la poesia contenere lo straripare emozionale delle nostre anime sature di urla troppo a lungo trattenute?
Una Piccola Poesia. Per i deboli, per gli affranti, per chi urla, per chi tace, per chi cerca risposte, per chi crede di averle trovate, per chi ama, per chi soffre. Per chi va ma, soprattutto, per chi resta…
… E i giorni e le vicende riemergono e la loro storia diventa verso, poema, aura densa e sublime. E così scorrono, sotto l’occhio del lettore, immagini, sequenze luoghi e azioni; proiezioni di anime sature di sentimenti, dolori e passioni.
"L’immediatezza della poesia sta nella sua freschezza di pensiero, nel suo ergersi semplice e nuda davanti agli uomini, come una ninfa non imbarazzata dagli sguardi, ma certa del suo messaggio di armonia.
In fondo, la funzione della poesia è quella di aprire a nuovi spazi inesplorati che, paradossalmente, spesso, sono i nostri spazi intimi."
(dalla postfazione di Gabriele D'Angeli)
«Ecco, “Una piccola poesia”, questa nostra seconda raccolta, amo immaginarla così: un’unica variopinta tela intessuta di “silenzi”… Mentre, tra le trame di essa, il tempo chiama a sommare tra “scalze parole”, un solitario vissuto.» (Lucrezia Maggi)
Dal 14 al 18 maggio , al Salone del libro di Torino
Nell'antologia sono pubblicati i testi di 22 poeti 8 dei quali tarantini
Storie e versi (Fara Editore)
Antologia del concorso Pubblica con noi 2008, antologia che raccoglie l’esito del concorso indetto, dalla casa editrice Fara di Rimini e che porta alla conoscenza del più vasto pubblico di lettori e radio ascoltatori (Radio Alma di Daniela Terrile) le poesie, le storie, i racconti di tanti autori dal racconto fantascientifico alla poesia d’amore, dal verso tornito e vigoroso alla novella di ambientazione storica, dai poemetti narrativi alle storie che mettono sagacemente alla berlina i rapporti interpersonali in questa nostra società apparentemente (veramente?) disgregata eppure consumisticamente omologata… una umanità che può trovare nella consapevolezza della sua crisi (e tutti gli autori qui presenti ne riverberano fra le righe o esplicitamente
i sintomi) le risorse necessarie a una rinascita etica ed estetica.
Per la sezione poesia sono state scelte per la pubblicazione le raccolte di Erminia Daeder, Stefano Leoni, Roberto Marino Masini, Sebastiano Adernò.Per la sezione racconto trovate le opere di Luigina Sgarro, Alessandra Carlini e Giuseppe Perciabosco.
A proposito della raccolta L’intrico e i serpenti di Erminia Daeder, Massimo Pasqualone nella sua postfazione scrive: “Nella raccolta sono dosate in modo sapiente le figure di suono e di significato, arricchita com’è da preziosi correlativi oggettivi di eliotiana memoria”.
Ogni verso è una provocazione all’inseguimento di una linfa che nasce dalla terra, dalla natura, dal sangue, e promana una forza negli eventi sul mare, nel vento, sull’ambiente,sulla umanità.
Il rancore sorge e si riversa nelle poesie contro “i serpenti” e contro “l’intrico” dell’esistenza. Versi scabri, nudi, arricchiti da una mano sapiente alla ricerca di una “fede”/ “ostia” d’immortalità.
Nei locali dell'Enò Wine Bar sarà esposta una selezione
di quadri dell'artista tarantina Seve Fontana
-Ingresso libero –
consumazione obbligatoria
www.caffeletterarioincensurati.wordpress.com
CASCINA MACONDO
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e POETICA HAIKU
Borgata Madonna della Rovere, 4 - 10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
tel. 011-9468397 - cell. 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com - www.cascinamacondo.com
BANDISCE
7° EDIZIONE - CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA
possono partecipare: autori di ogni nazionalità e di ogni età
partecipazione: GRATUITA
sezioni: individuale (autori singoli) - collettiva (scuole e area handicap)
quantità: massimo tre haiku classici INEDITI (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.
invio: solo attraverso la compilazione del modulo on line www.cascinamacondo.com (previa registrazione)
scadenza: 31 MAGGIO 2009
premiazione: domenica 22 NOVEMBRE 2009 a Cascina Macondo - cerimonia ufficiale
premi: 114 haiku classificati (57 sezione singola + 57 sezione collettiva) pubblicati in volume
1°- 2°- 3° PREMIO SEZIONE SINGOLA:
- preziosa ciotola Raku, attestato, libro degli haiku
- al PRIMO PREMIO anche un soggiorno di una settimana per 2 persone alle CINQUE TERRE ospiti in un villino del Villaggio La Francesca (Bonassola-La Spezia-Italia)
- al SECONDO PREMIO anche un soggiorno di una settimana per 2 persone presso la PENSIONE SIGNORINI (Castiglioncello-Livorno-Italia)
1°- 2°- 3° PREMIO SEZIONE COLLETTIVA:
- targa in ceramica Raku alla Scuola
- attestato e libro degli haiku all'alunno
- libro all'insegnante
AI PRIMI DIECI CLASSIFICATI DI OGNI SEZIONE ATTESTATO DI MERITO
nota 1: tutti gli haiku pervenuti sono visibili sul sito di cascina macondo
nota 2: il pubblico può votare gli haiku messi on line
(Il voto del pubblico è utile parametro di riferimento per dirimere i casi che hanno ottenuto parità di voto dalla giuria)
clicca qui per il bando completo IN 14 LINGUE (grazie per averlo stampato e appeso in qualche luogo)
http://my.cascinamacondo.com/site/bando.asp
giuria
Alessandra Gallo (scrittrice-poetessa-insegnante)
Annette Seimer (traduttrice)
Antonella Filippi (scrittrice-poetessa-Haijin)
Domenico Benedetto (fotografo)
Fabia Binci ( scrittrice-Haijin-insegnante)
Fabrizio Virgili (Haijin-insegnante)
Giorgio Gazzolo (Haijin)
Michele Bertolotto (web master-Haijin)
Pietro Tartamella (scrittore-poeta-Haijin-insegnante)
membri onorari della giuria
Ban'ya Natsuishi (Japan)
Danilo Manera (Italy)
David Cobb (UK)
Jim Kacian (USA)
Max Verhart (Holland)
Nico Orengo (Italy)
Visnja Mcmaster (Croatia)
Zinovy Vayman (Russia)
Sponsor e Patrocini
Regione Piemonte www.regione.piemonte.it
Comune di Riva Presso Chieri www.comune.rivapressochieri.to.it - Fondazione Italia-Giappone www.italiagiappone.it
Liceo Europeo Convitto Nazionale Umberto I www.cnuto.it/CNUTO/CNUTO/SitoPubblico/Sezioni/11
Villaggio La Francesca www.villaggilafrancesca.it - Pensione Signorini www.pensionesignorini.it
Cogest M&C-Business & Travel www.cogest.info - Edil.Dan.Pi. Costruzioni s.a.s www.edildanpi.it
Gruppo Piotto - Gruppo Haijin di Arenzano - Edizioni Angolo Manzoni www.angolo-manzoni.it
Deart Web Agency www.deart.org - Colombre Film www.colombre.it - Circolo dei Lettori www.circololettori.it
È in libreria il volume antologico “Renato Turci, poesie e testimonianze,” pag. 148, € 13,00, edito da Foschi Editore, C.so della Repubblica 144, 47100 Forlì, tel. 0543/370355
a cura di Davide Argnani e Raffaele Ferrario
L’opera, a cura di Davide Argnani e Raffaele Ferrario, è dedicata alla poesia e alla figura del poeta RENATO TURCI (Francese di nascita ma Romagnolo d’origine). Ecco di seguito un saggio sulla figura del personaggio e una breve antologia della sua poesia tratta dalle cinque raccolte inedite presentate nel volume “Renato Turci: Poesie e testimoninanze”, che comprende la presentazione del noto critico Pietro Civitareale e le relazioni degli studiosi e critici : Davide Argnani, Raffaele Ferrario, Pier Giovanni Fabbri, Gabriele Ghiandoni, Luigi Riceputi, Stefano Simoncelli, Sauro Spada, Giampaolo Chiarelli, Sante Pedrelli, Paolo Turroni e Marino Biondi.
