mercoledì 31 ottobre 2007

…/faranews 95


Ottobre 2007
Editoriale: I vincitori di Pubblica con noi 2007 e non solo

Questo numero diffonde il risulati della VI edizione del nostro concorso dedicato a raccolte di poesie e racconti (i vincitori saranno pubblicati prossimamente in un volume collettaneo per i nostri tipi). Per dettagli, giudizi critici dei giurati (che ringraziamo per l'ottimo e competente lavoro svolto) e notizie sui vincitori rimandiamo alla pagina dedicata.
Ma questo numero vi offre anche le nuove intrusive e un po' caustiche poesie di Mary Leela Peverelli, una selezione della suggestiva raccolta Lampioni di Domenico Cipriano, alcune variazioni poetiche di Enrica Musio molto liberamente ispirate ad alcuni versi di Corrado Benigni, e una profonda introduzione alla lectio divina di padre Bernardo Maria Gianni.

(Sperando che le nostre comunicazioni siano per Lei interessanti, in ogni momento Le sarà possibile chiedere di essere cancellato dalla nostra mailing: basta rispondere UTILIZZANDO LO STESSO INDIRIZZO DI POSTA che volete venga cancellato, scrivendo in oggetto: CANCELLAMI.)

Poesia di strada a Belforte 1-11 nov

News da Guido Monti

Con il suo Millenario inverno Guido Monti è tra i finalisti del premio Città di Orta S. Giulio 2007.
Inoltre mi scrive: «ho recensito franco loi con voci d'osteria sul web sul sito di gianfranco fabbri costruzione del verso non so se lo conosci
mi piacerebbe che tu e tutti coloro che sono interessati dessero un'occhiata»

Ovviamente il blog di Gianfranco lo conosco e ci si trovano parecchie cose interessanti, come quest'ultima di Monti.

Metafore tra poesia e teatro a Solofra nov-dic




“METAFORE” (performance tra poesia e teatro)

(a cura di Raffaele Barbieri, Domenico Cipriano, Enzo Marangelo)



Conferenza Stampa della rassegna di poesia e teatro: METAFORE
presso l’Azienda Agrituristica “TERRANOVA” di SOLOFRA (loc. Terranova – S. Agata irpina)

Sabato 3 novembre alle ore 11,00

Intervengono:
Gennaro Iannarone (già Presidente del Teatro Gesualdo)
Paolino Marotta (Dirigente scolastico)
Michele Vignola (vice-sindaco e ass. alla cultura Comune di Solofra)
Raffaele Barbieri (poeta, curatore rassegna Metafore)
Domenico Cipriano (poeta, curatore rassegna Metafore)
Enzo Marangelo (attore, curatore rassegna Metafore)
Maria Buonanno (Az. Agrituristica Terranova)

Modera: Stefania Marotti (giornalista de Il Mattino)

Questa nuova iniziativa di qualificato spessore culturale ha principalmente lo scopo di creare occasioni d’incontro e confronto sulla poesia di oggi, attraverso letture e rappresentazioni sceniche, veicolando la poesia e il lavoro dei poeti presso un pubblico eterogeneo a volte fuori dai circuiti usuali della letteratura.

Sono stati coinvolti molti autorevoli poeti campani, senza tralasciare la presenza di alcuni poeti irpini, inoltre sono state programmate delle rappresentazioni sceniche della poesia italiana ampiamente documentata, come l’omaggio ad Umberto Saba per i cinquant’anni della sua morte.

Per noi è importante la sua presenza anche per sostenerci in questa iniziativa che non si avvale di nessun contributo pubblico, pur offrendo la qualità dei contenuti culturali come dato caratteristico e imprescindibile.

Al termine saremo lieti di ospitarla per una degustazione dei prodotti tipici dell’Azienda Agrituristica TERRANOVA. È gradito un cenno di adesione per una migliore e puntuale accoglienza,

Maria Buonanno (Azienda Agrituristica Terranova)
Raffaele Barbieri, Domenico Cipriano, Enzo Marangelo (curatori della rassegna METAFORE)

info e contatti: prenotazione@agriterranova.it, tel./fax 0825 534235, cell. 346 8711020 (Maria Buonanno)

oppure: stradepoesia@yahoo.it / cell. 348 9229929 (Domenico Cipriano)

come raggiungerci:

USCITA SOLOFRA: c’è una rotonda, imboccare la seconda strada da destra, proseguire per 300 mt. e si trova una curva verso destra. Tenendo sempre la destra si passa al fianco del cimitero, dopo 200 metri c’è un incrocio. Girando a sinistra si prosegue per 1800 metri e sulla destra si trova una stradina brecciata in salita che porta all’agriturismo a 20 metri.

In allegato la Locandina con il programma della manifestazione (cliccare per ingrandirla)

9 novembre, venerdì, ore 21,00

Ricorrenze: Umberto Saba (1957-2007)
Introduce Pietro Pelosi
Letture a cura della Compagnia Hypokrites Teatro Studio

16 novembre, venerdì, ore 21,00
Stefania Buonofiglio, Gaetano Calabrese, Vincenzo D’alessio, Francesco Filia, Vincenzo M. Frungillo, Pietro Pelosi, Tina Rigione

23 novembre, venerdì, ore 21,00
Enrico Fagnano, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Giuseppe Vetromile, Ciro Vitiello, Rosaria Zizzo

30 novembre, venerdì, ore 21,00
Cosimo Caputo, Stelvio Di Spigno, Antonietta Gnerre, Giuseppe Napolitano, Felice Piemontese, Francesco M. Tipaldi



7 dicembre, venerdì, ore 21,00
Alessandro Carandente, Antonio Cuccurullo, Gian Battista Nazzaro, Gerardo Pedicini, Rossella Tempesta, Raffaele Urraro, Vanina Zaccaria

14 dicembre, venerdì, ore 21,00

Passaggi Invisibili
Voce e ambientazione di Enzo Marangelo
Poesie di Raffaele Barbieri e Domenico Cipriano

Chiude le serate “il diario di bordo” di Luigi Grosso

tutti gli incontri si avranno presso

Agriturismo Terranova
Loc. Terranova – S. Agata Irpina
Solofra (Av)

ingresso libero

martedì 30 ottobre 2007

Video sui poeti a Pozzolo (giugno 2007)


Cari amici, poeti ed operatori,

vi giro il link al sito di Gianmario Lucini, POIEIN, che contiene molti filmati della giornata di Pozzolo girati direttamente da lui.

www.poiein.it/pozzolo/pozzolo.htm

Intanto, siamo in Tipografia con il volume degli Atti e stiamo organizzando la II edizione, su due giorni, presso il nuovissimo Palazzetto dello sport - un enorme spazio che useremo sia per gli stand che per gli eventi, in modo da non frammentare pubblico e interesse. Inoltre, la nuova sistemazione vanta anche un servizio bar e altro.

Mauro Ferrari

Vincitori Premio Giorgi 2007

I sei vincitori del premio “Renato Giorgi” 2007
Premiazione sabato 3 novembre 2007 nell’ambito di Tartufesta

La tredicesima edizione del premio nazionale di poesia “Renato Giorgi” 2007 ha ribadito la sua attitudine nazionale premiando, per le due sezioni in cui è diviso, sei autori provenienti da ogni parte d’Italia con una preponderanza femminile che rappresenta anch’essa un tratto distintivo di questo premio nelle sue ultime edizioni.

Nella Sezione A – da sempre dedicata alla selezione di sillogi inedite di poesia – è risultata vincitrice Antonella Pizzo. La Pizzo opera da Ragusa, sua residenza abituale e la sua vittoria sembra un po’ bissare quella del 2005, quando a vincere il “Giorgi” fu la catanese Maria Gabriella Canfarelli: un’altra poetessa siciliana, sintomo di un fermento per quanto riguarda la scrittura poetica che in quell’isola ha una radice profonda. Come da tradizione del “Giorgi”, il premio consiste nella pubblicazione in volume della silloge vincitrice. La pubblicazione è curata dalle edizioni “Le Voci della Luna”, giovane costola del Circolo culturale di Sasso Marconi che nel giro di due anni ha già raccolto ottimi riconoscimenti a livello nazionale. Come tradizione, 100 copie del volume verranno consegnate all’autore come segno tangibile della sua vittoria. La restante tiratura verrà distribuita e promossa mediante i tradizionali canali dell’editoria.
Da tutt’altra parte d’Italia proviene Iole Toini, precisamente dalla provincia di Bergamo. Come la Pizzo anche la Toini, piazzatasi al terzo posto in questa sezione, ha al suo attivo una consistente produzione letteraria di grande qualità. Ma anche per l’Emilia-Romagna non mancano le soddisfazioni, visto che il secondo posto della Sezione A è appannaggio di Giorgio Bonacini. Questo autore di grande esperienza ed invidiabile curriculum letterario, attivo da Correggio, cittadina resa famosa anche per essere stata la terra natale di Pier Vittorio Tondelli e di Ligabue, è l’unico uomo fra i sei premiati di quest’anno. Segnalati: Matteo Clò (Bologna), Nadia Minarelli (Anzola Emilia) e Maria Luisa Daniele Toffanin (Selvazzano).
Diciamo questo perché nella Sezione B “Cantiere” – così denominata perché ogni autore presenta un numero ristretto di testi in rappresentanza di un lavoro ancora tutto in fieri – la presenza femminile si fa totale. A vincere troviamo la goriziana Elisa Putin, che con i suoi versi discorsivi e musicali appare impegnata a costruire un ordine, a sperimentare una tecnica di protezione e difesa del proprio Io, mentre al secondo e al terzo posto si piazzano rispettivamente due autrici romane: Annamaria Ferramosca (dal ricco curriculum di pubblicazioni e premi ricevuti) e Carolina Siciliani (ancora inedita) estremamente diverse per stili se non anche per contenuti. Segnalati: Marta Niero (Venezia), Riccardo Melotti (Bologna), Silvia Monti (Monza) e Giuseppe Vetromile (Napoli).
Per quanto riguarda esperienza ed età dei vincitori, i giurati del premio “Giorgi” 2007 hanno perseguito inconsapevolmente (i testi vengono letti senza che si conoscano gli autori e i loro curriculum) nelle selezioni la strada dell’esperienza e di una forte maturità artistica. Nella Sezione A i vincitori oscillano tra i quaranta e i cinquant’anni e presentano tutti una bibliografia densa di titoli per case editrici di una certa rilevanza.
Nella Sezione B il ventaglio dell’età si fa ancora più ampio spaziando dai trentacinque ai sessant’anni così come il bagaglio di esperienze nel campo delle pubblicazioni.

Sabato 3 novembre, nel Teatro comunale “G. Marconi” di Sasso Marconi (piazza Martiri) alle ore 19.30 avrà luogo la cerimonia di premiazione. Saranno presenti l’Assessore alla cultura del Comune di Sasso Marconi, Adriano Dallea, e i membri della giuria composta dai poeti Gregorio Scalise, Fabrizio Bianchi, Mara Cini, Ivan Fedeli e Giovanna Passigato. Dopo la premiazione del “Renato Giorgi” 2007 sarà possibile assistere allo spettacolo, Il Signor G e le sue storie. Ingresso gratuito.

Info premio “Renato Giorgi” XIII edizione 347 5124366/3494295503


Brevi cenni sul Premio

Il premio “Giorgi” nasce a Sasso Marconi e nel corso degli anni ha visto aumentare l’attenzione riservatagli da poeti e critici di tutta Italia. Soprattutto per il suo essere indirizzato esclusivamente alla poesia inedita, quindi con un valore di termometro delle tendenze della poesia italiana. Il Premio, dedicato alla memoria di Renato Giorgi, composita figura di partigiano, scrittore e uomo politico, è realizzato con il contributo dall’amministrazione di Sasso Marconi e organizzato dal locale Circolo culturale “Le Voci della Luna” (oggi anche casa editrice) con la partecipazione della Provincia di Bologna e di Arci Bologna.


Come avviene la selezione della silloge

La selezione della silloge avviene attraverso il lavoro di una giuria che resta rigorosamente anonima ai partecipanti fino alla chiusura delle operazioni di voto. La giuria è composta da cinque esperti del settore che esprimono i loro pareri in modo autonomo li uni dagli altri, così da permettere una disanima il più possibile neutrale sulle opere a loro pervenute. Le opere inoltre vengono rese anonime dalla segreteria del Premio, in modo che i giurati siano il meno influenzati possibile dalla conoscenza dei vari partecipanti.
Durante la riunione di giuria, i cinque esperti esprimono i loro pareri e li mettono a confronto attraverso una discussione collegiale.



I libri del premio internazionale di poesia “Renato Giorgi”
ALBO D’ORO

A partire dal nuovo secolo l’organizzazione del premio “Renato Giorgi” ha deciso di premiare il vincitore della sezione principale, dedicata alla silloge inedita di poesie, con la pubblicazione in libro della raccolta. Il libro viene distribuito attraverso i consueti canali librari e ai critici letterari, ma cinquanta copie (oggi cento) sono offerte al poeta vincitore come riconoscimento fattivo del suo lavoro.
Il primo vincitore del premio “Renato Giorgi” a ottenere la pubblicazione è stato nel 2000 Ivan Fedeli, di Ornago (Mi), con la raccolta Abiti comuni. Nel 2001 è toccato a Paolo Arzuffi, di Zanica (Bg), con Solitudini possibili, mentre nel 2002 è stata una donna, Paola F. Febbraio di Roma, a vincere con la raccolta La rivoluzione è solo della terra. L’anno successivo un altro romano, Marco Giovenale, si aggiudica il “Giorgi” con la silloge Il segno meno. La notorietà del Premio si allarga a mano a mano per tutta la penisola italiana e porta la vittoria nel 2004 al teramano Raymond André con Le vetrate di Saint Denis, mentre nel 2005 tocca alla siciliana Maria L. Canfarelli, autrice di Zona di ascolto.
Con la dodicesima edizione del premio “Renato Giorgi” irrompe il NordEst, precisamente Caorle, dove è nato il vincitore Elio Talon che con la sua silloge Sideralia offre una interessante commistione linguistica fra dialetto veneto e italiano.

Nuovi poeti su figlidienneenne

Sono stati aggiunti nuovi file audio sul sito www.figlidienneenne.it

poesia:
- Fabiano Alborghetti
- Alessandro Ansuini
- Lorenzo Mari
- Silvia Molesini

fateci un salto e fate girare la voce
un saluto e buon lavoro
daniele ed andrea

Ho parlato con le finestre

nuova di Giovanni Aiello qui

lunedì 29 ottobre 2007

Premiati dal Sant’Elia Fiumerapido



Renato Greco, Valentino Ronchi, Francesco Franceschini
premiati a Sant’Elia Fiumerapido

Serata di cultura, con la presenza di poeti scrittori e autorità, oltre che di uno scelto pubblico, sabato 27 ottobre 2007, a Sant’Elia Fiumerapido (FR), per la manifestazione conclusiva conclusiva della decima edizione del Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Elia Fiumerapido”.
Vince il poeta Renato Greco, di Modugno (BA), secondo premio a Valentino Ronchi di Milano, terzo premio a Francesco Franceschini di Terni.
Finalisti: Roberto Borghetti - Ancona, Giovanni Bottaro - Molino del Pallone (BO), Vincenzo Calò - Francavilla Fontana (BR), Lisa Carducci - Pechino (Cina), Domenico Corvaglia - Alliste (LE), Leone D’Ambrosio - Latina, Francesca Di Quilio - Roma, Emilia Fragomeni - Genova, Mariella Larenza - Caserta, Maria Chiara Mattacchione - Atina (FR), Ivano Mugnaini - Massarosa (LU), Camilla Panichi - Colle di Val d’Elsa (SI), Gianni Rescigno - S. Maria di Castellabate (SA), Valeria Serofilli - Pontasserchio di S. Giuliano Terme (PI).
Giuria composta da Amerigo Iannacone (Presidente), Carmine Brancaccio, Paolo De Paolis, Ida Di Ianni, Graziuccio Di Traglia, Valerio Magrelli.
Ha aperto la serata un breve saluto dell’Assessore alla Cultura Antonio Trelle, dopo di che ha parlato Paolo De Paolis, Prorettore dell’Università degli Studi di Cassino, che ha accennato all’importanza che ha assunto il Premio nel corso degli anni e il ru9olo dell’Università di Cassino che è stata la prima a dare una laurea honoris causa a Giuseppe Bonaviri, cui è andato il premio alla carriera. Ha quindi preso la parola Amerigo Iannacone, Presidente della Giuria, che tra l’altro ha rilevato la folta presenza di giovani fra i partecipanti, il che sfata il luogo comune secondo il quale i giovani sarebbero insensibili all’arte e alla poesia e ha presentato brevemente i vincitori.
Sono stati consegnati i premi ai finalisti e ai vincitori, che hanno letto le loro poesie, dopo di che il poeta Valerio Magrelli ha illustrato la figura dello scrittore Giuseppe Bonaviri.
Ha concluso, dopo un saluto dei poeti Giuseppe Napolitano e Gerardo Vacano, che erano fra il pubblico, il Sindaco di Sant’Elia, Dott. Fabio Violi.
Nato nel 1998, il Premio è andato crescendo negli anni sia per numero di partecipanti, sia in qualità, sia nell’immagine di serietà e nell’eco che ha avuto nella stampa. Nel corso di un decennio ha visto avvicendarsi poeti come Francesco Fiumara, Giuseppe Napolitano, Paolo Ruffilli, Giuseppe Vetromile, Gerardo Vacana, Benito Sablone, Umberto Vicaretti, Fryda Rota, Giovanna Bono Marchetti e, quest’anno, Renato Greco.
Il premio alla carriera, istituito nel 2005 è andato finora a Luciano Luisi, Pasquale Maffeo, Giuseppe Bonaviri.