Questo libro, dedicato al ricordo e ad alcune raccolte inedite di Renato Turci, è nato grazie all'idea e alla volontà dei curatori e degli amici (Pier Giovanni Fabbri, Gabriele Ghiandoni, Luigi Riceputi, Stefano Simoncelli, Sauro Spada e Gian Franco Fabbri in qualità di lettore) che aderirono e parteciparono, sabato 5 maggio 2007, quattro mesi dopo la sua scomparsa, all'«Omaggio a Renato Turci» presso la Libreria Mondadori di Cesena, in V.le Carducci 27, segnando l'ultimo incontro della rassegna "Momenti Letterari" che, insieme a Davide Argnani, Renato aveva animato fin dal primo incontro avvenuto sette anni prima, venerdì 8 novembre 2002.
Questa opera vuole anche significare la gratitudine per il rispetto e il riconoscimento intellettuale che la Libreria Mondatori di Cesena-Forlì, ha ritenuto di dedicare all'operosità e alla peculiarità culturale di Turci e alla sua appassionata dedizione di animatore culturale presso la Libreria stessa.
L’Autore, una biografia - Renato Turci - poeta e pittore - era nato a Longwy, in Francia, il 10 ottobre 1925 da emigrati cesenati e a Cesena è scomparso il 7 gennaio 2007. Ha abitato per diversi anni a Arles, in Provenza, e la sua formazione culturale era francese, mentre le sue prime aspirazioni artistiche erano rivolte verso le arti figurative. Risale al 1941 il suo trasferimento a Cesena dove vivrà per tutta la vita. Nel 1952, una sua prima raccolta inedita di poesie in lingua italiana, dedicate alla figlia appena nata, e alla moglie Anna, a Roma riceve il primo premio "Incontri della Gioventù" da una giuria composta da Giuseppe Ungaretti, Carlo Betocchi, Attilio Bertolucci, Adriano Grande ed Enrico Falqui (il libretto uscirà l'anno dopo con aggiunte e con il titolo: Lilia e altre poesie nelle edizioni Lega di Faenza). Nel frattempo e sino al 1981 è nella celebre Biblioteca Malatestiana della quale è stato vice direttore. Nel 1966, con la raccolta inedita Qualcosa di più, vince la prima edizione del "Premio Nazionale di poesia Roberto Gatti", la cui giuria contava Marino Moretti, Carlo Betocchi, Giuseppe Raimondi, Geno Pampaloni e Claudio Marabini. Nel 1970, insieme agli amici cesenati Cino Pedrelli e Bruno Pompili, ha fondato la rivista di varia cultura «Il Lettore di Provincia», che ha diretto fino alla sua scomparsa, edita da Longo di Ravenna. Nel 1973, per i tipi della Sindia editrice di Bari, ha pubblicato Cantone malo, una raccolta di brevi poemetti in prosa o schegge di romanzo che hanno per soggetto un antico quartiere di Cesena e i suoi abitanti. Nel 1974, per la Forum editrice di Forlì, esce, riveduta e ampliata, la raccolta Qualcosa di più, con introduzione di Giovanni Pacchiano. Ha tradotto opere di Jean Paulhan per le editrici Longo di Ravenna e Ripostes di Salerno-Roma. Nel 1996, presso le editrici cesenate, Il Vicolo e Il ponte Vecchio, associate per l'occasione, ha pubblicato Un quadrilatero letterario: Serra Vailati Paulhan Ungaretti, opera che si occupa delle postille lasciate da Renato Serra nel volume Scritti di Giovanni Vailati (1913). Per l'editrice Le Monnier ha curato nel 2001 le lettere di Serra alla giovane cesenate amata nel 1913: Lettere a Fides "saetta che ferisce e vola". Ha tradotto in francese i testi serriani Ringraziamento a una ballata di Paul Fort (1914) e Esame di coscienza di un letterato (1915) e in italiano i saggi paulhaniani Le clair et l'obscur et le don des langues. Inoltre, sempre come poeta, ha pubblicato Le coupable (Ed. Nuovo Ruolo, Forlì 1983), Prima ed ora (Il Lettore di Provincia, Longo, Ravenna 1983), I ritorni (Ed. Ripostes, Salerno-Roma 1993) e in una edizione riveduta e ampliata con testi inediti, a cura delle edizioni Il Vicolo di Cesena, nel 2006 è uscita la sua ultima opera Cantone Malo. Nel 1991, nelle edizioni Ripostes di Salerno, aveva pubblicato il saggio: Franco Ferrara. Per conoscere una poesia e un uomo (Ed. Ripostes, 1991). Numerosi critici hanno analizzato la sua poetica, fra i quali: Luciano Cherchi, Ernestina Pellegrini, Giovanni Pacchiano, Franco Verdi, Claudio Toscani e Pietro Civitareale. È stato collaboratore di varie riviste italiane e francesi, fra cui: «Potere Sociale», Cesena; «La Scrittura» diretta da Antonio Stango e Idolina Landolfi, Roma; «L’Ortica», Forlì; «Impegno 70» Mazara del Vallo, Trapani; «Cartapesta» Imola; e «Studi Romagnoli» di cui è stato, per vario tempo, animatore e responsabile dell’omonima Società… Come pittore la sua prima grande mostra personale fu allestita, a cura di Davide Argnani, al Centro Culturale «Nuovo Ruolo» di Forlì nel 1980 (dal 22 novembre al 7 dicembre), ottenendo gran successo di pubblico e di critica e poi due anni dopo presso la Galleria «Abbecedario» di Forlì, riscontrando altrettanto riconoscimento.
L' “ESPRIT DE GEOMETRIE” DI RENATO TURCI - dalla Presentazione di PIETRO CIVITAREALE
Questi inediti coprono un quarantennio della ricerca poetica di Renato Turci. Pertanto, tenendo conto della dislocazione editoriale delle sue pubblicazioni poetiche (fatta eccezione per la raccolta Lilia e altre poesie del 1954, che ne costituisce verosimilmente la preistoria), possono essere assunti a paradigma della evoluzione stilistica e tematica della sua poesia.
Ma se i testi di Immagini di Parigi (1964) possono richiamare quelli di Qualcosa di più (Forlì 1973) e quelli di Altro e diverso (senza data, ma probabilmente oltre il 1983) rimandano alle poesie di Ritorni (Salerno-Roma 1993) - mentre Poesie della primavera (1999), Poesie ultime (2001-2002) e Fogli con varianti e nervature (presumibilmente 2003-2005) non rientrano cronologicamente nella vicenda editoriale della sua poesia – in essi non troviamo indizi delle prose poetiche di Cantone malo (Bari 1973), che rappresentano, della sua esperienza poetica, il versante etico-civile e su cui verosimilmente ha lavorato tutta la vita, se ha sentito il bisogno di far seguire, all'edizione del 1973, una corposa sezione di inediti (Cesena 2006), proponendola persino con lo stesso titolo.
Di conseguenza un'esegesi, sia pure sintetica, della sua opera poetica risulterebbe non soltanto lacunosa, ma addirittura fuorviante, se non si mettessero sufficientemente a fuoco le qualità stilistiche e le implicazioni ideali e psicolinguistiche della poesia di Cantone malo, se non se ne definisse la collocazione nell'itinerario della sua ricerca poetica, senza trascurare ovviamente, per completezza del quadro critico, di accennare anche alle altre pubblicazioni…
… Nell'elegante semplicità della sua scrittura è contenuta per contrasto l'idea del molteplice dispersivo dell'esperienza. Un molteplice sempre ricondotto alla fluide, pascaliane ragioni del cuore, inteso come dimora-rifugio degli affetti familiari, ma anche come centro propulsivo, dove ci si raccoglie per contare le nostre forze e spendersi integralmente in un confronto con gli altri, con gli istituti convenzionali della società e i temi che essa impone, e dove un innegabile sentimento di pietas trova il modo di articolarsi in uno svolgimento che ha i connotati dell'accettazione e della consonanza. È un quadro di intensità comunionistica illuminato da una scansione ritmico-fonica che evoca il passo di Saba, di Cardarelli, di Sbarbaro, e generato, nella coscienza del dissidio esistente tra natura e storia, dal tentativo di una possibile conciliazione dell'esistenza dell'uomo con la realtà delle cose.
In tal senso, l'intensa colorazione intimista della sua poesia sostituisce, anche se non lo esclude del tutto, l'orfismo semantico della poesia novecentista; e questa fedeltà ai canoni poetici della tradizione prenovecentesca lo preserva dal pericolo di una accentuata introversione, evitando che riduca la realtà a frammenti sensibili. Ma, proprio per questo, la sua poesia è capace di risaltare come una partitura lucida e ferma, come un atto continuo e consapevole di conoscenza che va al di là delle suggestioni della moda, e ricondurci, nei suoi momenti assoluti, ad un sentimento intatto della vita, nella convinzione che il compito del poeta è quello di metterci di fronte alle cose ed agli eventi della storia senza spostamenti di luci o di prospettive, ma anche senza la tentazione o il rischio dell'assuefazione o della ovvietà.
RENATO TURCI
POESIE da: “IMMAGINI DI PARIGI” (1964)
IN PARIGI, LONTANI DA CASA
Ridendo mi dici nel collo
che molte parole, qui, sono somiglianti,
ma pronunciate in modo diverso,
con labbra più aggraziate.
Non sei mai stata così libera.
Chiaro ciò che intende
il tuo sorriso riflesso nello specchio.
Sei talmente diversa da quella
che va tutti i giorni in bottega a Porta Trova!
Potresti essere, come ti vedo ora,
un’orientale o una spagnola
di nome Anaïs, ed io chiamarmi Henry,
o altri, che in altri modi,
si ameranno in questa camera d’albergo,
lontano da tutti.
Già, non siamo più noi, forse gli attori
che recitano al Petit Théâtre, cui si voleva andare
questa sera,
e che certamente alloggeranno nel nostro Hôtel.
Mi avverti che dalla sigaretta
sta per cadermi addosso la cenere che pende.
Sei quasi in ordine,
ma penso che se tra un istante
metto via il giornale,
usciremo un’altra volta.
Da: ALTRO E DIVERSO (1988)
VERO NIENTE OPPURE VERO TUTTO?
I
A chi m’incontra
e mi chiede: «Come va?»,
rispondo sempre festoso: «Bene!»,
come vogliono la cortesia e la pace.
Tanto, nessuno mi vede dentro.
II
Davanti a porte e finestre,
bocche voci suoni e spintoni.
Passo senza fare rumore
nell’andare di tutti che partono
o tornano.
Se tutto finisse qui,
sarei un’interruzione degli accadimenti,
che spariscono nel nulla
come potrebbe essere.
da: “POESIE DELLA PRIMAVERA” - (1999)
1.L’ALBERO
Ad ogni autunno
disperdo foglie
e rami secchi,
come per morte.
Ma ad ogni primavera,
torno a ripropormi
nuovo.
7. TUTTO CHE SI SOGNAVA
Tutto che si sognava,
sarà,
magari dopo.
I muri non avranno porte
né finestre:
nemmeno il vetro servirà.
Saremo
dove si vuole essere,
chiari e puliti gli incontri,
nelle trasparenze.
da: “POESIE ULTIME” - (2001-2002)
1. Sono un modesto pellegrino.
Chi troverà nel passo consueto,
a chi mi consegnerà?
Io mendico,
per vie sconosciute,
miserrima cosa.
E non ho altro.
2. La terra è depauperata
dai troppi raccolti,
muta inodore e senza respiro,
solo zolle indurite e rovi
spinosi aggrovigliati e aspri.
Vero che il mondo
potrebbe finire così!
3. Nulla sorprende
quanto il nuovo
che ci giunge dalla vita
e non è poca cosa.