Amerigo Iannacone

Visitate il blog:
http://amerigoiannacone.wordpress.com/

IL SEGRETO DELLE FRAGOLE 2008 a Lugano 24-11


Invito alla presentazione di

IL SEGRETO DELLE FRAGOLE 2008 (LietoColle Editore)
24 novembre 2007 ore 17.30
“Sala degli Specchi”, Villa Ciani - Lugano


alla presentazione interverranno:

L’On. Avv. Giovanna Masoni Brenni, Dicastero Cultura Città di Lugano

l’Editore Michelangelo Camelliti

I curatori, Giampiero Neri e Fabiano Alborghetti

Alberto Nessi

Fabio Pusterla: «Giochi senza frontiere»

Gilberto Isella: «LietoColle ed i poeti Svizzeri»

I poeti Svizzeri inclusi per una breve lettura


Coordinamento a cura di Diana Battaggia


Seguirà rinfresco

Sponsor della manifestazione: Grand Hotel Villa Castagnola, Lugano (www.villacastagnola.com)




Quando la poesia unisce Italia e Svizzera


L'edizione 2008 del "Segreto delle Fragole" raccoglie poeti di entrambi i paesi tra gli 86 rappresentati, tra cui 11 svizzeri.

E' un diario molto particolare, fatto per chi ama la poesia per davvero: “Il segreto delle Fragole” il “poetico diario” della Lietocolle arrivato alla settima edizione, non ha nulla della Smemoranda ma molto dei “libriccini da collezione” come la casa editrice nata in un paese in provincia di Lecco chiama i volumi delle sue collane.
Pregiato nella grafia, piacevole da leggere e da toccare e denso più di letteratura che di spazi per gli appunti giornalieri, "Il segreto delel Fragole" sembra inevitabilmente destinato a conservare ricordi poetici, in mezzo a molte esperienze poetiche: circa ottanta (quest'anno 86) sparse per i dodici mesi dell'anno.
L'edizione di quest'anno, curata dal milanese erbese di nascita Giampiero Neri (edito tra gli altri da Mondadori) e dal luganese Fabiano Alborghetti, ha poi per queste terre di confine un sapore particolare: perchè, tra i poeti provenienti da tutta Italia (il volume raduna 26 poeti noti e 60 emergenti, scelti attraverso un bando che si rinnova ogni anno sul sito Lietocolle) molti sono gli svizzeri di lingua italiana. 11 tra i più famosi (Alberto Nessi, Massimo Daviddi, Giorgio Orelli, Giovanni Orelli, Pierre Lepori, Annalisa Cima, Fabio Pusterla, Gilberto Isella, Aurelio Buletti, Pietro De Marchi, Antonio Rossi) e anche due tra i debuttanti, Davide Monopoli e Oliver Scharpf.
La copertina è a cura dell'artista ticinese Selim Abullah tra i cui lavori ricordiamo l'ultimo, un bronzo di grande formato per l'ingresso della banca RAFFEISEN di Mendrisio.
Sono tre le tappe per ora confermate del “tour” delle presentazioni ufficiali del poetico diario, tutte previste nell'autunno: e una di queste si svolge a Lugano. Più precisamente, la presentazione di Milano, alla Mondadori di via Marghera, si terrà il 27 Ottobre e sarà patrocinata dal consolato svizzero, quella di Lugano il 24 Novembre presso la villa Ciani, e quella di Roma, alla fiera PiùLibriPiùLiberii dal 6 al 9 Dicembre 2007.



Il Segreto delle Fragole - Poetico Diario 2008 (LietoColle Editore)
a cura di Giampiero Neri e Fabiano Alborghetti

1 intervento d’arte
copertina di Selim Abdullah

11 poeti svizzeri
Aurelio Buletti, Annalisa Cima, Massimo Daviddi, Pietro De Marchi, Gilberto Isella, Pierre Lepori, Alberto Nessi, Giovanni Orelli, Giorgio Orelli, Fabio Pusterla, Antonio Rossi

12 poeti italiani
Antonella Anedda, Lino Angiuli, Pier Luigi Bacchini, Ennio Cavalli, Marizio Cucchi, Gianni D’Elia, Tomaso Kemeny, Sergio Marzorati, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Francesco Scarabicchi, Cesare Viviani,

60 poeti emergenti
svizzeri ed italiani, selezionati per concorso su oltre 2900 invii.

365 GIORNI DI POESIA

sabato 27 ottobre 2007

Sagra a Calvanico, città del premio Cluvium 3-4 nov

La Pro Loco Calvanico, organizzatrice del Premio Naz.le Bienn.le di poesiaCluvium che vedrà la sua settima edizione a gennaio 2008, ha organizzato per sabato 3 e domenica 4 novembre 2007 la trentesima "Sagra della Castagna" con il Patrocinio dell' Amministrazione Comunale, della Comunità Montana "Zona Irno", l'Ente Provincia di Salerno, l'E.P.T. di Salerno, con produzione di castagne locali, caldarroste omaggio ai presenti in modo particolare agli anziani e ai bambini, vino gratis. Prodotti tipici con castagne: calzoncelli (dolci), cassata di castagna, crostate di castagna, cannoli con ricotta e castagne, torte di castagne, tronchetti di castagne; lagane di castagne, pasta con l'aggiunta di castagna grattugiata,
altre specialità, tutto a prezzi contenuti.
Alla manifestazione collaborano i bar, i commercianti, gli artigiani di Calvanico (SA) località turistico-culturale facilmente raggiungibile con il raccordo autostradale SA-AV uscendo presso l'Università degli Studi di Salerno e proseguendo verso l'interno per circa due chilometri.
L'Arte della Castagna è in voga a Calvanico dal X secolo della nostra era quando da questo frutto naturale si ricavava anche la farina in caso di carestia (vedi Codice Diplomatico dell'Abbazia di Cava de'Tirreni - Benedettina), e si adoperavano diversi modi di conservarla e utilizzarla, tra questi le castagne al miele (una delizia).

Vincenzo D'Alessio G.C.F.Guarini

Incontro con la nuova poesia forlivese 29-10


LUNEDI' 29 OTTOBRE

BIGMAMY TERRA DEL SOLE

Stefano Cattani, Stefano Leoni, Cristian Pretolani, Marco Viroli, Matteo Zattoni
... incontro con la nuova poesia forlivese.
SPECIAL GUEST: ANNA FACCIANI

Nel corso dell'incontro i poeti leggeranno loro composizioni edite e inedite, si confronteranno nella lettura con i loro poeti di riferimento e tenteranno di rispondere alle domande, alle curiosità e alle richieste di quanti interverranno all'incontro.

Il BIGmamy Concept Store di Terra del Sole è un contenitore, dove stili, prodotti e concetti si fondono con eventi musicali e culturali, dove è possibile degustare cibi e bevande locali e dal mondo e dove si può
acquistare tutto ciò che si vede... compresi i libri dei poeti!

L'evento, che avrà inizio alle 21 circa, è a ingresso gratuito.

BIGMAMY concept store
Via Mameli 12 - Terra del Sole (FC)
Info: 348 7849705
0543 767763
marcoviroli@marcoviroli.com

venerdì 26 ottobre 2007

Premio Cairoli 31 gen 08

Concorso Nazionale di Poesia "Daniela Cairoli " quinta edizione
Scadenza iscrizione: 31 gennaio 2008
• Organizzazione: Associazione Culturale Helianto, Associazione Per Un Mercoledì Diverso
• Indirizzo: spedire in busta chiusa le opere a Biblioteca Civica di Rovello Porro ;
• Piazza Porro, 19 ; 22070, Rovello Porro ( CO )
• Email: info@helianto.it
• Telefono: 02/96750321 - Biblioteca Civica.
• Sito internet: www.helianto.it ( dove è possibile scaricare il bando integrale e trovare notizie dei vincitori delle passate edizioni )
• Sezioni: poesia a tema libero.
• Opere ammesse: sono ammesse poesie in italiano o in vernacolo.
• N° Copie da spedire: 5 copie anonime e dattiloscritte per ciascuna poesia inviata.
• Quota di adesione: euro 5 a poesia, è possibile spedire fino a un massimo di 3 poesie. La quota è da versare su c/c postale 59238485, intestato all'Associazione "Per Un Mercoledì Diverso ", Causale del versamento: "Concorso di Poesia Daniela Cairoli".
• Copia del giustificativo attestante l'avvenuto versamento della quota, Scheda di adesione al concorso ( in alternativa, un foglio con i dati dell'autore), vanno spediti unitamente agli elaborati
• Premi: primo classificato: euro 300; secondo classificato: euro 150; terzo classificato: euro 100
• Premiazione: nel marzo 2008 presso il Centro Civico di Rovello Porro
• Notizie sul risultati: ai vincitori sarà data tempestiva comunicazione tramite telefono o mail.
• Giuria: Luigi Cannillo ( Presidente ); Claudio Pagelli; Giovanna Sommariva.
• Patrocinio: Comune di Rovello Porro
• Sponsors: Biblioteca Civica di Rovello Porro; Istituto Comprensivo di Rovellasca.
• Note: i fondi raccolti saranno devoluti in beneficenza.

Sulla poetica di William Stabile


di Vincenzo D'Alessio - G.C.F.Guarini -


La poesia di William Stabile, poesia di questo ventunesimo secolo appena iniziato, è viva, palpitante,incessante nel chiedersi il senso dell'esistere di fronte alla "politica mordace" capace di sedurre gli uomini. I poeti non sono raggiungibili da questo punto di vista. La maggior parte di loro sono "pessimisti" perché amano la vita. Vengono alla mente le parole del Nobel polacco Wislawa Szymborska, poetessa amante della vita e delle sue imperfezioni, mordace quanto basta per un mondo umano disattento: «Il poeta odierno è scettico e diffidente – anche e forse soprattutto – nei confronti di se stesso.»
Il sestetto, che ha come guida il titolo L'uomo o il disagio, costituisce dopo la raccolta Contrappunti e tre poesie creole l'ultima provocazione del guardiano della poesia che è Stabile: viaggiatore, economista, fine conoscitore, insistente nel plasmare di continuo la materia poetica che in sé aggiunge. Versi in continuo moto, in trasformazione, quasi irraggiungibili, nella molteplicità delle metafore che promuovono.
Il caimano è un rettile tipico dell'America, quindi un americano, disteso lungo «le rive del letto», sinestesia attenta delle origini del benessere che questa specie predilige, strigendo tra le zampe "Il cuscino nella sua smorfia di dolore»: analogia della parte molle, indifesa, denutrita, della nostra umanità. Una specie poco
incline alle mollezze, iperattiva, con una voracità immensa e un cuore duro, calcolatore, come l'albero d'anacardio che nasconde i suoi semi in frutti durissimi. L'economia del Potere dei secoli passati e di quelli che viviamo; l'emblema di una rapsodia verdedollaro.
La poesia del Nostro si nutre di anafore: «Mi piace la mia casa. / Mi piace perché c'hanno fatto / la casa i ragni». Ragni che nascono e crescono accanto ai «polipi della terra»: sinestesia velata di chi conquista accanto ai caimani l'economia che nutre, di chi sa procurarsi i giusti fili per arrampicarsi sui muri dei mercati mondiali.
I poeti però restano stelle, qualche volta si credono comete e soffrono di crisi di identità, perché ben altro è la realtà dell'esistere di fronte all'economia:

Allora triste, smette di sognare
affronta la realtà
e viene giù.
Le stelle più nobili a volte sono palme.


Ritorna la palma, l'albero solitario che indica, nel deserto, il punto del ristoro, l'ombra per redimere l'arsura della ricerca. Ritorna volutamente anche il mito del Re Travicello, nella Batracomiomachia ripresa dal Leopardi, nella poesia Il poeta seduto sulla luna, anziché Alla luna, che Stabile trasforma nella metafora
dell'indiscusso potere politico oscuro (di notte si svolgono le scene): trame di logge massoniche, di cartelli tra petrolieri, di razzismo sfrenato. Tutto verrà svelato dal «ragazzo che tra le canne si confonde / mentre orina alla luce / della luna.»
I politici ed il loro oscuro potere passeranno. La luna, la stupenda interlocutrice d'amore (che potrebbe anche chiamarsi Giulia), illumina la vera identità del poeta «il ragazzo» (l'umanità) che privo di inibizioni si piega e mimetizza tra le canne (palme), per i veri bisogni umani. L'erotismo chiude l'ultima parte della
ricerca del poeta che vive nel mondo, tra buio, luce e nell'intermezzo, con la sana ironia che sa cogliere la quotidianità e frantumarla in versi che disvelano la fatica del difficile viaggio dell'esistenza.

Voci dal mondo a Milano 31-10






Milano, Via Montevideo n° 9 cap. 20144 t/f 02. 89 42 30 50
e-mail: libreria@archivi900.com
web: www.archivi900.com

Mercoledì 31 Ottobre ore 18.30

APPUNTAMENTO DEL CICLO DI INCONTRI
“VOCI DAL MONDO”

Grecia: “l’amore, l’arcipelago e la prora delle sue schiume”

Concerto di musica e poesia greca

Interpretazione musicale, lettura e presentazione della poesia di
Odysseas Elitis, Ghiorgos Seferis, Ghiannis Ritsos e Manolis Anaghnostakis

Di e con:
Joannis Papazoglou, voce e musica
Isabella Vincentini, lettura e commento

giovedì 25 ottobre 2007

Hai labbra confinanti con la mia sete (Renzo Cremona)


«ho mangiato le tue parole / e / le ho fatte scendere al buio»: questi versi di Renzo Cremona (che come il sottoscritto è anche un cuorioso delle lingue) si segnalano per asciuttezza e per lo spazio che danno al silenzio lasciandovi vibrare e purificare suoni e singnificati. Se posso tentare delle somiglianze con poeti qui presenti (più di approccio “filosofico” alla parola poetica che di stile, avendo ciascuno di loro un modus scribendi ben riconoscibile) mi vengono in mente i nomi di Simone Lago, Diletta Saracino, Marco Zavarini, Lorenzo Mari, Cesare Iacono Isidoro…
Cremona ama anche il verso lungo che sconfina nella prosa o meglio in una poesia perfermativa e qui è ancora più evidente il fondo sapienziale della sua poetica.


posta.


perché nulla andasse perso
perché i giorni non corrodessero la memoria
ho mangiato le tue parole
e
le ho fatte scendere al buio.
dove il tuo inchiostro è diventato il mio sangue.

*

poeti.


radici eravamo che attingevano luminose
alle vene della terra,
fertili campi su cui la balbuzie diventava
sublime alfabeto.

eppure

parole ci furono cucite alla bocca
perché meglio brillasse
di un fulgore spento.
così ora le nostre labbra rabberciate
sono altari di silenzio,
intime urla
di un fiore
attorto allo stupore.

*

rituali.


hai labbra confinanti con la mia sete
e per bocca
un enigma
circoscritto da boschi selvatici.

vivendoti accanto
radici mi sono cresciute sotto i talloni
che ora abbracciano le tue
e ho come la sensazione
di sentire pronunciare il tuo sangue
nelle mie vene.

e questo

è quello che accade
quando sollevo il sudario
per vedere il tuo volto,
il momento in cui inciampo
nella coltre di nebbia
al di là dei sogni
in cui sono ricamati
i miei occhi
smarriti.