Da: “FOGLI” – (2002-2003?)
Le blanc souci de notre toile
Il bianco pensiero della nostra tela
Mallarmé, Salut (Salvezza)
Sur le vide papier que la blancheur défend
Sul vergine foglio che il bianco protegge
Mallarmé, Brise marine (Brezza marina)
I
Colpevole di scriverti
e di leggerti
due volte in errore
tre se apro il libro
quattro se mi copro
con le tue pagine
che accarezzo bianche
sino alle immagini.
II
Corro
oltre me stesso
per attendermi
punibile nella corsa
e sei tu
che mi vieni incontro
con in mano
le ultime carte in fiamme
del libro della fine.
III
Se ho amato troppo
ricompongo il disordine
rimetto sulla riga giusta
i segni della scompostezza.
Da ora in poi
una minuta grafia
disegnerà l’amata
del parlante ammutolito.
TESTIMONIANZE
DAVIDE ARGNANI: … Pensando al suo lavoro così appassionato e rigoroso di poeta e pittore, di studioso e ricercatore, soprattutto dell’opera di Renato Serra e del poeta francese Jean Paulhan, e della sua attenzione rivolta ai giovani e alla poesia dialettale non solo romagnola, si può dire che Renato Turci rappresenti uno degli ultimi intellettuali più attenti del Novecento italiano. Soprattutto ciò che conta è la sua Poesia che considero e che va considerata al pari di quella dei grandi Poeti del Novecento (Ungaretti, Montale, Betocchi con la sua profonda stima e lunga amicizia…) e anche, qui in Romagna, dopo Pascoli, insieme a quella di tanti altri suoi conterranei dei quali Renato ben ne conosceva l’opera: Tito Balestra, Walter Galli, Pietro e Sauro Spada, Sante Pedrelli, Cino Pedrelli, Nino Pedretti, Mario Cicognani, Pietro Cimatti, Ferruccio Benzoni, Adriano Guerrini, Augusto Frassineti, Elio Pagliarani. La sua poesia scaturisce da un linguaggio acceso, intenso, pensoso, con il privilegio del canto, della parola ritmata, come se la musica non fosse mai d’intralcio al verso calibrato e a volte duro che il poeta inventa e usa per sottolineare con forza le esigenze della coscienza e la bellezza del sentire o quella esistenziale degli accidenti di un «malcantone». …
RAFFAELE FERRARIO: … Ho apprezzato la tua poesia e la tua pittura, ti ho stimato come uomo, con interesse ascoltavo i tuoi racconti dove l’opera si fondeva con la vita e le fantasie assumevano forme umane. Ho amato le ore trascorse in soffitta, circondati dai libri, la tua misura trainata dal mio fuoco ed intere giornate a caccia dell’opera, noi due viaggiatori di versi e uniti da una provenienza comune.
Bocconi francesi, molto più che passatempi in mezzo alla miriade di testi che compattavano il tuo infinito circoscritto: la mansarda di un ordine vivo; lo spirito serriano, tuo incontro giovanile, di quelli che restano ed il tempo consolida; le visite degli avi; alcune scomode memorie; la tragedia che ti ha commosso e squarciato il respiro; il mio spleen di provincia inscatolato dentro piani a più livelli quanto il tuo mal del cantone.
PIER GIOVANNI FABBRI: … Ho conosciuto Renato ai primi del 1960. Mi parlava delle stesse cose di cui in seguito avrebbe parlato a tutti gli altri suoi nuovi amici, quelle persone con le quali ha voluto sempre comunicare il proprio mondo, ricevere in cambio quello dell’interlocutore mettendoli entrambi su un palcoscenico nel quale osservare disincantato le proprie e le altrui vite, indagate con tutti i mezzi possibili. È quanto si legge nella poesia Le parole: “Le parole ci attraversano / in noi fanno viaggio / come nel vetro la luce / e ci rendono trasparenti”. Istintivo e veramente connaturato in lui – ha osservato Marino Biondi – era il mezzo della poesia, come sarebbe stato in seguito quello della pittura, che portava sempre con sé grazie all’esperienza fatta nelle scuole francesi.
Renato mi parlava e ha sempre continuato a parlarmi della sua vita, dal tempo delle origini in Francia, all’arrivo in Italia ed in particolare delle persone che a Cesena conobbe e dalle quali ricevette aiuto. Quel tema è diventato in seguito il più amato, quello al quale si abbandonava nei momenti di intimità. Ho ritrovato lo stesso atteggiamento nella volontà con la quale Augusto Campana legava aspetti della propria vita privata e della propria famiglia con le vicende di una collettività che aveva ora dimensioni municipali ora nazionali.
GABRIELE GHIANDONI: … Ho conosciuto Renato Turci negli anni Ottanta quando Marco Ferri, Ercole Bellucci e io costruivamo l’almanacco di letteratura Cartolaria.
Andai a trovarlo nella sua casa di via Fornaci, immaginando di incontrare un giovane poeta, letterato e direttore de Il lettore di provincia. Vidi invece davanti a me un elegante signore di sessant’anni, distinto e sobrio, dai capelli già bianchi e un sorriso complice e compiacente.
Per prima cosa mi fece salire nel suo studio (un sottotetto dell’abitazione) per mostrarmi i suoi quadri dipinti a olio. Poi iniziammo a parlare di poesia, arte, politica come se fosse stato l’incontro di due vecchi amici; e amici presto lo diventammo nelle diverse occasioni che abbiamo avuto d’incontrarci (quasi sempre a Cesena; una volta a Longiano; mai a Fano). Renato mi chiese alcune notizie sul matrimonio di Fides Galbucci con un mio concittadino; notizie che utilizzò per la scrittura del suo libro Saetta che colpisce e vola dove parla dell’amore tra Renato Serra e la Galbucci. Fu questa una maniera virtuale per stare insieme a Fano.
LUIGI RICEPUTI: … Dentro la parola-traccia e guida del nostro discorso e rievocazione, dietro e dentro di essa c’è la cosa: la cosa non in sé, ma in noi, la nostra volontà cieca di vivere, e insieme di “morire di non morire” (uso qui la formula di un poeta familiare a Renato, Paul Eluard, anche lui francese): quel nostro “male oscuro” che ci grava sulle spalle, ci pesa come una croce, nostra e insieme estranea, fonte di una dialettica infinita tra colpa e innocenza, loro incrocio, ossimoro permanente come “Il colpevole innocente”, la poesia più emblematica della raccolta, di Le coupable, che il biglietto mondadoriano che ci ha convocati in questa sala riporta con un altro titolo, “Abilità del baro”: “La cattiva coscienza/viene da colpe/nascoste in gesti che dicono bene.//Il baro/con una mano dietro la schiena/mischia l’irreale nel reale”…
STEFANO SIMONCELLI: … Quando un poeta muore si porta via un po’ di noi. È accaduto anche con Renato Turci, è quello che accade ogni volta che un poeta che amiamo ci lascia per sempre.
Renato era un uomo estremamente mite, molto fine, molto educato, molto colto e generoso. Era un poeta vero e un uomo dotato della capacità ormai rara di ascoltare chi gli stava davanti, ascoltarlo veramente, con il cervello e con il cuore. Aveva una mente aperta e senza steccati, senza ombre e prevenzioni di qualsiasi genere. Amava la poesia e chi la scriveva, portava il massimo rispetto e aveva nei confronti del testo il massimo rigore.
SAURO SPADA: Io non parlerò assolutamente di poesia perché non è il mio mestiere. Parlerò, invece, di quando conobbi Renato.Era l'ottobre del '44. Alberto Sughi ed io fummo assunti all'ufficio Annonario, che era davanti al Caffè Guidazzi, in Piazza della Libertà, in un grande edificio, che poi è stato demolito, dove c'erano il Commissariato, la Posta e poi la sede della Timo. Lì era anche l'Ufficio Annonario, un camerone grande dove poteva succedere di tutto, tranne forse le cose normali.
Un giorno ci incontrammo e Renato mi raccontò di essere andato in Biblioteca Malatestiana. Ne era rimasto così colpito che espresse subito un grande desiderio: «Ah! Se potessi vivere qui dentro, che bella sarebbe la mia vita!».Questa fu la sua dichiarazione d'amore per la Malatestiana. Un sogno poi realizzato per la vita. Poi ognuno intraprese la propria strada senza però mai perderci di vista.
GIAMPAOLO CHIARELLI: … Di Renato Turci ammiravo la disponibilità ad ascoltarmi e la diligente calligrafia in lettere di carta intestata «Il Lettore di provincia», nelle quali mi comunicava il parere della redazione in risposta alle lettere con le quali proponevo le mie collaborazioni, tre o quattro in tutto. Era uno che, in quel suo lavoro di pubbliche relazioni, ci sapeva fare.
SANTE PEDRELLI: … Insieme al poeta di Longiano, Tito Balestra, Renato è stato l’amico generoso che più mi ha fatto sentire, con l’esempio del proprio lavoro, come e quando l’Arte e la Poesia siano materia che va trattata con il massimo impegno.
mi piace concludere questo mio breve intervento in ricordo di Renato con i versi di una sua poesia dal titolo «Lievitando», tratta dalla sua raccolta I Ritorni, che anni fa avevo tradotto nel mio dialetto di Longiano e che a Renato piacque tanto:
LIEVITANDO
In un silenzio senza tempo
ogni cosa diventata tranquilla
siamo leggeri e fluttuanti
come le nuvole.
Ti dirò, mostrandotene una:
“Voglio essere quella che giunge
ora, e tu?”.
Risponderai: “La mia
ancora non la vedi.”.
Saranno queste, lievitando,
le parole dove non occorre parlare
e quasi non si hanno pensieri.
(Renato Turci)
L’ALVÈDA
Int un zétt, du ch’u n’ esést e’ temp
e tot inquèl u s’è pasè,
a sèm alzir e balaròin
cumè dal nóvli.
A t’girò, te insgnét óna:
“A voi l’èss quèla ch’la sta
pr’avnéi, e tè?”
T’arspundarét: “La mì
incòura t’a n’la véi”.
E’ sarà quèsti, int e’ alvés,
al paróli du ch’u n’gn’è bsogn ad scòrr
e di pansir u n’s’n’ha guasi piò.
(Sante Pedrell)i
PAOLO TURRONI: … È difficile parlare di una persona, di uno scrittore che sia stato amico e maestro, allo stesso tempo. Questo era per me Renato Turci. Lo conobbi nel 1991, quando frequentavo il Liceo classico di Cesena. Ero incuriosito dal fatto che i miei genitori conoscessero un “poeta”. Questo perché i poeti che studiavo erano persone del passato, a volte un passato lontano migliaia di anni, come Omero, o i Lirici greci. Un poeta vivo e in piena attività, nella mia città, e addirittura amico dei miei genitori! Così lo andai a trovare, e gli chiesi se gli sarebbe piaciuto venire a scuola, per incontrare i miei compagni di classe. Lui accettò, e nel frattempo, mentre lui parlava di arte e letteratura, mi guardavo attorno. Ero per la prima volta in un luogo che molti cesenati - e non solo - hanno conosciuto benissimo, e che anche per me sarebbe diventato un “luogo dell’anima”. Il suo studio, al 19 di via Fornaci, era in cima ad una scala difficilissima, di legno, corta e ardua.
MARINO BIONDI: … Ero accanto alla salma di Alessandro Parronchi, il poeta fiorentino e critico d’arte, scomparso il giorno dell’Epifania, quando sono stato raggiunto da una telefonata di Daniele Gualdi, assessore alla cultura del Comune di Cesena, che mi annunciava commosso la morte di Renato Turci. La poesia subiva così un altro lutto e come Firenze era stata privata del suo ultimo grande lirico, così Cesena si trovava priva di un uomo che per la finezza della sensibilità e l’alta complessa qualità dell’intelletto la illuminava ormai da molti anni. Luce limpidissima quella di Renato, artefice in verso e in prosa fra i più rigorosi e felici della stagione recente. Acuminata e inflessibile la sua poetica come la sua etica di vita. Gli occhi dietro le lenti saettavano sguardi non tutti decifrabili, e mi sono rimasti quegli occhi nella riproduzione di un suo quadro che sta sulla soglia di un mio libro.
Renato mi intimidiva, lo sentivo per certi aspetti superiore alle altre voci del coro. Da dove veniva questa sensazione di essere davanti a un uomo che dell’arte era riuscito a fare una disciplina di vita, un costume dolce e altero, con un nucleo di personalità che, senza superbia, rimaneva distante dall’interlocutore? Credo che venisse per un verso dalla magia duplice delle sue lingue di elezione. Da quella ricchezza incomparabile di un francese succhiato col latte e perfezionato con gli autori di un Novecento supremo (Proust, Paulhan), e di un italiano imparato dalle scritture di Serra, prima letto che parlato e poi parlato e scritto con una rara perizia espressiva.