*

cassandra.


dicono che il miglior modo per non essere creduti sia
raccontare la verità.
ho provato a spiegare che il corridoio
che abbiamo imboccato
finisce su scale senza gradini,
ma non mi ha creduto nessuno.

così ho cominciato a dire le menzogne più cupe,
le assurdità più ridicole,
mi sono messa ad inventare
disgrazie inverosimili, così,
per gioco.
tanto valeva delirare fino all’estremo, a questo punto,
e ho detto che il carro del sole
non sarebbe più sorto.

come sempre accade
non fui creduta.

questa volta a ragione, però:
avevo inventato tutto.

ma c’è una cosa che mi getta nel dubbio: che oggi
tutti hanno preso a camminare
chini sul marciapiede e arrancando
cercano di indovinarne i confini.
dovunque
si accendono lampioni in pieno giorno,
si bloccano gli ascensori,
si guardano gli orologi:

sono ormai anni che è notte.

*


la vita che conosciamo è solita spiegarsi solo d’inverno, quando sembra un’impronta sulla superficie e il lago è gelato.
talvolta capita, però, che in alcuni punti il ghiaccio sia più sottile che altrove. e d’improvviso capiamo che la verità sta sul fondo.


Poligrafo con al suo attivo numerose pubblicazioni, Renzo Cremona è nato a Chioggia nel 1971. Tra le sue opere “Lettere dal Mattatoio”, “La Pergamena delle Mutazioni” e “Tutti senza nome”, vincitrici di premi nazionali e internazionali. In collaborazione con artisti provenienti da varie discipline Renzo Cremona, che ha preso parte alla XIII Edizione del Festival Internazionale della Poesia di Genova nel giugno 2007, è da tempo impegnato in reading e recital destinati a togliere dagli scaffali le parole scritte per avvicinarle ad un pubblico di appassionati sempre maggiore. 

Sono in corso le traduzioni delle sue opere in inglese, retoromancio, neogreco, portoghese, olandese, frisone ed esperanto.

martedì 23 ottobre 2007

io… mi stempero negli endecasillabi (Alessandro Salvi)

Queste poesie inedite di Alessandro Salvi sono intrise di una notevole disullusione appena lenita dall'uso di un linguaggio semplice e quotidiano (quasi fosse esso stesso disilluso) che ha però risvolti sorprendenti e tragicomici. Il poeta non disdegna l'uso della rima (non necessariamente a fine verso) e di scavalcamenti e altri artifici ”poetici” con cui pare appunto malinconicamente giocare, ma senza pretese (in quanto “tarlato” da uno spleen che i versi faticano a colmare): «c'è un lama inciso su un piatto di rame / da qualche parte c'è una porta aperta / e forse anche la ragazza che amo…»; «Ognuno mente come meglio sa / e manco n'è cosciente!?»; «ognuno fa quel che gli piace (… pare / sia il migliore dei modi per placare / il carnefice che in ognuno giace)».

ARS (IM)POETICA
a Lucio Massarotto

Se fossi un pastore tedesco
desidererei essere una chiave inglese:
un attrezzo o arnese atto a riparare
guasti e storture provocati da mani
poco attente, o inesperte. Non un
cane di razza, una qualsiasi razza di cane
fedele al proprio padrone, no
non mi va proprio.
Meglio riparare strutture che abbaiare
a delle persone senza conoscerle neppure.
Meglio un freddo attrezzo che un cane fedele
a una qualsiasi testa di cazzo.


AUTORITRATTO CON PIPPA
a Federica

Che malinconica notte m'aspetta
a casa mia mi trovo, sono solo,
sto cercando se c'ho 'na sigaretta
e una birra dopo l'altra mi scolo.

Afferro quanto di piu' personale
in mio possesso e mi scrollo di dosso
questo eccessivo peso, faccio sesso
con me medesimo: l'è naturale!

È il solo modo di sentirmi vivo:
scrivo, bevo, mi drogo, scopo, dormo...
se proprio devo dormo tutto il giorno,
mi fo una pippa e dico ultimativo:

di questa solitudine mi adorno
e della compagnia di un bel film porno.



SEGUIMI…

T'invito al rito supremo
e premo il grilletto estremo
del supplizio. Con sì lieto
abbandono m'abbandono
al gratificante vizio
di questo fuoco fantastico
entro il cui magico cerchio
io brucio.



***

c'è un lama inciso su un piatto di rame
da qualche parte c'è una porta aperta
e forse anche la ragazza che amo
nella mia stanza un pavone passeggia
dipinge l'aria
con ogni gesto rubato al silenzio
io intanto penso a qualcosa che ho visto
ma non ricordo bene cos'è stato
forse era un sogno
sta di fatto però che ultimamente
niente mi appare reale io sogno
eppur son sveglio
poi vaglio il peso e veglio fino a che
non m'addormento e nuovamente sogno


***

O di questo o di quello o di quell'altro
noi parliamo di qualcos'altro (sempre!).
Ognuno mente come meglio sa
e manco n'è cosciente!?
se parla lo fa solo per parlare
o perché vuole ottenere un favore.
Se ci penso sto male…
meglio allora non pensare e… tacere.


***

sono stanco perbacco sono stanco
di amari stenti stupidi lamenti
e decisioni da prender coi guanti
che sennò mi ritrovo sull'attenti
a rimordermi la lingua coi denti
… accidenti son proprio messo male
io… mi stempero negli endecasillabi
come sostanza liquefatta fatta-
si men che nulla… che sta per svanire…
quando stavo per dire la parola
che dalla nascita mi trovo sulla
sommità della mia lingua ma non
sono in grado di pronunciarla e… Basta
(ammutolisco e finisco il sonetto).


***

ENJOY THE SILENCE

E prima e dopo c'è solo il silenzio
l'unico in grado di dar voce… dire
l'inenarrabile rogo interiore
cui non riesce dar tregua né l'assenzio
né tantomeno queste mie parole.
Nella disparità di questa lotta
nessuno è vincitore né perdente
ognuno fa quel che gli piace (… pare
sia il migliore dei modi per placare
il carnefice che in ognuno giace).
Ho troppe cose da dire, mi dico,
troppe parole ho taciuto. Ripeto:
sbaglio sempre, non ne azzecco mai una…
Dentro lo specchio immortale io muoio.





Alessandro Salvi è nato nel 76, a Pola (Croazia), ma da sempre vive a Rovigno (Croazia). Ha pubblicato alcuni versi su «La Battana» (rivista trimestrale di cultura pubblicata dall'EDIT a Fiume), su «Niederngasse», «La ricognizione del dolore» (antologia poetica telematica curata da Pietro Pancamo) e altre pubblicazioni sia cartacee che telematiche. È stato segnalato e premiato ad alcuni concorsi.

Alessandro Salvi
via Riccardo Daveggia 32
52210 Rovinj – Rovigno
Hrvatska – Croazia

“CON GLI OCCHI DI IERI E DI OGGI” 9 feb 08



Per valorizzare la figura dell’anziano nella famiglia e nella società, creare un forte movimento di opinione intorno alla problematica che tra l’altro è di interesse internazionale e sicuramente di forte rilevanza sociale, anche quest’anno è stata organizzata l’edizione annuale del concorso internazionale di poesia “Con gli occhi di ieri e di oggi”; la settima in ordine di tempo.
Il concorso tende a: Costruire, attraverso i versi, momenti di incontro e di confronto tra generazioni diverse per educare i giovani a riflettere sulle esperienze degli anziani e a comunicarle.
Per un corso naturale della vita, tutta la popolazione è destinata ad invecchiare. Gli anziani sono oggi quello che i giovani saranno domani. Insegnare agli adolescenti ad avere rispetto degli anziani è un segno di grande civiltà, ma anche una trasmissione di valori autentici di vita.
In tale contesto il mondo dell’informazione può contribuire nella maggior parte dei casi a divulgare l’informazione affinché coloro che sono interessati, possono trovare spunto dal concorso di poesie per inculcare negli adolescenti quei principi sani di cui hanno bisogno per transitare nel mondo adulto; ma anche agli anziani di trasmettere attraverso i versi le loro esperienze di vita.
Aiutateci a costruire questo grande movimento di opinione allo scopo di “costruire, attraverso i versi, momenti di incontro e di confronto tra generazioni diverse per educare i giovani a riflettere sulle esperienze degli anziani e a comunicarle”, anche allo scopo di rappresentare ai giovani quale grande patrimonio informativo, oggi rappresenta un anziano. “Un anziano che muore è una biblioteca che va in fumo”.
Aiutateci a divulgare il bando di concorso attraverso i Vostri canali dell’informazione. Fate in modo che un numero maggiore di persone discutono la problematica, ed inviano le proprie poesie. Il concorso è gratuito.
Se lo gradite, mandate una E. Mail e riferite la Vostra opinione al riguardo, magari riferiteci anche in che modo viene recepito il bando di concorso; chiedeteci ulteriori informazioni al riguardo.
Fiducioso del Vostro interessamento, Vi ringrazio.
Antonio Izzo
www.associazionesanmichele.net
associazionesanmichele@virgilio.it

lunedì 22 ottobre 2007

Su Fiori di vetro di Antonietta Gnerre

recensione di Adele Cerreta apparsa su «Il Ponte» Settimanale cattolico dell'Irpinia il 6 ottobre 2007
scheda libro qui


cliccare sull'immagine per ingrandirla

altre recensioni
Vincenzo D'Alessio
Narda Fattori

L’uomo o il disagio (William Stabile)


«… se ne sta sulle rive del letto / distesolungo come un caimano.»
L'occhio di William Stabile (nella foto è a destra, a sinistra Vincenzo D'Alessio) è implacabile nel cogliere il potere simbolico delle piccole cose, dei fatti quotidiani che poi magari non sono neanche troppo piccoli, anzi riguardano ciascuno di noi che dovremme chiederci se abbiamo: «Nel cuore un puntoevirgola / duro come d’anacardio.»
Una poetica, la sua, che fa dell'(auto)ironia dei nostri tic, dei nostri complessi, delle nostre centripete difficoltà e limitatezze un po' il nerbo: «Mi piace la mia casa. / Mi piace perché c’hanno fatto / la casa i ragni. / (…) Oggi coltivo un ragnetto sulla mia spalla. / Gli insegno a contare al pallottoliere.»; «Sì, duro, assennato e sicuro / come il granchio sarò. // Il mio obiettivo: / la politica mordace della tua caviglia.»
Il tono è a volte salace e come si vede la apparente giocosità di certi versi non preclude una sotterranea critica alla crisi politico-sociale che stiamo vivendo.


Ai miei amici, che ai remi della galera hanno solcato un mare che non conoscevano, che non volevano conoscere. (Gianpiero Rugarli)

Sono un pessimista. Amo la vita. (W.S.)


Il caimano


Alla fine, al mattino
s’è deciso a venir giù.
È sceso da quell’area
confinata tra l’armadio ed il soffitto
nella quale si rifugia.
Alle 4 am se ne sta sulle rive del letto
distesolungo come un caimano.
Le zampe piegate sotto il corpo inerme
stringendo la sua vittima,
l’unica possibile.
Il cuscino ha il viso gonfio per la smorfia di dolore.
E lui, in segno di vittoria,
digrigna i denti
che luccicano ai primi raggi di sole
attraverso la stanza.
Un sorriso a 24 carati.

Ma…
è aggrinzito, rattrappito,
come straccio cotto al sole.
Ora vive le prossime duetre ore
aspettando che la pelle si stiri,
che perda quelle grinze quei solchi
come manica di camicia sull’asse.
Alle 7am con scatto d’alligatore
si tira fuori dal letto.
Nel cuore un puntoevirgola
duro come d’anacardio.


Nel mio studio coltivo ragni e stelle

Mi piace la mia casa.
Mi piace perché c’hanno fatto
la casa i ragni.
Fanno la fila fuori dalla porta
tutti i giorni per venire a lezione.
Ero incredulo all’inizio
ma un mattino aprii la porta
e una teoria in ordine composto
sfilò sotto i miei occhi - sgranati.
Oggi coltivo un ragnetto sulla mia spalla.
Gli insegno a contare al pallottoliere.
Lui inclina la testa gentilmente,
mi guarda con quegli occhietti da studente modello
e scorre il grano per un'addizione.
Con le sue zampette
questo assennato ballerino dei muri,
giglio fiorentino con la peluria frizzante sul dorso
di bollicine di spumante, conta.
Oh saggio polipo della terra, conta!
Polipo della terra, conta!

Mi piace la stella.
Mi piace perché è ingenua
quando si specchia nella vetrata della luna
e soffre di crisi d’identità:
si vede cometa, e a fine d’anno
uno spruzzo di champagne le bagna la coda.
Allora triste, smette di sognare
affronta la realtà
e viene giù.
Le stelle più nobili a volte sono palme.
Ma le nostre, quelle ordinarie,
quelle sono ragni.
Oh stella, stella,
eterno ragno del cielo, canta!
Eterno ragno del cielo, canta!


Mulino a vento

Con le tue pale contro il cielo
fai ciao ripetutamente
ed io non mi stanco di guardarti
e rimango incantato ai tuoi piedi
fisso come un bimbo.



Il poeta seduto sulla luna


Ah! Sì,
di sera
vorrei.
Noi ranι[o]cchiati sulla roccia,
le spalle alla boscaglia
il mio braccio intorno al collo
due amici a scrutare lo stagno.
Le pance debordanti sulla gambe,
e le gambe penzoloni dalla pietra –
due schiaccianoci pronti a scattare –
e noi a parlamentare coi vicini
degl’alt[r]i scranni,
sul processo di galvanizzazione
che ha reso elettrico il mondo.


Ah! Sì,
di sera
vorrei.
Noi: Parlamentari dello Stagno.
I nostri occhi liquidi,
ingollati di cachaça
facciamo la spola tra le sponde,
aspettando che l’ottico o
la luna per questa notte ci dia la prescrizione:
una bella montatura d’argento.
Chi bacerà i tuoi labbroni da negro?

(Un indice di luce colpisce un'ametista
e si spezza).
Forse il ragazzo che tra le canne si confonde
mentre orina alla luce
della luna.


Segno zodiacale: cancro
Alla mia Giulia

Duro, come il granchio
sarò.
Mentre l’onda intreccia il lenzuolo tra le gambe.
In allerta
me ne andrò
sul merletto ricamato della rena.
Sicuro
Me ne andrò
camminando di traverso sulla spiaggia.

Sì, come il granchio sarò.
Duro, testardo e sicuro.

Giulia, attenta !
Il granchio…
Fermo contro la luce della luna
con le chele suonerà per te conchiglie
come nacchere del mare.

Sì, duro, assennato e sicuro
come il granchio sarò.

Il mio obiettivo:
la politica mordace della tua caviglia.


Tre erotiche

Cetriolo

È inutile che fai il modesto,
sul bancone della frutta con la zucchina
sei il più osservato.
Attiri le signore dagli occhi di brama
e qualche volta ti guardo: lo confesso, sì!
Ti guardo – t’invidio: Ah!
(provocato in sospiro…
di sollievo).

Fico

Frutto regale e triste.
Dentro di te
le api pazze, ubriache
in girotondo
hanno ficcato le stelline ed il miele,
e adesso un dio ti offre a noi,
come goccioloni di lacrime
livide di vita.

Scrutinio

In strada, tra la gente che cammina
cerca il bersaglio nell’incrocio: x http://www.blogger.com/img/gl.link.gif
Ora [x] è sul divano...
e tra le gambe
accavallate: y
*******************************


Guglielmo (William) Stabile è nato a Milano nel 1973, ha vissuto a Lodi, Lanciano, Salerno. Si è laureato a Napoli. Dal ’98, a fasi alterne, vive a Londra studiando e facendo i lavori più disparati (al momento lavora per un’agenzia di stampa). Nel 2000, un lungo imbarco di lavoro su una nave lo ha portato in giro nei Caraibi. Nel 2003, durante un viaggio a Panama, inizia a scrivere al bancone di un bar della capitale sul cartoncino di un pacchetto di sigarette.
Sue poesie sono state lette alla Radio Italiana a Londra, pubblicate dalla rivista «Ellin Selae» in Italia e, tradotte da William Wall sulla rivista di poesia irlandese «SHOp».

3 nuove poesie de Leela Marampudi

qui

Concorso Verdurin 15-12

CLAN VERDURIN
San Pietro di Feletto (tv)

1° Concorso Nazionale di Poesia “Omaggio a Mario Luzi”
2° Concorso Nazionale di Poesia Religiosa “I versi di Dio”

IL Clan Verdurin, Associazione Culturale con sede a San Pietro di Feletto (TV), indice due concorsi: il primo per ricordare il poeta Mario Luzi, grande protagonista della poesia contemporanea, il secondo per promuovere e valorizzare i componimenti ispirati ai valori della spiritualità e della religiosità.

REGOLAMENTO:
Concorso “Omaggio a Mario Luzi”. Composizioni a tema libero
Concorso “I versi di Dio”. Composizioni a tema religioso.
Art. 1
Ogni autore potrà partecipare a uno o a entrambi i concorsi con una o fino a un massimo di tre composizioni per ciascun concorso.
Art. 2
Le composizioni, edite o inedite, dovranno essere in lingua italiana o in dialetto. Le composizioni in dialetto dovranno essere accompagnate dalla traduzione italiana, curata dallo stesso autore.
Art. 3
Ogni partecipante dovrà far pervenire, entro il 15 dicembre 2007 (fa fede il timbro postale), la composizione o le composizioni, ciascuna in cinque copie dattiloscritte al seguente indirizzo:
Clan Verdurin Segreteria concorsi – Via Pianale, 61 – 31020 San Pietro di Feletto (TV).
La busta sulla quale sarà indicata la denominazione del concorso scelto, dovrà contenere oltre alla/alle composizioni: i dati personali, una breve nota biografica dell’autore, la dichiarazione debitamente firmata, qui sotto riportata*. La busta dovrà essere chiusa.
Art. 4
Le composizioni inviate non saranno restituite. Le migliori potranno essere inserite in un’antologia pubblicata a cura del Clan Verdurin oppure utilizzate per scopi coerenti all’iniziativa.
*Il sottoscritto__________________ autorizza il trattamento dei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L.n.675/1996; D.Lgs. n. 196/2003). Firma_______________

GIURIA
La commissione giudicatrice sarà presieduta da Toni Toniato (critico) e sarà inoltre composta da mons. Piero Coda (teologo), Massimo Donà (filosofo), Giovanni Lugaresi (critico e giornalista), don Gianpiero Moret (direttore de L’Azione), Lionello Puppi (storico dell’arte), Paolo Ruffilli (poeta), Antonio Tarzia (direttore Ed. San Paolo) e Michele Zaggia (filosofo).
Segretario : Lorenzo Morao (storico).
La giuria selezionerà le composizioni e assegnerà i premi a giudizio insindacabile.

PREMI
Per ciascun concorso sarà assegnato un primo premio, consistente in un’opera d’arte (dipinto o scultura).
Potranno essere conferiti premi o riconoscimenti, anche offerti da enti pubblici o privati.

PREMIAZIONE
La cerimonia pubblica di premiazione si terrà il 22 febbraio 2008, al Ridotto del Teatro Accademia (Piazza Cima, 5 Conegliano Veneto – Treviso), con inizio alle ore 18.00
Ai vincitori sarà inviata tempestivamente lettera d’invito.


INFORMAZIONI:
Clan Verdurin – Via Pianale,61 – 31020 San Pietro di Feletto – Treviso. Tel. e fax: 0438/784090

venerdì 19 ottobre 2007

Su come a beato confine


(Book Editore, 2003)

di AR

La poesia di Stefano Guglielmin è filosofica, ma è poesia: la riflessione non plana nell'iperuranio, non si limita a indagare i limiti della conoscenza, ma riscalda come la brace sotto la cenere, a tratti ferisce (sia pure con discrezione), insomma provoca il lettore con domande pacate e tremende al tempo stesso, in questo libro compatto e cristallino: «io dovrebbe / dal suo esilio / piegare verso l'orizzonte / farsi cosa dai quattro cantoni / e / alla prima persona singolare / oscurare lo specchio». Questa è la poesia 1 che apre la prima sezione ed è seguita ovviamente dalla poesia 2: io dovrebbe / con la lingua mettere a fuoco / l'esatta dimensione del vuoto / e stare in bilico sul bordo / capro del suo piede». E già solo queste due poesie danno al lettore precisi azimut per orientarsi nel mondo del poeta, che ci ricorda per lucidità unita ad intelligenza emotiva quello di un Leopardi o di Rilke o di un Pessoa… Ovviamente Guglielmin ha un suo stile ben definito, fatto di versi esatti e brevi, apparentmente aritmici ma che, magari abbinati, si rivelano essere anche endecasillabi e setteneri: «io dovrebbe / mettersi tra parentesi / … / così che il centro sviando / riporti il pane in orlo» (p. 13).
Come si vede le parole vengono inserite in contesti insoliti (mettendo quasi in stallo la sintassi) e questo per ribadire la illimitata capacità metaforizzante del linguaggio, che non potrà mai incapsulare (fortunatamente) la realtà, ma rivelarcene ogni volta infinti aspetti: «io dovrebbe / scrivere d'altro / sapere / che tolto il tempo / l'anima diluvia, invia / le sue cose d'arca / ai pesci» (p. 15).
Il senso di tutto viene indagato con uno sguardo kirkegaardiano venato da una angoscia laica (ma credo che una certa inquietudine religiosa sia presente, pur in una sua versione non confessionale): «io trema nel risucchio / del sangue e s'ammoglia / per questo agli anni / come a radice / che l'anima abbia in ferro» (p. 26).
Del resto i titoli delle sezioni della prima parte (“io terza persona”) costituiscuno in nuce un itinerario mistico: “io dovrebbe”, “io fatica e migra”, “a nuovo rivo egli s'avvia”, “noi”. Dall'io al tu al noi.

La seconda parte, che consta di prose poetiche, si intitola “Dappertutto” e pare una analisi del momento storico che stiamo vivendo con tutte le sue esiziali contraddizioni, come quelle ricordate nell'ultima pagina: «metti che avesse covo in europa il terrorismo a milano per esempio a parigi e gli arabi dunque tirassero bombe dappertutto (…) e metti che il popolo locale gente qualunque scegliesse la montagna la guerra partigiana per vincere l'orrore immagina le parole che dovresti usare il tono della voce il viso per spiegare a tuo figlio tutto questo per dare tregua alla sua fame” (p. 60).
Ecco questa “ipotesi” si può applicare anche all'impotenza delle lettere, delle parole: in certe situazioni esse deveno andare ben oltre sé stesse, ben oltre i consueti campi semantici, oltre le stesse metafore, allegorie, analogie… questo è in fondo quanto la poesia tenta di fare e fa, se è poesia, e quella di Guglielmin lo è.

Su Roberto Mercadini


Stefano Guglielmin ha postato nel suo blog questa riflessione sulla poesia citando un passo di Roberto Mercadini tratto da AA.VV., FaraPoesia, FaraEditore (2005, pp. 184-185). Molto interessanti anche i commenti.

Mi è molto piaciuto questo passo di Roberto Mercadini, giovane poeta cesenate. Ve lo riporto, convinto che ne apprezzerete la profonda limpidezza.


«Se qualcuno mi chiedesse cos'è, per me, la poe­sia, ecco io, per essere onesto, dovrei rispondergli che la poesia, per me, è la realtà. Che la poesia è la realtà e tutto il resto un confuso agitarsi nel dormive­glia.
Voglio spiegarmi.
Qualche anno fa una ragazza mi portava a vede­re il mare. Se ne stava per un quarto d'ora buono ogni volta completamente rapita, incantata dallo spettacolo. Intanto io pensavo: "Dunque questo è il mare. Cioè acqua + acqua + acqua. Nient'altro che acqua. Un mucchio. Una montagna. Un mare, appunto. Dov'è la novità? Che c'è da guardare?" Era come se, al posto del mare, io vedessi un car­tello con su scritto "IL MARE" (spettacolo di nessun interesse).
Un giorno leggo una poesia di Amelia Rosselli. Parlava dell'acqua. Negli ultimi versi, del mare. Dice­va così:

Mare, ti hanno proclamato. Sei una grande bestia lunata. / Hai la sordità nel fondo tufo. Mare mare hai la gioia e la mi­sericordia / Con te. Sei un fiore trasparente una forte tomba.

Ecco, per la prima volta, io ho visto il mare. Ho avvertito la sua maestosità. Ho temuto la rapacità dell'abisso, che ingoia i naufraghi. Mi sono incantato per la grazia tremula che ha la superficie quando è lieve il vento. Nell'esperienza quotidiana spesso le cose si rattrappiscono fino a diventare parole. Nella poesia le parole scintillano, pulsano, fiammeggiano fino a diventare vere cose vive.»

Distanze Astrali a Trieste 25-10

ricevo da Patrizia Rigoni questa bellissima iniziativa: «la fotografia dello sfondo è una vera misurazione astrale di vent'anni fa, una scoperta sensazionale in termini scientifici, che verrà spiegata durante la serata…»


Su Specchio Poetico (Fichera e Padua)


recensione di Vincenzo D'Alessio G.C.F. Guarini (v. anche precedente articolo)

“La strada della cenere” di Paolo Fichera è una raccolta le cui composizioni si susseguono come in un racconto dell'Io, del sé, del mondo. Una strada che non esiste nella vera realtà del divenire
ma, come scrive Adriano Padua nella recensione finale alla raccolta (pag. 127): «La strada della cenere non c'è, non esiste, è data solo dal suo contenuto, dal corto-circuito che è la poesia, inanimata, ed ogni passo che segna la sua terra lascia una liquida traccia ed è un passo oltre, nell'inchiostro morto, nel sangue della vita.»
Lo stesso Fichera lo declama: «preghiera di sangue nel pensiero» (pag. 106).
Adriano Padua, nella sua raccolta “Romanzo”, invia un messaggio chiaro e significativo: «resistere…
nel trascrivere / questa storia negata» (pag. 133). Corpo e anima deflagrano in mille parole che si rincorrono nelle composizioni, dei versi, distinti con numeri cardinali. Un tempo che si scioglie e si ricompone, cerca una sintesi antipoetica all'essere/non essere. Un dilemma quanto mai antico e irrisolto che il Nostro attenta con: «le lingue ribelli / intrattabili»(pag. 170).

scheda libro qui

giovedì 18 ottobre 2007

Curvello tradotto da Marco Scalabrino


ringrazio Marco Scalabrino per avermi prosposto questo autore di afflato epico/ecologico da lui tradotto in modo eccellente.

O ACAMPAMENTO

Aricy Curvello

(Porto Trombetas, noroeste do Pará, Amazônia brasileira, 1975/1976)


1.

Barracões contra o rio,
o ermo contra as tabuas.
Nenhum sinal para fixar-te, nenhum, senão fluxo
e passagem,
o significado para as águas , a relva pisada
em volta das casas.
Nenhum céu, nenhum, tetos de alumínio e uma
Floresta de chagas.
Do que deixaste atrás e do que ainda virá de mais
longe sobre mais sombra,
chão noturno, mais noite que a noite,
mugem na Amazônia palavras sem poema
absurda coleção de pragas.
Onde a floresta começa, o Brasil acaba?


2.

o que é deus e o que é fera
andavam somados num calafrio
irradiação da manhã visível
o ar a ferocidade do ar
caem do céu antes da chuva
esse inarticulado grito
parece a voz da luz


3.

Siquer um povoado de moscas.
Um rasgão, no devastado, para se residir.
Para os lados e por detrás, floresta ainda. Adiante, para
a frente, na outra margem do rio. A pesar nos olhos e
além do som.
No princípio do mundo, a madeira atroz. Silêncio
da manhã nascendo em árvores.
Vinte casas interminadas, barracões de tábuas, um
embarcadouro de nada, e os sonhos passam. Abriam-se
cozinhas de gorduras, ossos, limites, instante
veloz, irreparável .
Sobre o rio a cor balançava ainda os caminhos
da luz . E a luz em vento de clorofila e galhos derrubados,
árvores porém verdes, vivas
ainda, ainda, e só tens um instante.
Só a rapidez no acampamento, contra a floresta e
o rio.


4.

Os verbos ardem.
Braços grimpam.
Não nomes, não rostos.
Não de nehuma aparência, como cimento
e tijolos, chegavam um povo de morenos e peixes de seda,
a fruta-pupunha, o verniz de tartarugas como crianças.
E a longa, longa exposição das coisas do suor,
do calor e do apetite. Um instante para o ruído e o brilho.
Verde arder e consumir-se.
( Nós nos alimentamos do que morre.)
Osso e envoltura, máscara e movimento,
trabalhar entre fumos e clangores, mundo verdeal
rangente na alfombra, oficina de barulhos e marcenaria
de pregos cantantes.
( Evoco o dia trabalhar, não
uma palavra cortada da vida.)


5.

A terra
verdesuja
na luz
limpíssima
daqueles dias
naqueles dias.
A verdeluz,
a luz que brilhava na luz, poder imponderável.
O que vejo: não mais verei. Ilhas sem mim.
E nada permanece muito, o fulgor
nos rios da claridade, no arquipélago dos lagos,
pássaros tucanos brilhando nos cimos, nos cimos do dia,
castanheiras, a jaquirana-bóia, mungubas, samaúmas.
Roçar de asas,
colorados estandartes em bandos de vôos se
levantavam.
Não. Não assassinar a luz. Não me disseram
a morte próxima da orquídea e do rato silvestre, aldeias
de ninhos. Abrem, rasgam, arrebentam a terra
para as florestas perecerem
sob as primeiras, primeiras estradas.
Os homens não buscam a luz do rio. Querem
apenas bauxita bauxita bauxita – e alumínio. O Governo
quer alumínio ferro ouro cobre cassiterita chumbo
níquel. Aqui, até aqui, o horror veio tecer diademas
de injúrias, meu salário.


6.

Era verde
e outras cores (queimadas) se acrescentaram.
Transitamos na opinião ilusória.
Acampados no provisório, sempre, sinais
imprestáveis e um tempo sem respostas, um tempo em
que se viaja sem bagagem. Para trás, apodrecer,
cadáveres.
Verde mover-se
no grande ir-se de tudo, no fruto
das casas de tábuas, nos galpões de sujos
instrumentos, núcleos esparsos de povo, nos povoados
perdidos. No vasto país que se descobre em barcos
de grosso casco e marcha lenta.
No tempo. No tempo o revelarás.
No tempo em que quase tudo é tarde.
No tempo, nessa paisagem além
da paisagem,
quando a imagem do tempo passar,
significados para as águas, relva pisada
em volta
das casas.




L’ACCAMPAMENTO

di Aricy Curvello

(Amazzonia, 1975/1976)

adattamento in Italiano di Marco Scalabrino


1.

Capannoni che sfidano il fiume,
avamposto che fronteggia le tavole.
Niente che possa fermarti, niente, eccetto il flusso
e il passaggio,
il senso delle acque, l’erba calpestata
intorno alle case.
Nessun cielo, nessuno, volte di alluminio e una
foresta di piaghe.
Ciò che si è lasciato dietro e ciò che verrà avanti
consiste d’ombra,
landa notturna, notte più che la stessa notte,
muggine d’Amazzonia parole senza poesia
assurda collezione di bestemmie.
Dove la foresta inizia, il Brasile finisce?

2.

Il divino e il terreno
avvinti in un fremito
l’iridescenza del mattino
il rigore dell’aria
cadono dal cielo prima della pioggia
questo disarticolato grido
pare la voce della luce.

3.

All’incirca un insediamento di mosche.
Uno squarcio, nella devastazione, ove stabilirsi.
Ai lati e alle spalle sempre foresta. E avanti
e oltre, nell’altra sponda del fiume. A scapito della visibilità
e del suono.

Il legno era al principio del mondo e il silenzio
del mattino vegliava il crescere degli alberi.
Venti case non ultimate, baracconi di tavole,
un misero approdo, e i sogni sbarcano,
in attimi veloci, inarrestabili,
unti di grasso, ossa, brecce.
Sopra il fiume il colore cullava ancora i passi
della luce. E la luce, il vento di clorofilla, i rami divelti,
gli alberi verdi, vivi
ovunque … tutto è un istante.
La frenesia dell’accampamento azzanna la foresta
e il fiume.

4.

Le parole tacciono.
Le braccia aggrediscono.
Nessun nome, nessun volto.
Nessuna diavoleria, come cemento e mattoni,
raggiungeva un popolo dalla pelle bruna, i pesci di seta,
la frutta-pupunha, le tartarughe come i bambini.
E la lunga, lunga esposizione al sudore,
al calore, alla fame. In un baleno fu rumore e fulgore.
Verde che arde e si consuma.
(Noi ci alimentiamo di quello che muore).
Ossa, muscoli, maschere, animato
trafficare tra fumi e fragori - che stridore
il mondo verdeggiante tutt’intorno! - e baccano d’officina,
chiodi saettanti.
(Giorni e giorni a lavorare e non
una parola strappata alla vita).