Aprile 29, 2009 in "Silenzi in forma di poesia", Poesia, Rassegna di poesia contemporanea, Reading, annunci, attualità | Tags: Direzione artistica e organizzativa di Bianca Madeccia, Silenzi in forma di poesia 2009

10 MAGGIO
POETI Matteo Fantuzzi, Annamaria Ferramosca, Leone D’Ambrosio, Marilena Renda, Tonino Vaan, Marina Pizzi, Caterina Vicino, Adriana Vitali Veronesi, Maria Armellino. ARTE IN TRANSITO happening di poesia, pittura e musica di Dale Zaccaria, Francesca De Angelis, Mario Romano (chitarra. CON LA COLLABORAZIONE DI Massimiliano Lanzidei di Anonima Scrittori DOVE Via della Mandolina, presso il bastione medievale detto “Torre Nuova”, ore 17.30, Sermoneta (LT), info: 347/1345391.

17 MAGGIO
POETI Giovanna Marmo, Michele Caccamo, Sara Davidovics, Mimmo Grasso e Davide Carnevale, Nina Maroccolo, Mauro Tiberi canta Dino Campana (voce e tamburo), Rita Pacilio in Jazz, Faraòn Meteosès, Luigi Pingitore. ARTE IN TRANSITO Angelo Tozzi (artista visivo). INTERFACCIA PERFORMATIVO T’ai Chi Ch’üan a cura di Luca Sperandio Murato (A.c.s.d. Asia). CON LA COLLABORAZIONE DI Roberto Ceccarini di Oboe Sommerso. DOVE Via della Mandolina, presso il bastione medievale detto “Torre Nuova”, ore 17.30, Sermoneta (LT), info: 347/1345391.

24 MAGGIO
POETI Maria Grazia Calandrone e Stefano Savi Scarponi, Lidia Riviello, Francesco Forlani, Andrea Breda Minello, Angelo Zabaglio e Marco Russo, Elmerindo Fiore, Sergio Zuccaro, Vincenzo Mastropirro e Antonino Maddonni, Roberto Ceccarini. ARTE IN TRANSITO Nicoletta Piazza (artista visiva). INTERFACCIA MUSICALE Vincenzo Mastropirro (flauto, voce, poesia), Antonino Maddonni (chitarra), Stefano Savi Scarponi (compositore) Marco Russo (tastiere). INTERFACCIA PERFORMATIVO T’ai Chi Ch’üan a cura di Luca Sperandio Murato (A.c.s.d. Asia). DOVE Via della Mandolina, presso il bastione medievale detto “Torre Nuova”, ore 17.30, Sermoneta (LT), info: 347/1345391.

A cura di BIANCA MADECCIA
e dell’Associazione culturale “ONDA DONNA”, info: 347/1345391.
“SILENZI IFDP” SU YOUTUBE

inEdition editrice, Bologna 2008, pp. 48, € 7
recensione di Sandra Di Vito
In una veste foscolianamente ridotta al minimo numerico di 18 componimenti è uscito Attese, preludio poetico di Francesco Piluso, giovane autore di Cosenza. Opera in limine tra passato, presente e futuro, tra memoria e sogno, lettura e scrittura, tra il buio dell'abisso e le promesse della luce, sembra già preannunciare, quasi un rito iniziatico, la stagione poetica che verrà. In questa esile ouverture traspare la sensibilità poetica e nello stesso tempo critica dell'autore, che pur consapevolmente sedotto dalla divina parola poetica, non cede fino in fondo al suo fascino, frenando l'impulso – che invece ottunde molta poesia contemporanea – all'autocompiacimento gratuito che porta spesso a pubblicare senza rigore e misura fiumi di parole traboccanti dall'anima in piena: «Intanto volutamente cedo/[so che non dovrei]/ al fascino della parola/ – è forse di Satana quella dell'uomo.»
Dovrebbe il poeta sciogliere le ambiguità del logos, ricondurlo al gioco linguistico primitivo «per ascoltare nei silenzi l'anima».
Come un ierofante in cerca del deus absconditus («Cerco Dio/ in una voce che non ha/ parole») il poeta ha raccolto qui i “vocalizzi” che la “mano sinistra” non è riuscita a cancellare.
Scavare abissi, selezionare, «scartare quelle parole che – come scrive Simone Weil – velano il modello», attendere la luce, piuttosto che cercarla narcisisticamente, diventa, quindi, un imperativo etico e poetico ineludibile, le vere armi di chi non la gloria poetica cerca, ma la luce.
La prima sezione del libro intitolata Aprile annuncia, anche foneticamente (con la prevalenza della sibilante), il tema dell'attesa, che dà il titolo al libro: «Cosa ci resta da pensare adesso/ che il sogno si è spento». Gettando un ponte tra scrittura e lettura la scelta del mese di aprile sembra contenere un'allusione al verso di Eliot: april is the cruellest month, l'incipit de La terra desolata; allusione per antitesi, perché qui aprile non è il mese della sepoltura dei morti, ma dell'attesa: «Continua a sperare e presto sarà luce». Nella seconda sezione del libro (intitolata Un titolo, una poesia) la poesia sembra officiata come un vero e proprio rito iniziatico, prima che il celebrante spicchi il volo nell'attesa dell'infinito: «nell'attesa che un colpo d'ali, un/ fremito di vento o un battito del cuore/ m'inizi finalmente al volo». Nella terza sezione Memoria (tre poesie dedicate al nonno), prevale il tema della separazione e dell'addio.
Aspettazione e adempimento si toccano nel sentimento della realtà che trionfa sui colori della scrittura (bianco e nero), sul tempo della memoria (la sera), e sull'attesa del sogno delle precedenti sezioni, nella suite finale del libro Presenza, dedicata a una presenza salvifica, non a caso femminile, principio di realtà per eccellenza: «Osmosi di vitalità,/ ami il giorno per la sua luce/ e la notte per la sua pace».
L'ultima sezione del libro lo suggella in un crescendo di vitalità, parola-chiave che dà il titolo alla prima lirica della sezione, in un'esplosione di colori, nel silenzio dell'anima, quando una parola di lei è una carezza dell'anima e il sorriso salva.
Hai nella gioia e nel colore del mondo
carpito il segreto dei giorni.
da ATTESE di Francesco Piluso
Pensiero in aprile
Cosa ci resta da pensare adesso
che l’ultimo sogno si è spento,
in polveri di libri e frammenti
di stelle ed altro, altro ancora.
Forse – se dubitare è lecito –
sopravvive soltanto un alito
di vento, così leggero da baciare
l’erba, così da accarezzare
la superficie dell’acqua,
mentre un sibilo mette
i brividi ai passi.
Continua a sperare e presto sarà luce.
Senso e misura
Nell’impudenza di Babele,
nell’oltraggio del volo d’Icaro,
nel viaggio senza fine di Odisseo,
nella iniqua discesa di Orfeo,
nel gesto incauto di Eva,
nell’estremo sacrificio di Abele
il senso e la misura dell’uomo.
Attesa
Non ti riconosci
nei miei occhi esitanti
ma cerchi ancora,
lontano dall’arrenderti,
di indugiare
nell’attesa ch’io ti riconosca...