5.

La terra
verdastra
nella luce
limpidissima
di quei giorni
in quei giorni.
La luce verde,
riflessi di luce sfavillante, bellezza incomparabile.
Ciò che vedo mai più vedrò.

Ché niente è destinato a rimanere: lo splendore
sui fiumi trasparenti e sull’arcipelago dei laghi,
i passeri tucani che brillano sulle cime agli albori del giorno,
la jaquirana-bóia, le castanheiras, mungubas, samaúmas.
In un batter d’ali
colorati vessilli in gruppi spiccavano il volo.
No! Non uccidiamo la luce. Non mi diceste
della morte prossima dell’orchidea e del topo campagnolo, dei nidi
nelle campagne. Apriamo, squarciamo, stravolgiamo la terra
perché le foreste muoiano
e le strade, le strade avanzino.
Gli uomini non scorgono l’anima del fiume. Cercano
solo bauxite bauxite bauxite e alluminio. Il Governo
vuole alluminio ferro oro rame cassiterite piombo
nichel. Qui, proprio qui, nell’orrore che tesse diamanti
e ingiurie, il mio salario.

6.

Era verde
e altri colori (bruciati) si aggiunsero.
Transitiamo nella pia illusione.
Accampati nel provvisorio, tracce troppo
flebili di un tempo senza risposte, un tempo
nel quale si viaggia senza bagagli. All’indietro, imputridendo,
cadaveri.
Il verde avvolge
il grande andare di tutto, il profitto
delle case di tavola, i sudici locali
degli attrezzi, i nuclei sparsi di gente, i villaggi
sperduti, il vasto territorio che si scopre su barconi
grossi e lenti.
Il tempo. Il tempo lo rivelerà
Il tempo in cui quasi per ogni cosa è tardi.
Il tempo oltre l’orizzonte
di questo paesaggio,
quando il concetto del tempo sbiadirà …
il senso delle acque, l’erba calpestata intorno
alle case.

Siamo come estranei (Marco Milone)

C'è un tono elgiaco in questi versi di sostanza sapienziale che tendono al respiro lungo del microracconto rimemorante e si appigliano a nuclei di senso fondamentalmente gnomici: «non è possibile vivere all'infuori del tempo puro. Nessuno
si è mosso, nessuno è fuggito durante la bufera. Le sorgenti /si sono riscaldate nuovamente, solo per un istante».


Dove inizia lo spazio? Non durano
che per un secondo Come si muovono, come stanno
sempre legati al suono, ai capricci del letto

***

Devo resistere, devo sempre resistere
alla tua anima riflessa. Nessuno degli alberi del corpo, il significato
non è profondo. Il segmento e l'io, l'assenza
della libertà, i giorni che scompaiono. Non dire di sì
per compiacermi, dimentica la bellezza, dimentica i suoni

***

Troppo spesso m'insinuavo nelle mente altrui. Divorano
i segreti dei vivi, senza sapore Li mangio
e scompaiono alle mie spalle dolore, menzogne Le copro
non finiscono Vorrei ispirarmi, e mi ispiro
alle mie memorie, ai miei sogni. I mondi
li lascio agli stranieri, io
mi muovo nell'ombra come un falsario

***

Lo stesso luogo, una scala tra la nebbia Sospesa
tra la brezza dei nostri nomi. Percorre
le divisioni del passato, i ricordi giungono realizzati




Passi di memoria, i tuoi. Non mi vedi ridere da tempo, di certo
non da quando ci siamo ritrovati. Siamo come estranei, dobbiamo scoprirci ora
come prima, ricostruire i giorni perduti. Vorrei capire
l'importanza dell'assenza. Ormai sono lontano, non ritornerò


***

Non ho voglia di alzarmi adesso, non ho mai voluto
alzarmi. Sono felice dove sto, e per questo sono distante
dalle terre dove ho vissuto. Ho dimenticato dove si trovi, ricordo
un villaggio, strade dissolte, foglie
accasciate nel fango e cortecce denudate. Ricordo
che lì i giorni si assomigliano, e le pietre usate non lasciano ricordi

***

È svanito il tempo degli sbalzi di luce, adesso
non è possibile vivere all'infuori del tempo puro. Nessuno
si è mosso, nessuno è fuggito durante la bufera. Le sorgenti
si sono riscaldate nuovamente, solo per un istante

***

Vorrei mostrarti il tempo, pensare a te che ti allontani, la vita
senza di noi. Strani volti s’insinuano, colmano il vuoto
del tuo ricordo. Io non mi sento colpevole, tu
volevi apparire per sempre, ma sei morta. Sei morta


Marco Milone, poeta e scrittore, ha pubblicato l'antologia di racconti L'eterna condanna e altri racconti e le sillogi poetiche Geometria del silenzio, Sulle orme della speranza (Edizioni Progetto Cultura) e Nel labirinto del delirio (Zona). Ha svolto attività redazionali ed è stato redattore della rivista «Inguine magazine», e ha collaborato con le riviste «L'indice dei libri» e «Succo acido», e con le case editrici Comixcomunity e Coconino. È membro del comitato di lettura di “Il foglio edizioni”, collabora con “Due Punti edizioni” ed è stato caporedattore di «Cagliostro e-press» e delle riviste «Be side» e «Solaris». Ha curato mostre di fumetti e rassegne di cinema d'animazione.
Scrive sull'animazione, sull'arte, sul cinema e sui fumetti su Mellart.

Fotoracconto degli incontri a Venezia

nell'ambito del salone www.farepace.org v. qui il programma delle presentazioni organizzate da Fara


(da sinistra) Francesco Tomada, Giovanni Fierro, Stefano Guglielmin


Stefano Sanchini, Leela Marampudi e (primo a destra) Marco Zavarini


Stefano Sanchini al banchetto Fara


Francesco Tomada, Giovanni Fierro e Stefano Guglielmin


lettura di Chiara De Luca


Chiara De Luca e uditori


Emanuele Scataglini, Barbara Rosenberg e Massimiliano Parazzini


Alessandro Ramberti, Stefano Guglielmin e Italo Testa


Gli stessi in versione più allegra


Alessandro Ramberti, Alberto Rossini, Barbara Rosenberg e Stefano Sanchini


Alberto Rossini, Barbara Rosenberg, Massimiliano Parazzini e Stefano Sanchini

mercoledì 17 ottobre 2007

Tutto è sguardo (Riccardo Burgazzi)

«L’ultima volontà ignora il veleno dello scorpione: / attraverso questo cono tutto si stringe nel grigio; verso il punto forse luce.»
Mi pare che questo giovanissimo autore – che credo si esponga per la prima volta nel web – abbia una buona capacità di rendere visivamente e in modo non banale il proprio rapporto con la realtà e con gli altri. C’è qualche eco di buone letture con conseguenti stilemi "poetici" e a volte un uso insistito delle allitterazioni («Pietre roventi scrocchiano a mezzogiorno») e qualche ridondanza, ma Riccardo è sulla buona strada per trovare una sua epressione poetica che, come nei versi seguenti, sa colpirci e soprenderci con una certa naturale eleganza: «La via per fermare il tempo / comincia negli occhi. Tutto è sguardo»; «Il tempo, qui, da sempre, scorre piano: / a motore spento»; «il sudore è l’umido di pareti di prigione / non è una fuga: quel mare / scavalca l’orizzonte a perdifiato. / E ci guarda.»

Nomina nuda

Puoi fissare, certi giorni d’inverno,
tra le dita inerti della quercia,
il sole: ogni immagine, in un momento
di attenzione, è segno dell’esistere
malgrado la nebbia.

Specchio del vento in queste ore,
l’incertezza di orientare i flash
colorati che sfumano nel nero, chiusi gli occhi.
Immagini: agire senza domande;
e il nulla ingoia ogni slancio.

Galleggia la barca al molo,
segna i minuti tra desiderio e delusione;
è legno impregnato di sale
mentre a noi resta un anelito di
luce riflessa, osservando uno stormo che sa dove andare.

Tutto questo – so, credo e spero –
non marcirà in etichette vuote
tratte a manciate dalle tasche;
ma ogni parola mi sembra sempre di più
fossile di ere perdute.



Fumo negli occhi


Segui
il rigagnolo d’incenso:
danza scoordinata tra vetro e legno,
un fantasma attorno alle dita.
Avvolge. Indifferente.

Spronati da una volontà sorda,
la corsa di un fiume ogni giorno,
verso un fine che non è chiaro; non
possiamo vedere; non
ci interessa.

Quando la notte nel camino
raffredda gli ultimi carboni,
torna la paura di un portaordini
in bicicletta tra le trincee:
“Ricu, va piàn che te scarlighet”.

Marcia lento nella nebbia il fiato
sale nel freddo senza disegno,
illuminato da un faro di strada,
ha corona di foglie d’autunno;
in questa stanza resta eterno il profumo d’incenso.


Come il fumo si arrampica inesorabile /
così la massa ogni giorno si mobilita e stenta a pensare /
ma la sera verrà un brivido di consapevolezza: /
bisogna cercare salvezza contro il buio eterno.



Snodando il punto offuscato


L’ultima volontà ignora il veleno dello scorpione:
attraverso questo cono tutto si stringe nel grigio;
verso il punto forse luce.
Avanza, barcolla, sale la duna;
sabbia graffiata da una battaglia muta.

Grida e urla si incatenano a un silenzio
con occhi e pugni serrati,
che scuote la testa mordendosi le labbra:
fragile, come il suo riflesso di ninfea fluttuante,
si intuisce il confine e resta lontano.

Vagando vuoto, abisso attorno un’anima nuda,
che suda e piange ma sputa agli affanni.
Le tracce aumentano: sbroglia quel nodo!
Io posso vedere il mare informe e confuso.
Senza occhiali.

Lucerne del corpo fisse alla cima,
il sudore è l’umido di pareti di prigione
non è una fuga: quel mare
scavalca l’orizzonte a perdifiato.
E ci guarda.

Le difficoltà non impediranno di scalare la parete più invalicabile; /
è una lotta continua: per utopia, per fede /
e si soffre e si spera e si soffre, fin quando non si intravede l’orizzonte: /
lo si fissa, ci si immerge e sarà lui a salvarci, affogandoci finalmente sereni.



Rocca sul mare

Pietre roventi scrocchiano a mezzogiorno
sotto i passi del cavaliere:
nulla rimane dopo il saccheggio.
Pietre inumidite dalla lingua delle capre
per le briciole volate
da una tovaglia scossa.

Dall’alto di questa rupe
vedo gli scogli; tu sai
da quanto il mare vi si scroscia?
Una lucertola raccoglie quel sole,
che annusava il respiro del vulcano
prima che le clave battessero le rocce.

Riprodurre la rete che intreccia
questi angoli, questi animali…
Quale particolare ignorerebbe il pennello?
Cerco qualche nodo per non sentirmi estraneo,
per legarmi al filo che intravediamo
tracciato in un silenzio eterno.



Il falco di fine agosto a 3000 metri

(un rifugio sopra Alagna)

Tremila metri, roteando lento,
mirando alto un punto lontano,
le braccia guidate dal vento.
Il tempo, qui, da sempre, scorre piano:
a motore spento,
danzando nell’aria come un deltaplano
guarda al silenzio su mille rupi e altre cento;
sole riflesso su pietre e neve, lo accarezza con mano.

Respiriamo. Le punte frastagliano a tondo,
seguendole ci perdiamo, immenso attorno;
nessuna paura di sentirci esclusi dal contorno,
non desideriamo aspettare la sera:
ormai dentro una voglia di andare.
Sostare senza fermarsi… la via per volare.


Carpe

Si fissano nel silenzio.
La scenografia diventa superflua,
a uno a uno si spengono i riflessi.
La via per fermare il tempo
comincia negli occhi. Tutto è sguardo:
umido sorriso tremante.
La speranza rallenta i respiri,
le fronti accennano un desiderio.
Qualcosa monta dentro, arriva in gola:
dal petto il bisogno di riguardarsi.
Tentativo per vedere il cielo e possederlo.
Sguardo
per un’immagine nel cristallo.


Waiting for…

Ero solo. Freddo;
su un ponte. Neve.
La sagoma sfumava
con le nuvole e, sotto, il torrente;
guardavo intorno:
l’acqua cadeva,
le stelle, cento e cento,
sole.
Buio. E un campanile svettava.

Dove i sorrisi?
Vieni, aspetto, vieni;
ma spero poco.

Poi la campana coprì i miei passi,
soli.




Riccardo Burgazzi è nato a Milano il 13/02/88, ha frequentato il liceo scientifico ed è attualmente iscritto alla facoltà di Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. La sua prova di italiano gareggia in un concorso letterario per il miglior tema di maturità 2007. La sua produzione poetica è iniziata di recente.

Yeats, Donne e una inedita (Stefano Cervini)

altre traduzione di Stefano Cervini qui e qui

The Lady’s First Song (W.B. Yeats, 1938)

I turn round
like a dumb beast in a show,
neither know what I am
nor where I go,
my language beaten
into one name;
I am in love
and that is my shame.
What hurts the soul
my soul adores,
no better than a beast
upon all fours.


Il Primo Canto della Signora

Giro in tondo
come una stupida bestia al circo,
né so chi sono,
né dove vado,
la lingua mia che sbatte
dentro un solo nome.

Io amo,
ecco la mia colpa!

Ciò che ferisce l’anima
l’anima mia adora,
non meglio di una bestia
a quattro zampe.

***

The Lover’s song (W.B. Yeats, 1938)

Bird sights for the air,
thought for I know not where,
for the womb the seed sights.
Now sinks the same rest
on mind, on nest,
on straining thighs.


Il canto dell’amante

Anela per l’aere l’uccello,
l’intelletto per chissà dove,
per i fianchi anela il seme.

Scende ora uno stesso ristoro
sulla mente, sul nido,
sulle cosce che s’affaticano.

***

The Spur (W.B. Yeats, 1938)

You think it horrible that lust and rage
should dance attention upon my old age;
They were not such a plague when I was young;
what else have I to spur me into song?


Il pungolo

Orribile tu ritieni che furore e libidine
danzino le attenzioni della mia vecchiaia;

non erano piaghe tali in gioventù;
quale altro pungolo al mio cantare?


***

A valediction: forbidding mourning (John Donne, 1611)

As virtuous men pass mildly away,
And whisper to their soules, to goe,
Whilst some of their sad friends doe say,
The breath goes now, and some say, no:

So let us melt, and make no noise,
No teare-floods, nor sigh-tempests move,
T’ were prophanation of our joyes
To tell the layetie our love.

Moving of th' earth brings harmes and feares;
Men reckon what it did and meant,
But trepidation of the spheares,
Though greater farre, is innocent.

Dull sublunary lovers love
(Whose soule is sense) cannot admit
Absence, because it doth remove
Those things which elemented it.

But we by a love, so much refin'd,
That our selves know not what it is,
Inter-assured of the mind,
Care lesse, eyes, lips, and hands to misse.

Our two soules therefore, which are one,
Though I must goe, endure not yet
A breach, but an expansion,
Like gold to ayery thinnesse beate.

If they be two, they are two so
As stiffe twin compasses are two,
Thy soule the fixt foot, makes no show
To move, but doth, if the' other doe.

And though it in the center sit,
Yet when the other far doth rome,
It leanes, and hearkens after it,
And growes erect, as that comes home.

Such wilt thou be to mee, who must
Like th' other foot obliquely runne;
Thy firmnes makes my circle just,
And makes me end, where I begunne.


Un congedo: ad impedirne il cordoglio

Come i virtuosi serenamente trapassano
e bisbigliano all’anime loro di andarsene,
nel mentre alcuni amici tristi dicono
”se ne va il respiro”, ed alcuni negano,

così sciogliamoci noi, senza far rumore,
senza diluvi di lacrime, né tempeste di sospiri;
sarebbe profanare le nostre gioie
dire al secolo del nostro amore.

Lo scuotersi della terra reca danni e timori,
ne stimano gli uomini effetti e significati,
ma il trepidare delle sfere celesti,
pure tanto maggiore, non ci nuoce.

L’amore degli spenti amanti sublunari
(il cui spirito è il senso) non ammette
l’assenza, poiché essa rimuove
quegli aspetti che lo sostanziano.

Ma noi, da un amore così raffinato
che noi stessi non sappiamo che sia,
a vicenda ci assicuriamo le menti,
incuranti di smarrirne occhi, labbra, mani.