Si é spenta nei tuoi occhi neri
la luce.
Luce
Come uomo incapace
di credere, mi assolvo
− ora che rivedo la luce −
per aver mancato alla promessa...
il voto fatto sull’orlo dell’abisso.
Prismi
Oltre l’orizzonte
dopo un lungo giorno d’estate
gocce di rugiada esplodono
appena oltre la pioggia
e il sole ne illumina ogni singolo prisma
nella tonalità dell’azzurro pastello del cielo.
Cuore
Ad ogni battito
ferma e riprende.
Vita che riluce
e fugge, tempo
che arde di sé
e svanisce.
Se parla Dio
Cerco il linguaggio di Dio
nella purezza di una voce
che non ha parole,
nel candore di un
vagito puerile,
nella disperata umanità
di un urlo livido di dolore,
nel frastuono dei silenzi d’anima.
Intanto volutamente cedo
[so che non dovrei]
al fascino della parola
− è forse di Satana quella dell’uomo −
ambigua e seducente
oscuro potere ed
infinita risorsa,
[so che dovrei]
smembrarla per guarirla,
sedurla affinché più
non seduca, ricondurre
a significante significato,
come i nomoteti dare i nomi
alle cose ed alle cose i nomi.
Cerco Dio
in una voce che non ha
parole.
1,2,3 e poi?
E poi ... seguiterò nel gioco fatuo
di aggiungere ad ogni numero
un numero nuovo, nell’inutile attesa
dell’infinito, o smetterò
di affidarmi alla logica matematica
per ascoltare nei silenzi l’anima,
nell’attesa che un colpo d’ali, un
fremito di vento o un battito del cuore
m’inizi finalmente al volo.

articolo pubblicato su “Solofra Oggi» del 4-4-09
su Antonio v., fra i tanti luoghi nel web, www.myspace.com/antodalessio
narrabilando.blogspot.com/2009/03/ad-antonio-dalessio.html
farapoesia.blogspot.com/2009/02/su-la-sede-dellestro-di-antonio.html
Leggere fa bene all’anima, agli occhi, alla lingua. Le poesie recitate ad alta voce danno il senso vero di quella parola “verbo” che abbiamo sentito sovente nella liturgia cristiana e in altre religioni. La raccolta di Gabriella Bianchi è la ricerca profonda del valore del “verbo” che diviene Poesia. La poetessa ha letto tanto, direi che il libro è stato il suo primo amante a dodici anni: “Leggevo Emily / e volavo al nord / fino alla casa / del reverendo Bronte” (pag. 73) e da allora non ha smesso di essere prigioniera di questo amore senza uguali: “Vivo tra boschi e libri / sapendo che i libri / sono figli dei boschi” (pag. 52).
Da questo amore è nata una poetessa che raccoglie lungo il suo cammino la trigonometria della composizione poetica: angoli di infanzia opposti ad angoli di violenza quotidiana vissuta in città; rette incamminate verso i meno abbienti e le risorse del pianeta opposte allo spreco della civiltà contemporanea: “Quando la generazione della play station / sarà matura” (pag.19); tangenti che intersecano universi di poesia appartenuti ad autori di grande rilievo e fatti propri generando la sostanza che lascia alla poetessa il diritto di affermare (“io resto nella trappola dei sogni / come una lepre, e scrivo sulla sabbia”, pag. 24).
Molteplici sono gli spunti di lettura e principalmente di riflessione. Tanti gli appigli a poeti che hanno segnato il Novecento non solo europeo: dall’amore per i gatti di Baudelaire, all’amore per l’umanità di Wislawa Szymborska nel suo discorso in occasione del Nobel per la poesia; dall’esule Sandro Penna, alla solitudine dell’imperatore Adriano. Proprio la solitudine, l’amore per la madre, hanno generato l’aratro che segna i solchi poetici di Bianchi: “Sento che posa una mano sulla spalla / materna e amica” (pag. 33), “dove la parola incide segni / come un rasoio / e la solitudine / ha forma di croce” (pag. 18).
Le certezze poetiche che trasmette questa raccolta sono nelle metafore, nel girotondo di chiuse poetiche che sanno di ninna nanna. Ma non è un piegarsi su sé stessi, anzi dai versi emerge una donna in tutta la sua bellezza interiore, priva di orpelli, sagace al punto giusto, ironica per difesa: “Il paradiso degli esuli è questo: / un cuore semplice (omissis) che racconta fiabe ai bambini / sotto una quercia amica” (pag. 16). Dove per bambini leggasi poeti, oggi più umiliati che mai dalle morti inutili, dalle guerre che durano anni ed anni, dai profughi senza vita lasciati nelle lande dei continenti; poeti che resistono come “gitani” di poveri condomini, senza la preoccupazione di essere sulle prime pagine dei quotidiani, nello specchio di Narciso che uccide i sogni dei bambini: la televisione.
Poetesse per scelta umana, dignitosamente umana: “Noi abbiamo tane minuscole / e disadorne / sia in vita che in morte” (pag. 80).
Aprile, 2009
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| Art. 1 Le Edizioni Fara bandiscono la VIII edizione del concorso Pubblica con noi. Due le sezioni a tema libero: sez. A. racconto o raccolta di brevi racconti inediti; sez B. silloge poetica inedita. Art. 2 Le opere dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2009 direttamente al nostro indirizzo elettronico info@faraeditore.it in un'unico file. Per info: 0541-22596. Art. 3 L'opera inviata (non più di una per autore) deve essere inedita (o comunque l'autore deve ancora detenerne i diritti; a tal fine l'autore deve dichiarare l'opera frutto della sua inventiva e di sua libera disponibilità) ed essere: per la sez A. tassativamente compresa fra un minimo di 10 cartelle (o 18.000 caratteri spazi inclusi) e un massimo di 25 cartelle (o 45.000 caratteri spazi inclusi); per la sez. B. comprendere un massimo di 30 poesie e non meno di 20 e non superare comunque il numero complessivo di 1200 versi (righe bianche incluse). Art. 4 È richiesta una tassa di lettura di € 25,00 da pagarsi al ricevimento dei libri: Colombe raggomitolate - Roulette balcanica - Messa a fuoco manuale, a cui alleghiamo bollettino di c/c postale (la tassa dà infatti diritto a ricevere i detti libri, solo in Italia e fino a esaurimento scorte). Art. 5 Il partecipante dovrà allegare o inserire nel messaggio di posta elettronica un breve curriculum vitae con dati anagrafici, indirizzo tradizionale, e-mail e recapito telefonico. Art. 6 Premi. I primi 3 classificati della sez A. e i primi 3 classificati della sez. B. verranno pubblicati congiuntamente in un libro a cura e a spese dell'editore, che si riserva gli interventi editoriali che riterrà opportuni. Gli autori pubblicati riceveranno 3 copie omaggio godendo dello sconto del 40% sulle altre copie della loro opera che volessero eventualmente acquistare (+ spese di spedizione). Art. 7 Ogni autore selezionato per la pubblicazione riceverà un accordo di edizione che gli lascia la libera disponibilità della sua opera previa citazione dell'edizione Fara. Non verrà dunque corrisposto alcun diritto d'autore. Art. 8 Il giudizio verrà operato insindacabilmente dall'editore ed eventualmente da giurati di sua fiducia. I risultati verranno comunicati ai partecipanti via posta elettronica (v. Art. 10). Art. 9 Qualora si ritenesse non soddisfacente la quantità e/o la qualità delle opere pervenute, la pubblicazione premio potrà non aver luogo. Art. 10 I risultati verranno comunicati ai partecipanti e agli organi di stampa presumibilmente entro il mese di giugno 2009 e saranno pubblicizzati nel nostro sito www.faraeditore.it e nel nostro bollettino culturale Faranews. Non è prevista una cerimonia di premiazione. Art. 11 La partecipazione al Concorso Pubblica con noi implica l'accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando. Art. 12 Ai sensi della legge 96/675 i partecipanti al concorso consentono a Fara Editore il trattamento dei dati personali per comunicazioni e delle loro opere secondo quanto previsto dal presente bando. Resta inteso che potranno in ogni momento richiedere di essere cancellati dalla nostra banca dati. |
Cari Amici,
mi è stato chiesto dalla Provincia di Macerata di intervenire ad EXPODONNA
il 3 maggio alle ore 17.00 presso il Centro fiere di Villa Potenza, attraverso
la testimonianza relativa alla mia vita "artistica". Ho aderito anche perchè
nello spazio di 30 minuti a mia disposizione potrò finalmente soddisfare
qualche curiosità circa la mia poetica e soprattutto spiegare (cosa che a
mio avviso non si può del tutto) cosa è per me la poesia e perchè ci sono
approdata.
Quindi non mi resta che invitarvi sperando di ritrovarvi quel pomeriggio.
A presto, Colomba
P.S. Trovate i dettagli nel depliant qui sopra


scheda del libro qui
Stefania Crozzoletti
Laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di ARTEMIS
in collaborazione con
LIBRERIA MONDADORI
Promuove una serata di
Lettura dei testi dei frequentanti
e di altri amici poeti
leggeranno
Stefano Guglielmin, Stefania Bortoli, Gianluigi Cannella, Ivana Cenci, Erika Crosara , Annamaria Ghirardello, Giordano Montanaro, Emiliano Giubbilini, Roberto Cogo, Alessandra Conte, Giovanni Turra Zan.
Venerdì 24 Aprile, ore 20,30
LIBRERIA MONDADORI
(Piazza Erbe 9/A - Vicenza)
siamo lieti di informarvi di queste due serate speciali:
venerdì 15 maggio a Mantova si esibiscono Andrea Garbin, Alexandra Petrova, Fabio Barcellandi, Alessandro Assiri e Jack Hirschman. Musiche di Marco Remondini.
e sabato 16 maggio a Montichiari (BS) Alessandro Assiri, Andrea Garbin, con la presentazione di LATTICE e Alexandra Petrova con SOLO ALBERI.
Musiche di Tamer Abdalla e Mariachiara Salvi.
Saranno comunque presenti Fabio Barcellandi e Jack Hirschman.
Su internet:
http://laconfraternitadelluva.wordpress.com
http://www.myspace.com/andreagarbin
http://www.myspace.com/fabiobarcellandi
http://www.myspace.com/galeter
http://www.myspace.com/caffemodi
http://www.galeter.it
http://lettereanessuno.splinder.com
http://www.casadellapoesia.org
http://it.wikipedia.org/wiki/Alexandra_Petrova
http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Hirschman
schede dei libri qui e qui
recensione di Arianna Torelli pubblicata in «Zerosette – settimanale di Parma»
La raccolta poetica di Stefania Crozzoletti reca il titolo Prima vita e, a leggerla attentamente, pagina dopo pagina, è veramente difficile da inseguire. Una vita maturata in un campo di grano disteso al sole e alla nebbia, dove il raccolto punge le mani del raccoglitore, anche il più esperto. Uso questa metafora per rendere, in sintesi, al lettore (a me stesso) più semplice accostarsi alla profonda mimesi esistenziale che soggiace nell’interno del corpus della raccolta: filosofia ricca di sana ironia, per non arrecare troppi danni all’anima, di fronte alla durezza della realtà.
Due sezioni poetiche: la prima con il tema/titolo “(Non sono un) Poeta”, la seconda con il titolo “Dall’alto e dal basso”. Nella prima sezione sono racchiuse le emozioni primitive della “bambina lieve” (pag. 39) che ha dovuto chiudere in un “macigno” (figura retorica della difesa, ripetuta in molte composizioni) le sue debolezze, il suo essere veramente donna; in favore dello schermo protettivo utilizzato in difesa di una società disattenta al valore degli occhi “dei bambini tristi” (pag. 59). Come sono belli e semplici questi versi che annunciano certezze ma il mondo degli umani non raccoglie! Il poeta, non poeta, è una vecchia pazza ammalata di amore verso sé e verso la Vita.
L’ironia regge i versi: li racconta, li enfatizza, li armonizza, li lega, in una musicalità di vivaldiana stagione eroica. C’è una sana coscienza di “disincanto” di fronte alla incommensurabile forza della conoscenza dell’esistenza nella sua ontologia. Non esiste pensiero poetico, non esiste poema che abbracci interamente il mondo delle “sognerie” (pag. 60). Lo dice, la Nostra, in questi versi: “mescoliamo frasi anima ironia / dolore rabbia comprensione / e dal vulcano facciamo uscire / una piccola perla” (pag. 33). Veramente è una piccola perla questa raccolta, per molti versi difficile da incastonare nel mosaico della poesia contemporanea, con le sue anafore e la grandezza di un verso giambico, irriverente verso la facile vita, la facile divinità, l’impossibile prosieguo senza “rintocchi laboriosi del travaglio”. Scrivere e riscrivere limando. Leggere e rileggere questi componimenti per avvicinarsi alla poetessa “isola” delle isole del mondo.
“A tutti mentirò dicendo / che il tempo mi vuole bene” (pag. 62).
Sono certo che è difficile raggiungere nella vita quest’armonia poetica che consente, a chi scrive, di avvicinarsi alla fine dell’esistenza: “gioco a briscola col nulla” (pag. 64). Onestà dei sentimenti: “e in silenzio disintegrarmi / insieme al macigno che ho dentro” (pag. 68).
Aprile, 2009