Dunque le nostre due anime, che sono una,
sebbene io debba andare, sopportano
non certo una rottura, ma una estensione,
come oro battuto in aerea finezza.

Siano pur due, allora sono due così come
la meccanica gemella del compasso è duplice,
l’anima tua, il piede fisso, non fa mostra
di muoversi, ma lo fa, se pure l’altro lo fa.

E benché ella risieda nel centro,
tuttavia quando l’altro più lontano vaga,
s’inchina e con devozione lo segue,
e torna dritta quand’egli rientra.

Tale tu sarai per me, che debbo
come l’altro piede girare obliquo;
la tua fermezza fa giusto il mio cerchio
e mi reca a quel termine da cui iniziai.

***

“Propongo qui sotto una mia traduzione di una celebre lirica di W.B. Yeats; alla mia traduzione faccio anche seguire quella che ne ha dato E. Montale, il quale probabilmente ha adottato criteri differenti e più liberi.”

After long silence (W.B. Yeats, 1933)

Speech after long silence; it is right,
All other lovers being estranged or dead,
Unfriendly lamplight hid under its shade,
The curtains drawn upon unfriendly night,
That we descant and yet again descant
Upon the supreme theme of Art and Song:
Bodily decrepitude is wisdom; young
We loved each other and were ignorant.


Dopo un lungo tacere

Parlare dopo un lungo tacere. È giusto,
lontano ogni altro amante o deceduto,
celato il lucore ostile dal paralume,
distesa la tenda sulla notte nemica,
che si discetti tra noi e si discetti ancora
sull’eccelso tema dell’Arte e del Canto:
nella decadenza del corpo la saggezza. Giovani
ci amavamo l’un l’altro ed eravamo ignari.

===

Dopo un lungo silenzio

Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli altri esseri amati,
nascosta nell’abat-jour l’ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l’Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia: giovani
ci siamo amati senza saperne nulla.

(traduzione di Eugenio Montale, Quaderno di traduzioni, Mondadori, 1975)


***

Tra le rovine di Pompei

Avverto ora
a me intorno
le pietre di quest'urbe
come vive. Vago
come sospeso
in quest'aria densa
che m'intride dentro.

Scorrono millenari
i passi miei sul selciato,
echi vivi degli antichi,
e mi sovviene così
della nostra storia,
delle nostre genti,
e la fronte si alza
e lo sguardo, grato,
viaggia lontano.


Cervini Stefano
- Primo classificato nel Gran Prix franco-itaLIEN 2007, organizzato dalla Associazione LIEN (Les Italiens et Nous);
- primo classificato nell’VIII edizione del Premio Les Lyriques 2006, organizzato dalla Prospettiva Editrice;
- primo classificato nella Sezione Poesia della II edizione del Premio Nazionale di Scrittura Essen-ziale “Brevis” 2006;
- menzione d’onore nella VII edizione del Premio Il Convivio 2007;
- finalista nella XXIII edizione del Premio Firenze 2005;
- segnalazione di una silloge di liriche nella IV edizione del concorso Pubblica con noi 2005, organizzato da Fara Editore.

Interrail segnalato dal Premio Varcasia 2007

cliccare sull'immagine per ingrandirla



bando del premio qui

v. scheda libro qui

martedì 16 ottobre 2007

Dante e la Natura a Ravenna 10 nov

cliccare sull'immagine per ingrandirla



altre inziative del Centro Dantesco qui

La tua luce è un lupo (Tiziana Cera Rosco)


Penso sarebbe impossibile per Tiziana Cera Rosco scrivere senza fare riferimento alla conoscenza, che in senso biblico (e i riferimenti alle Scritture abbondano in questi versi) è condivisione di un'esperienza, un esser-ci dentro alle cose (“Guardare il verde delle foglie / è quasi esserci”), e non una mera speculazione o riflessione sulle stesse. Così le metafore e le allegorie non possono prescindere da un legame diretto con il corpo e le sue parti, con la carne umana o animale, con le cose spesso animate (tipo la torcia) con verbi di azione e movimento (“Voglio sbatterti il viso sulla pagina”) piuttosto che verbi di meditaziono o astrazione. Epigrafico e memorabile questo distico: “l’amore / è spalancare la morte con un nome.”

Da Il Compito, Niebo, La Vita Felice in uscita a dicembre 2007


Le tue mani
sono un branco
il cinghiale
i Numeri le Cronache i Maccabei
il salmo 62 a qualcosa di secondo.
Sono le spanne che promulgano la luce
la picchiata
quella bocca dove avvoltoi beccano le leggi
a fiotto aperto.
È sempre una questione di carne e inverno
che si sbranano tra loro
bibbia che buca nel legno in cui mi appoggio
e tiene traccia rossa a me
la mano destra e la mano sinistra - le mie
che chiudono la caccia brutale a qualcosa di levato
dove le tue sono il cibo ultimo prima dell’assalto
quando la bestia mangia prima
mangia comunque
reni fegato cervella
quel presente violento da squartare e fare sacro.
La tua luce è un lupo
è questa morte protetta nei palmi del violento
come un padre da cui mi offri da bere per sempre.

***

Voglio sbatterti il viso sulla pagina
il tuo viso arrivato in picchiata in mezzo ai rami.
Voglio bloccartelo in apnea
nella garza sterile di questa carta H2 O.
Come se il tuo grido da schiantato
fosse tutta l'armatura del tuo corpo
la pelle tesa di desideri tirati ad osso.

Voglio che tu stia stordito nella conca
nel cavo agro della bocca
come la tua parola che scava e scava
coi suoi speroni di stelle
il mio palato di seppia
il mio palato di uva buia.

Voglio premerti con un colpo e una spinta
farti vedere dove vivo
dove sono i miei sigilli
tutti i bulbi dell'orto.
E dopo averti sbattuto alla campana
ritornarti la tua parola illesa
quella che non valeva un assassinio
che non era abbastanza in vita.
Dirti con voce di torcia, la nera
che devi temere le capsule da scoppio
che porto in pieno petto.
Non sono la regina di nessun oro di bologna.
Sono la torre da cui stai per cadere
la torre spinata
sopra un castello di 33 vertebre roventi.

***

I sogni di cui sogni
hanno la testa fuori, ma non chiamano
sono sogni circoncisi su un cristiano di latte
che entrano bene senza il mio nome
e li senti subito ridere
ma in poco hanno la pelle screpolata
la ripetizione di una parola grammaticale
di cui sanno suono e linee
che sembrerebbe tutto
se avesse le vocali della deportazione.
Casa figli orizzonti abbracci pianti tenuti
il commercio dell’oggetto del bene
sono nomi vari che ora dai
alle belle scopate prima dell’inverno
come altri inverni prima, persone.

Ma non c’è niente di personale in questo seme
in cui vedo l’albero sacro
a cui appenderò il figlio che non sei.

A otto anni un terremoto
minacciò di morte tutto di me
mia madre chiama “Tiziana Tiziana”
nel mostro delle oscillazioni
chiama la mia casa i miei figli i miei orizzonti
tutti gli abbracci e i pianti che avrei tenuto
e periodicamente sogno di essere
l’estrazione potente di Lazzaro.
La resurrezione in sé è poca cosa
complica la devozione.
Gesù amava Marta, la sorella Maria
e Lazzaro, il fratello.
Poche parole dicono persone
lacrime
che era capace di affetti personali.
Tutto qui

l’amore
è spalancare la morte con un nome.

***

Ma forse sono queste debolezze
che danno equilibrio agli uomini
assomigliare a quel che non si dice
il pensare poco seriamente di non capire
come una scomparsa che rimargina la sera
una resa vocale mentre parli
che non suona. O che non senti.

E questo altro e noi
vederlo quando lo vedi tu
domandarci se siamo esposti
e chiusi agli altri come oggetti, tirati
cartesiani
è improvvisamente cambiare la moneta
pagare il companatico per questa umanità
privata e meno astratta
il radicale carattere di un ultimo
che non giura più
non serra la politica di un uso
esige il si e il no
l’asciutto che fortifica il sentire
un parlare limpido delle proprie incompetenze
per Filo e per Segno

è il dolore

è l’aderenza a quello che diciamo.
Cose che si sanno nella comparsa di noi.

***

Non ti inviterò all’obbedienza
alla distinzione
nè a tenere a mente
l’ordine dei telai di questa pelle.
Anche io me ne sto
tra le gambe aperte dei mercati
a provare ogni tipo di frutto carico
a stare attenta al sapore.
Ma mi distrarrò da te
per vigilare il mio compito
affinché l’animale non consumi tutta la luce
per la sua piccola tana.
Ho da fare una radice quadrata
la matematica di una riduzione
e dalle intercapedini delle sicurezze
estrarre ciò che sono.

Certo, ho del bene in serbo
sono in cova.
Ma anche nell’aria
c’è un punto incinta

ed è un punto vuoto.

***

Guardare il verde delle foglie
è quasi esserci
mentre tengo i componenti afferrati per le mani
la luce di questa mattina
gestisce tutte le mie decisioni
come un volto sotteso
che mi somiglia più di quanto non mi somigli io
elementi
la carne, l’aria
il tempo in me riciclato in altre vite.
L’incertezza che allarga la mia casa
fuori da qualunque porta
è un talento fino al buio noto del mondo
come un’infanzia stesa al cielo
lungo tutto il quartiere degli ebrei
mentre parlo di merende e morte
soltanto per dire ai miei figli
che non è ancora ora di ricordarsi di me
che anche oggi pomeriggio
saremo una farfalla di natura ignota
che verso sera nel cielo siderurgico
avremo ringraziamenti alimentari
un vino trapassato in acqua
e la notte governerà il nostro sistema ereditario.
E’ la luce nelle foglie
questo verde, null’altro
lo stato effettivo delle mie conoscenze
a onor del vero, su noi.

***

Togliere dalla tavola il cibo
il gesto remoto di tenere conto delle briciole
e dell’operazione della poca luce
risistemare comprensibilmente una violenza
come a riordinare insieme un nome comune
un popolo di posizioni intermedie

è tenere conto di tutto

la pratica esigua di un titolo di studio elementare
fare i conti a memoria con una matematica di mani
cosi come la sperimentiamo.
Passata questa tosse, s. ambrogio
le tacche imprecise dell’antibiotico
i miei figli avranno una buona educazione
una delle prime lezioni verterà
sullo statuto dell’attenzione al cibo
e al fatto che invecchierò
- ma non del tutto -
se tutto quello che posso dare da mangiare è una maiuscola
vuol dire soltanto che ho finalmente perso
che la seconda lezione sarà
la morte reversibile di Dio.
Gli uccelli della pioggia compongono
schiere di grafie enormi da decifrare col silenzio
che lascia l’acqua su questo terrazzo rialzato
la grande lettera ossidata dal bisogno di vedere
una falange che si leva e copre, si distanzia
e non distingue i gradi della mia miopia.
Facciamo sulla tovaglia i compiti.
La penna inciampa precisa sugli avanzi. Correggiamo.

La terza lezione ci istruirà sulla direzione del ritorno.



Tiziana Cera Rosco è nata nel 1973 a Milano, dove vive con due creature. Ha pubbilcato Lluvia (Lietocolle,2004), Il sangue trattenere (Atelier, 2003), Calco dei tuoi arti (Lietocolle, 2002) e nelle antologie Il presente della poesia italiana (Lietocolle 2006), L’arcano fascino della bellezza, tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone ed. 2006), Lavori di scavo. Antologia di poeti nati negli anni ’70 (RaiLibro, 2004), Poesia in Festival (Teatro Olimpico, Vicenza 2003), Gli Argonauti (Archivi del’900, 2001), Gli Angeli di Novi Sad (Quaderni del Battello Ebbro, 2002), Almanacco del Mitomodernismo (Alassio, 2000). È in uscita Il Compito, Niebo, La Vita Felice.
Attualmente, dopo una scrittura per letture teatrali Dio Il Macedone, sta scrivendo il suo primo romanzo.

Su Valentina Renzi

articolo di Cristian Pretolani apparso su «La Voce di Romagna» del 14-10-07
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)



v. scheda libro qui

Nuova di Raffaele Ibba

qui

Su Specchio Poetico (Parato e De Falco)


recensione di Vincenzo D'Alessio (G.C.F. Guarini)

Nella collana «Sia cosa che» il testo Specchio poetico occupa il trentunesimo posto: una nuova fatica a cura di Alessandro Ramberti. Editore che punta sui giovani(issimi); talent scout; poeta egli stesso, ci sottopone uno specchio dai contorni bifacciali. I primi due autori, che si completano e criticano a vicenda, sono Andrea Parato e Carmine De Falco. Due poeti con scritture in opposizione. Due modi di riversare il colore interiore su tavolozze diversificate.
Parato usa toni bellissimi, sfumati, lirici, a volte in rima alternata. Versi che offrono al lettore l'inizio della maieutica nella "terapia del dolore". L'anabasi della malattia del secolo che la società contemporanea ha costruito per allontanare la paura della sofferenza e della fine. L'invocazione ripetuta più volte nei versi è “insegnami": e come possiamo eludere questa aspettativa? L'Assenza è la corsa verso la fede, la memoria collettiva di un diofattouomo che ci sollecita a testimoniare con il nostro il suo percorso di vita. Beato chi soffre nel mio nome, insegna Gesù Cristo. Ma quanti di noi possiamo dichiarare il sincero assenso «nel pozzo buio della (mia) coscienza?» (pag.11)

L'autore lo fa con una prosodia che accompagna il lettore lungo «scale / che sanno di minestra vecchia», dentro un mondo che tenta di eludere la sofferenza nascosta in edifici lontani «dal trillo di macchine fuori» (pag. 16).

Tornano alla mente i versi indimeticabili di Maria Luisa Ripa: «(…) Quasi un odore di morte / se per morte s'intende l'assenza.» (Parole dal silenzio)
Rituali antichi che fanno bene alla mente quando vengono riportati nella disfatta memoria collettiva dei contemporanei, distratti, troppo distratti dal malessere dell'avere.

De Falco dalle sue finestre, sbarrate e mimetiche, finge una lingua ossimorica; l'orpello semiotico vestito di acronimi. La sfida linguistica nell'uso di sintagmi opposti tra loro, zèugmi di una scrittura automatica, orfica, sinestetica, ricca di anacoluti:

Tu sei per me una mazza
Di scopa rivolta la colonna
Vertebrale che fiorisce
Di paglia ritorta, sorriso
(pag. 67)

Gli elementi sono accostati in un gioco mentale che dispiega la sua energia nel coinvolgere il lettore in versi dall'aspetto ironico ma dal percorso intenso. Colori forti: contrasti non solo visivi affidati all'inglese, con richiami anche al dialetto
napoletano: «'o per e 'o muss» e al francese. Tiritere linguistiche, scioglilingua: «Piove sui rossi matti mattoni dei tetti» (pag.
96), intense assonanze. Come scrive Parato nella sua formula critica ai versi di De Falco: «Il mondo soverchiato dalla parola ritorna in frammenti» (pag. 102) e questa chiave di lettura ripristina in pieno il pragmatismo al quale sembra legato il percorso veemente della poetica di De Falco.

2 nuove di Vincenzo Celli

qui

venerdì 12 ottobre 2007

Gli uragani di cui si compone il cervello (Gianmaria Giannetti)


Fra i poeti presenti in questo blog, credo che quello più avvicinabile, per visionarietà e un certo sperimentalismo (soprattutto nella scelta di una versificazione molto libera e nell'implicita ironia sullo stesso farsi della poesia, e sull'uso convenzionale delle metafore e di altre figure retoriche), il poeta, si diceva, che mi pare più in sintonia con lo stile di Gianamaria Giannetti (la cui foto riprodotta a lato si trova nel sito blanc de ta nuque) sia Valerio Grutt (cosa mi dicono gli interessati?).
Il timbro di Giannetti ha risvolti ombrosi e dolorosi eppure appare anche disposto a una giocosità performativa, teatrale, benché di fondo malinconica come (per me) sono sempre state le esibizioni dei clown e dei mimi: “Ho una testa vuota dove metto / i pensieri cattivi.”; “Io sono il ponte tra me e me. Ho cento / gambe, trecento cervelli, un solo chiodo / che non arrugginisce mai, invisibile e pesante.”



Non entro.
Lascio entrare gli spiriti immortali.
Alle porte ci sono due cavalli e un punto equidistante
fra il cavallo bianco e il cavallo bianco come tra me e
me stesso.

***

Io sono un Re triste, vedo passare il tempo
senza smettere di essere un Re triste.
Io sono un Re triste, riempio il tempo
di bianco, tanto bianco, riempio il dove
di rosa, tanto rosa, riempio il da dove vengo
di giallo, tanto giallo.

***

Non entro. Non entro, lascio entrare
cento occhi, cento occhi rossi. Sto fuori e disegno
un quadrato bianco, non entro io sto per scomparire.

***

Ho una testa reale.
Ho una testa irreale.
Ho duecento teste.
Ho una testa vuota dove metto
i pensieri cattivi.
La testa è immobile su un comodino
di cemento.

***

Io sono il ponte tra me e me. Ho cento
gambe, trecento cervelli, un solo chiodo
che non arrugginisce mai, invisibile e pesante.

***

Fare delle piccole cose, spostare il baule,
tagliare la cipolla, accendere il gas,
guardare dalla finestra.
Fare delle piccole cose, aspettare che il soldato
rientri dalla guerra, contare le domande
a cui non si può rispondere.

***

Io conto solo le linee di sangue che colano
dai miei occhi ciechi. Io sono un cieco
che apre le finestre sull’altro mondo e vede
le cose a scatti, in frantumi, in fantasmi
e si chiede cos’è la visione, perché ci sono le
domande.

***

Non sono una farfalla.
Ho una scatola cranica, un cranio.
Ho occhi rossi pesanti.
Mangio il pane, il pane.
Nella stanza della mia mente ho cibo colorato.
Non sono il destino.
Il destino non si trova in una scatola.
Ho una casa.
Dormo in una scatola, con i bambini buoni
e i bambini cattivi.

***

Trovo alberi sottoterra ed elefanti.
Io vorrei essere un elefante con un solo pensiero
vivere in un punto luminoso, tra una stella bianca
e una stella nera.

***

Non mi seguire.
Non ci sono più, io no (chiudo gli occhi)
mosca laggiù, strega bianca, non mi
dire nulla, non voglio sapere nulla, in pace
voglio morire.



Gianmaria Giannetti è nato a Milano nel 1974. Ivi ha studiato filosofia estetica. Il suo metodo ricerca l’ignoto, l’errrore e la contemporaneità. Usa deliberatamente sia la pittura che la poesia, la fotografia o l’istallazione. Ha curato con Nicola Monti, in collaborazione con la Galleria Pio Monti di Roma (Flash Art Fair di Milano) serate di poesia sperimentale. Ha pubblicato tre raccolte di poesie, Escatologia di (una piuma) (Edizioni il Filo, Roma), La storia di Vera Blu (primi appunti) (Fara Editore, Rimini), Appunti di un terrestre (Giulio Perrone Editore, Roma). Vive e lavoro tra Bari e Finale Ligure.

Su La Riviera del Sangue di Alessandro Rivali

recensione di Pasquale Maffeo apparsa su «Il caffè» del 5 ottobre 2007, p. 13

(cliccare sull'immagine per ingradirla)




v. scheda libro qui

Farepace: incontri con gli autori a Venezia 13-14 ott

vai al fotoracconto



(cliccare sulla mappa per ingrandirla)
1. Scoletta dei Calegheri / Campo San Toma'
2. Scoletta di San Rocco / Campo San Rocco
3. Patronato Ai Frari, san Polo 2464 Q
4. Chiostro ss. Trinità dell’Archivio di Stato
5. Sala San Leonardo, Cannaregio
6. Fujiyama (San Barnaba)


v. il sito del salone www.farepace.org per tutto il ricco programma nel dettaglio

PRESENTAZIONI organizzate da Fara Editore
Chiostro dell’Archivio di Stato
Venezia, Campo dei Frari 3002


SABATO 13 ottobre 2007

- dalle ore 15.30 (7 minuti per autore con dibattito aperto a seguire)
Letteratura e conflitti: favole, racconti, versi e analisi possono convertire l’odio?
Barbara Rosenberg legge da Storie con un altro finale (Fara, 2007) presenti l'illustratore Massimiliano Parazzini e il musicista Emanuele Scataglini
Alberto Rossini legge da Il Palazzo vuoto (Fara, 2007)
Stefano Sanchini legge da Interrail (Fara, 2007)
Leela Marampudi legge da Mal bianco (Fara, 2006)
Marco Zavarini legge inediti


DOMENICA 14 ottobre 2007

- ore 15.30 (6 minuti per autore con dibattito aperto a seguire)
Poesia: mettere a nudo l’odio (di sé)?

Giovanni Fierro legge da Lasciami così (Sottomondo, Gorizia, 2004, 20052)
Chiara De Luca legge da La Mina (stra)vagante (Fara, 2006), La coda della galassia (Fara, 2005) e La collezionista(Fara, 2005)
Stefano Guglielmin legge da Come a beato confine (Book Editore, 2003) e da La distanza immedicata (Le Voci della Luna Poesia, 2006)
Francesco Tomada legge da L’infanzia vista da qui (Sottomondo, Gorizia, 2005, 20062)
Italo Testa legge da canti ostili (LietoColle, Como, 2007)

(Sperando che le nostre comunicazioni siano per Lei interessanti, Le assicuriamo che i Suoi dati saranno da noi trattati con riservatezza. Per essere cancellato dalla nostra mailing list basta rispondere UTILIZZANDO LO STESSO INDIRIZZO DI POSTA che volete venga cancellato, scrivendo in oggetto: CANCELLAMI)

giovedì 11 ottobre 2007

Premio Pascoli 8^ edizione 30 apr 08

…/faranews 94


È uscito il numero di ottobre qui
(illustrazione a fianco di Patrizia Casadei)

Numero 94
Ottobre 2007
Editoriale: Ombre e radici, normalità e follia…

… di questo ci parla nel suo vivido racconto Subhaga Gaetano Failla e proseguiamo con un racconto empatico sulle apparenze vs le presenze di peso di Marco Bottoni, proseguiamo con i begli echi poetici di Enrica Musio e la caustica ironia di Giovanni Tuzet. Abbiamo poi l'avvincente racconto di Vesna Andrejevic che ci ricorda che “l’inizio di ogni viaggio sta nella nostra ignoranza” e infine la sempre illuminante lectio lucana di padre Bernardo M. Gianni. Buona lettura!

mercoledì 10 ottobre 2007

Su Fiori di vetro di Antonietta Gnerre


Commento critico di Narda Fattori

L’opera della Gnerre è divisa in più sezioni , la più corposa della quale è ”Restauri di solitudine”.
È un titolo bifronte, quasi ossimorico: la solitudine restaurata è una ricerca di un nuovo silenzio o, al contrario, il restauro della solitudine è il riempire di sensi la stessa? È la prima domanda che mi sono posta e alla quale ho presto trovato risposta a pag. 16 dove ho incontrato questi splendidi, fulminei versi, che hanno più ampio il bianco del nero dei caratteri della scrittura:

tra gli sterpi sterili
di rami ceduti dai becchi

sui centimetri dell’erba
solitaria di pollini

tra la verzura

plano un’alba appena tinta
sui cocci di velluto


Eccola la solitudine come assenza, vuoto che cede ad una meraviglia che pur fa male.
Si rifletta sui cocci di velluto, antitetici, che la vita è: coccio e velluto, solitudine e incontro, dono e furto del sé.
La poetessa ha un’immagine tragicamente dolorosa dell’esistenza e, contemporaneamente sa che può vincerla, per una luce, un vigore, un rigoglio che si fa benedicente se sorretta dal dono alto della fede: “… Ti prego abbandonami nei cerchi / della luce fragile delle tende / e dimentica il mio cuore nel Sud dei tormenti.”
Ma tutte le poesie di questa sezione che hanno ricercatezze formali ben evidenti e qualche astuzia retorica, grondano del dolore della terra, dell’essere creatura della terra, dolente, gravata, meschina dove “come spugna il silenzio / tinge la pelle di sangue”. Allora saranno necessari molti amuleti, molto pane azzimo; la poesia è un viaggio, o forse una compagna di viaggio, che aiuta a reggere i bagagli. Ma non vorrei andare anch’io per metafore nel commentare queste belle poesie che solo abbondano di ricercate metafore, appunto, quando, e la poetessa lo sa, è sulla soglia, sui marciapiedi, all’interno del cuore che si vive e si medica la solitudine.
La poesia della Gnerre è stringata, corposa, a volta sapienziale o duttile come gli haiku di una sezione, tutti curati.
Ne cito un paio, esemplari: “sono stanca / del sole che / muore nel /mese azzurro”; e “ricamo stelle / sul tempo / del campanile / seduta a guardare”.
Anche Ramberti, nella prefazione, coglie l’ardimento della parola della poetessa che non si esime dalla denuncia del dolore che spadroneggia, abita l’interno del mondo. Occorrre salire, capiamo, andare oltre, sollevarci, perché non ci afferri completamente e non ci sottragga la meraviglia del dono e della vita.

Operai di sogni



Operai di sogni. Poeti irpini del Novecento
a cura di Paolo Saggese
Elio Sellini Editore, Avellino, 2007 (tel. 0825-74429)

Di grande interesse questo volume sulla poesia in Irpina nel secolo scorso gentilmente inviatomi dai poeti e amici di quella terra Vincenzo D'Alessio, Emilia Dente e Antonietta Gnerre.
I libro di cui offriamo qui alcune immagini che ne evidenziano parzialmente la bellezza anche dal punto di vista grafico (le fotografie sono infatti significative e costituiscono una documentazione visiva che ben dialoga con il testo) vuole «privilegiare il rapporto tra la poesia “ufficiale” – quella dei poeti noti in campo nazionale – e la sotria di questi nostri poeti sino ad ora spesso esclusi dalla storia, ma che meritano una “gloria” e un'attenzione maggiori. In tal senso, ma non solo in tal senso, notevole è l'affinità ideologica con Salvatore Quasimodo, che nel lontano 1953 auspicava la realizzazione, ancora non compiuta, di una “Carta poetica” del Sud, che il Centro di Documentazione si accinge a tracciare”. Così scrive il Curatore nella introduzione e ci pare che il libro fornisca utilissime coordinate anche per una migliore comprensione della poesia del Novecento in generale.

(cliccare sulle immagini per ingrandirle)


Lettere e musica: prossimi eventi


Due performance multimediali:
Masala Voci dal Mondo e Fotogrammi

Il progetto Masala è dedicato all'immigrazione e al viaggio, ed è il proseguimento del percorso artistico iniziato lo scorso anno (con nuovi contenuti video - nuove musiche e poesie)

Il progetto Fotogrammi racconta attraverso poesie e canzoni, le piccole storie, le aspirazioni di uomini e donne alle prese con il difficile mondo del "quotidiano".

Chi volesse un esempio del nostro lavoro può andare sul sito www.scataglini.info e vedere in streaming i video dei brani L'Ultima neve e La giostra.

Ecco le date

Venerdì 9 novembre ore 21.15 circolo culturale "Metissage" via Borsieri
ingresso via de Castiglia video concerto "Fotogrammi"

Venerdì16 novembre ore 21.15 Palazzo Granaio Settimo Milanese video concerto
"Masala"

Venerdi 30 novembre ore 21.15 Circolo Culturale La Locomotiva di Osnago (LC)
- Stazione Ferroviaria Via Trieste Osnago (LC) video concerto "Masala"

Sottolineo, inoltre che con Barbara Rosenberg e Max Parazzini saremo presenti a questi appuntamenti:

Sabato 13 ottobre dalle ore 15.30 Campo dei Frari 3002 Venezia "Letture in musica"

Sabato 27 ottobre ore 21.15 p.zza Truogoli di Santa Brigida 25 Libreria
Finis Terre Genova "Letture in musica"

Grazie per l'attenzione Emanuele Scataglini


tutto su www.scataglini.info

martedì 9 ottobre 2007

Sull'Appello di Borghi e poesie (Vincenzo Celli)


«… ho letto il post di Borghi e devo dire che ci sono spunti di riflessione. Avevo letto a suo tempo anche l'altro post sul senso di Farapoesia ed i commenti dei "soliti" quattro. Non ti nascondo che mi sono sentito tra quelli citati da Borghi, cioè tra quelli che scrivono, così per scrivere, senza tanto rispetto per il lettore, infatti io non ho la preparazione per scrivere a certi livelli, o forse più semplicemente non ne sono capace. Comunque resta il fatto, che ogni lettore ha una sua sensibilità e che quindi non si può essere lapidari in un solo senso, ma senza entrare troppo nella questione di gusti poetici personali, vero è che ci sono autori che scrivono in modo “difficile” o ermetico o sperimentale. Per quel che mi riguarda, vista anche la mia bassa preparazione in materia, preferisco autori “comprensibili”, ma non mi permetterei mai di criticare gli autori che scrivono nei modi sopradetti. Gli unici autori, che faccio fatica a leggere sono quelli che a prescindere dallo stile, sono quelli che “forzano” sia in un senso che nell'altro, almeno per il mio sentire. Se ad esempio una poesia è troppo piena di svenevolezze, di citazioni, di paroloni (che ti fanno leggere sempre col vocabolario sotto mano) mi diventano “pesanti» un po' come il paragone del pranzo nunziale. Alla fine si perde il senso vero, lo scopo, il messaggio e si rimane prigionieri, della forma, della maniera, in definitiva di se stessi. (…) ti mando anche qualche poesiola che ho scritto ultimamente
come sempre vedi tu che farne :)»

(altre poesie di Vincenzo Celli qui e qui e linkando a fianco)

ci credo

io una volta
l'ho visto il mare

era sotto la lavagna nera della notte

e me ne sono innamorato
come una zattera che naviga un verso alla luna


cino720
-------

la mia fine

seguo con lo sguardo
una gobba nel muro della gente normale
e mi chiedo fino a dove posso spingermi
in questo viaggio a braccia basse
cercando di ignorare la mia gastrite randagia

di per sè non ci sarebbe nulla di male
a dividersi in due come una mela
se non fosse che ho promesso a tutti di non morire


cino720
-------


quesiti


vorrei chiederti tante cose
ma per paura
lascio la mia faccia alle risposte
continuando a disegnare cerchi
a mano libera


cino720
-------

noi s'aspetta

riposa,

la mia lingua all'ombra del silenzio
e ingiallite parole cadono nell'autunno del giorno

laggiù, sulla pula del grano,

tra le conchiglie, rovistano alcuni
e le vele rientrano, stanche di vento e di sale sazie

ma ancora noi,

noi s'aspetta e si veglia
recitando rosari a nuovi amori

cino720
-------

Su Lune perusuase di Brunella Bruschi


recensione di Vincenzo D'Alessio

La collana Sia cosa che si arricchisce di un nuovo titolo e di una sapiente raccolta di versi: Lune persuase; autopresentata. Divisa in quattro sezioni: “Il viaggio interrotto”, “Dietro gli occhi”, “Ipotesi del secondo tipo” e “Lune persuase”, svela la proprietà di linguaggio poetico assunto dalla Bruschi e affonda le radici letterarie nello scenario del XX secolo.
Nell'autointroduzione «il trascolorare dei volti" richiama il Leopardi del Canto notturno; mentre per i miti greci e latini si affaccia il nobel Quasimodo; si percepiscono anche le tracce leopardiane attraverso la poesia di Zanzotto; affiora la classicità di Giuseppe Parini nella costellazione di Orione. Le quattro parti sono poste tra loro in un equilibrio dinamico che
coinvolge la sinapsi tra parola poetica e i cambiamenti della lingua italiana nel corso di questa ultima parte del ventesimo secolo. L'uso dell'accento, fondamentale nella lingua italiana; il verso come molecola di quella profonda energia del comporre la pluralità dei mondi e lasciarla fluire sul foglio. L'accostamento inscindibile tra suono (musica) e poesia. L'attesa per il rimaneggiamento dei versi; le allegorie, le metafore, la melanconia (Saba), l'ossimoro, l'assonanza:
(…)
se non incontri
la tua pietà
la scrittura è greve
manovalanz
a (pag. 20)

La prima parte della raccolta svela il viaggio alla ricerca della scrittura; la seconda parte ci pone di fronte alle ragioni coscienti dell'Io che ricerca le proprie frontiere, scava nel personale bagaglio per dare corpo all'universale. Tutto si accompagna con metafore, avanzate dall'avverbio come,tese ad esprimere la comparazione tra il reale e l'identità dell'assunto nel mondo poetico dell'Autrice. Forte compare la figura paterna, intrisa di eroicità; luoghi e persone compaiono come marionette e sfondo di un teatro familiare.
La terza parte pone quesiti al lettore e lo coinvolgono nella disamina del percorso assunto per affrontare il tema filosofico, sottoforma di aporia, che l'Autrice va sviluppando:
(…)
Cerca di sostituirmi
una volta nella questua
d'immagini e sensi.
(pag. 47)

Alto è il senso poetico. Forte di molte esperienze percepite sul campo che si avvertono nella definizione attenta dell'Arte :

… perché è l'arte
della conclusione
la coscienza dell'abisso per
non parlarsi addosso
e non rifarsi il verso
. (pag.48)

La quarta, e ultima, parte della raccolta è pregna di lirismo e ci offre il volto stupendo della luna, la testimone dell'infanzia (personale e del mondo), la dominatrice che ha diretto “il pennino” ad inchiostro lungo l'alfabeto dei segni, trasfigurando il dolore cosmico in una netta affermazione di richiesta di vita, leopardianamente reinterpretata. “Uno spazio nuovo che respira perdono” per la condizione umana a termine; la pietas profonda per la Natura madre e matrigna del genere vivente. La luna è la nave del viaggio; il pendolo inarrestabile di un cronografo che consente di valutare quanto abbiamo preso e quanto abbiamo dato all'umanità che è in noi; miti e realtà rappresi in una mano che ricama “un mondo di novelle”.
Panta rhêi: tutto scorre e trascolora alla luce della luna, “precipita avanti / pur di restare”. Poesia che viaggia in un cielo senza tempo e pone l'Autrice, e la sua necessaria solitudine, nella possibilità di sentirsi “diversa” nella “pia convinzione” che la discrezione impone per affrontare la propria esistenza fra le persone.

ottobre 2007
Vincenzo D'Alessio - Gruppo Culturale F.Guarini

lunedì 8 ottobre 2007

La punta della lingua ad Ancona 13-14 ott



Poesia Festival "La punta della lingua" (II edizione) che inizia giovedì 11 con la
VIDEOPOESIA (novità assoluta di quest'anno) e continua sabato 13 e domenica 14 con letture, interventi musicali e dibattiti a palazzo Camerata, Libreria
Feltrinelli e… altra novità di quest'anno: il Mercato delle Erbe!

Tra gli altri leggeranno loro poesie: Vivian Lamarque, Aldo Nove e Franco Buffoni! Insomma un'occasione da non perdere.
Qui sotto il programma.Maggiorni informazioni sul sito:
www.lapuntadellalingua.it oppure www.niewiem.org

Natalia
Presidente Nie Wiem - Onlus


Associazione Culturale NIE WIEM Onlus

presenta

LA PUNTA DELLA LINGUA 2007 - POESIA FESTIVAL

Direzione artistica: Luigi Socci


GIOVEDì 11 OTTOBRE 2007 LA POESIA CHE SI VEDE

HANGAR CULT LAB - H 21:30

Selezione internazionale di videopoesia in
collaborazione con "Doctor clip" (Roma Poesia).

Conducono: Andrea Cortellessa e Luigi Socci



SABATO 13 OTTOBRE 2007 CAMBIARE CANALE?
LA POESIA DENTRO E FUORI DAI LIBRI NELL'EPOCA DEI NUOVI MEDIA

PALAZZO CAMERATA - H 17:00

Andrea Cortellessa presenta la collana di poesia e
altro "Fuori formato" (ed. Le Lettere)

Sparajurij Lab presenta l'Antologia europea del Poetry
Slam (ed. No Reply)

Andrea Inglese parla dei blog di poesia e della poesia
in rete

Letture di Laura Pugno e Luigi Socci

Moderatore: Valerio Cuccaroni



POETI DA ANTOLOGIA MERCATO DELLE ERBE

H 20:30 - Buffet

H 21:30 - Letture di Vivian Lamarque, Aldo Nove e
Giovanna Marmo

Interventi musicali di Egle Sommacal



DOMENICA 14 OTTOBRE 2007 FRANCO BUFFONI SI PRESENTA

LIBRERIA "LA FELTRINELLI" - H 11

Franco Buffoni presenta il suo libro "Più luce, padre.
Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità"
(Sossella, 2007). Interviene Luigi Socci.

Brindisi finale offerto da NIE WIEM

LA NUOVA POESIA

MERCATO DELLE ERBE - H 21:30

Franco Buffoni presenta il IX Quaderno italiano di
poesia contemporanea

Letture di Alessandro Broggi, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri, Giovanni Turra

Intervengono: Francesco Scarabicchi e Renata Morresi

Interventi musicali di Egle Sommacal



INGRESSO LIBERO

Luoghi:

Hangar Cult Lab, Via G. Conti 10/C, Ancona

Palazzo Camerata, Via Fanti 9, Ancona

Libreria "La Feltrinelli", Corso Garibaldi 35, Ancona

Mercato delle Erbe, Piazza delle Erbe (c.so Mazzini), Ancona

* * *

LA PUNTA DELLA LINGUA 2007 - POESIA FESTIVAL è organizzato dall'Associazione Culturale NIE WIEM Onlus in collaborazione con la Regione Marche - Assessorato
alla Conoscenza, Istruzione, Formazione e Lavoro, Provincia di Ancona - Progetto "Leggere il 900" e Assessorato alla Cultura, Comune di Ancona - Assessorati alla Cultura, alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità, Centro Servizi per il
Volontariato di Ancona, Osteria Teatro Strabacco.

Voci di Liguria a Roma 16-11

Il 16 novembre 2007,
alle ore 18,
presso la libreria Odradek (Via dei Banchi Vecchi, 27, 00186 ROMA, 06/6833451)

si terrà una presentazione del libro VOCI DI LIGURIA (Lecce, Manni, 2007)

un'opera sulla poesia ligure di oggi, contenente introduzioni e scritti critici dei curatori Roberto Bertoni e Roberto Bugliani; e testi e dichiarazioni di poetica dei poeti Nanni Cagnone, Guido Caserza, Graziella Colotto, Giuseppe Conte, Mauro Ferrari, Lucetta Frisa, Francesco Macciò, Massimo Morasso, Enrica Salvaneschi, Angelo Tonelli.

Presenta PIERA MATTEI.

Interverranno i curatori del volume e quanti potranno partecipare tra i poeti presenti nel volume.

Il libro va oltre l'identità locale sebbene in parte se ne occupi; e si interroga, per il suo stesso argomento, sulla scrittura nel periodo attuale; i testi rientrano dell'alveo senz'altro nazionale; per ogni autore un testo è tradotto anche in inglese.

Convegno su Saba a Trieste ottobre-novembre


Università degli Studi di Trieste
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano


Comunicato stampa - Con cortese preghiera di pubblicazione


“SI PESA DOPO MORTO”
Convegno internazionale di studi per il Cinquantenario della scomparsa di Umberto Saba e Virgilio Giotti (Trieste, 25-26 ottobre 2007)

Nell’ambito delle Celebrazioni per il Cinquantenario della morte di Umberto Saba, promosse dal Comune di Trieste in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, i giorni 25 e 26 ottobre avrà luogo a Trieste, presso l’Auditorium del Museo Revoltella e la Facoltà di Lettere e Filosofia, il Convegno internazionale di studi “Si pesa dopo morto”.

Realizzato con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, il convegno è organizzato dall’Associazione “TriesteDistrettoCulturale”; è inoltre patrocinato dalla MOD, Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria, dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia e dalla Casa della Letteratura di Trieste.

Obiettivo del convegno e delle iniziative che lo affiancano è rendere omaggio a due fra gli scrittori triestini più rappresentativi del Novecento, Umberto Saba e Virgilio Giotti.
Se Umberto Saba è autore di fama internazionale, la cui opera ha influito sull’intero corso delle lettere italiane, Virgilio Giotti è certamente il più importante autore in dialetto della tradizione triestina.
A cinquant’anni dalla loro scomparsa (Saba e Giotti sono morti entrambi nel 1957), il convegno “Si pesa dopo morto” analizzerà, attraverso la presenza di prestigiosi relatori italiani e stranieri (sono previsti circa sessanta interventi), i molteplici aspetti dell’opera di Saba e Giotti.

Curatrice del convegno è Cristina Benussi, ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Trieste, dove è Presidente del Corso di Laurea in Lettere. Autrice di numerosi saggi e volumi (su Moravia, Calvino) e di importanti pubblicazioni sulla letteratura triestina (Italo Svevo, Giani Stuparich, Anita Pittoni, Umberto Saba), ha collaborato con le maggiori università italiane ed europee e con la Loyola University di Chicago e ha spesso suscitato un’ampia discussione non soltanto accademica con i suoi studi sull’ebraismo, sulle minoranze culturali della città e sulla letteratura dell’esodo.

All’appuntamento di Trieste farà seguito a Milano, dal 14 al 16 novembre, il convegno “Saba extravagante”, organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica, nell’ambito del quale verrà analizzato il periodo che il poeta triestino trascorse a Milano e le sue lunghe permanenze in altre città italiane.
Curatore del convegno milanese è Giorgio Baroni, ordinario di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all’Università Cattolica, autore di numerose monografie (su Ungaretti, Giotti, Saba, Slataper, per citarne soltanto alcuni), direttore della rivista Lettere italiane, visiting professor a Princeton, Salamanca, Coimbra, Salonicco, Lisbona, New York.

Fra i numerosi relatori italiani e stranieri (provenienti da ben undici paesi) che si avvicenderanno nel corso delle due giornate del convegno triestino, figurano prestigiosi docenti universitari, critici letterari di diverse scuole e generazioni (fra gli altri Giancarlo Alfano, Roberto Galaverni, Paolo Febbraro) ed alcuni poeti.

L’apertura del convegno è affidata a Elio Pecora; autore di raccolte di poesie, romanzi e saggi critici, ha collaborato come critico letterario con la RAI, con numerosi quotidiani e periodici, con le riviste specializzate La Rivista dei Libri, Nuovi Argomenti, Poesia, Anterem, per citarne soltanto alcune.

Fra gli ospiti italiani spiccano i nomi di Franco Brevini, docente di Letteratura Italiana all’Università di Bergamo, autore dei più importanti studi sulla poesia in dialetto; Pietro Frassica, dal 1976 docente di Letteratura Italiana all’Università di Princeton; Franco Musarra, fra gli italianisti più noti al mondo, docente negli ultimi vent’anni presso la prestigiosa università di Lovanio; Anna Modena, docente di Letteratura Italiana all’Università di Pavia e curatrice, per Einaudi, dell’edizione critica e commentata di Colori, la raccolta completa delle poesie di Giotti.

Al convegno si affiancano alcune interessanti iniziative dedicate alla poesia e alle figure di Umberto Saba e Virgilio Giotti.
Mercoledì 24 ottobre, alle ore 18.00, presso la Sala Riunioni del Comune di Trieste, si inaugura Ritratti in mostra, originale evento espositivo che rende omaggio alle eclettiche figure di Saba e Giotti attraverso l’opera di due artisti, Ugo Pierri e Paolo Cervi Kervischer, che da tempo esplorano l’articolato rapporto fra poesia e arti figurative.
A corredo della mostra viene pubblicato il catalogo Visavì. Giotti Saba, ritratti (Paolo Cervi Kervischer - Ugo Pierri, L' Armonica del Ramo d'Oro, undicesimo numero, 2007); per l’occasione viene anche presentato il volume di Ugo Pierri Doppia identità. Un certo Saba (Battello stampatore, 2007).
La mostra rimarrà allestita fino al 24 novembre.

La sera di giovedì 25 ottobre, al Caffè Tommaseo, con inizio alle ore 21.30, avrà luogo una serata dedicata alla poesia di Saba e Giotti realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale "Sidaja" (organizzatrice del Festival “Incontri Internazionali di Poesia”, che avrà luogo i giorni 26 e 27 ottobre presso la Casa della Musica di Trieste).
Protagonisti della serata sette poeti di diversa provenienza: l’italiana Rosaria Lo Russo, l’islandese Sigurbjörg Thrastardóttir, l’americana naturalizzata inglese Judi Benson, la slovena Taja Kramberger, il croato Branko Čegec, l’austriaco, originario del Sudan, Tarek Eltayeb e Casimiro De Brito, presidente del Pen Club portoghese.
A questi autori, nonché originali performer, il compito di interpretare, nella loro lingua madre, alcune poesie dei due poeti triestini.

Il convegno e le iniziative collaterali sono ad ingresso libero.



Ufficio Stampa Roberta Sodomaco
tel. 340 4869600 / convegnosabapress@yahoo.it

sabato 6 ottobre 2007

Corna d’erpici serpono (Roberto Morpurgo)


Roberto Morpurgo ci offre qui sotto alcuni versi ricchi di allitterazioni ed evocativi, dalle suggestioni zen: “ulcerati lacerti / di chi // tace”. L'autore ha da poco pubblicato L'azzurro del mare con Joker e della sua poesia Sandro Montalto scrive: «Le poesie di Roberto Morpurgo sembrano insinuarsi nel silenzio, i versi centellinano le parole con una leggerezza che ne sottolinea il peso semantico. Ogni testo è un tintinnìo che percorre la pagina senza graffiarla eppure impregnando l’aria di una sonorità precisa, un poco acuta, sviluppata in melodie che contengono un inizio e una fine. Va infatti sottolineato come l’autore non metta su carta frammenti o spruzzi di colore, ma sappia piuttosto sviluppare un’idea compiuta – o un’immagine non vaga – in testi che seppur brevi sono completi. Sono testi, anzi, che spesso filtrano in altri testi, pur mantenendo la loro finitezza e completezza, conferendo alla raccolta un’unità preziosa e sempre indice di un lavorio poetico sincero ed efficace. Siamo allora in presenza, se vogliamo proseguire nel campo fruttuoso delle metafore visive, dell’immagine di un caleidoscopio: un’immagine complessa e mobile costruita con altre immagini altrettanto complete. (…)»


Cuce

Cuce celata
luce

ulcerati lacerti
di chi

tace


Colli

Ciondolano
ai colli delle
pecore
ocra coralli
di madrepore.

Dondolano
in dande
di crine
ime valli.

Terrificati in
zolle
illudono non
più volti.

Corna d’erpici serpono
in solchi di
luna
anulari mappe, eburnee

coppe.


Nell’urna

Nell’urna lenienti liane
amache onde culla
l’orizzonte anche
la terra.

Ante di specchi immoti,
placide
ciglia, ebbre
sbucciano l’acido
acino
del nulla.

Premio letterario OSSERVATORIO 10-11

Concorso nazionale di Poesia, Narrativa e Teatro
- DECIMA EDIZIONE -

1) Il premio si articola nelle seguenti sezioni:
A) Poesia in lingua italiana
tre liriche in lingua italiana, per un totale massimo complessivo di 100 versi. Inviare sei copie anonime e una con i dati personali.
B) Poesia in vernacolo: “Premio Marcello Catinella”
tre liriche per un totale massimo complessivo di 100 versi, in qualsiasi vernacolo purché presentate con la relativa traduzione in lingua italiana. Inviare sei copie anonime e una con i dati personali.
C) Narrativa “Racconto”
Un racconto della lunghezza massima di tre pagine formato A4. Inviare sei copie anonime ed una con i dati personali.
D) Testi teatrali per un totale massimo complessivo di cinque fogli A4 max cinquantacinque righe per pagina. Inviare sei copie anonime e una con i dati personali.
E) Libro edito: di Poesia o Narrativa. Inviare sette copie di cui una sola autografata.

2) La quota di partecipazione per ogni sezione è di € 20. Per due sezioni ridotta a € 30.

3) Le quote possono essere inviate o in contanti oppure esclusivamente con versamento sul c/c postale n° 23091705 intestato a: A. C. Teatro Osservatorio - Bari.

4) I lavori dovranno pervenire entro e non oltre il 10 Novembre 2007 all'indirizzo:

Teatro Osservatorio
Via Adige 33
70125 BARI

5) Il plico dovrà contenere:
a) le opere in sette copie di cui una sola firmata e recante dati anagrafici, indirizzo e telefono dell'Autore; le altre sei copie, pena l’esclusione dal concorso, devono essere prive di segni di riconoscimento. Le poesie dovranno essere dattiloscritte una per foglio.
b) dichiarazione che i lavori sono opera del proprio ingegno e libere da qualsiasi vincolo
c) una sintetica biografia
d) la quota di partecipazione o la fotocopia del versamento effettuato

6) Le opere inviate non saranno restituite. Con la partecipazione al Concorso, gli Autori, cedono la possibilità di pubblicare e rappresentare le proprie opere al Teatro Osservatorio senza aver nulla a pretendere. Tutti i diritti restano comunque di proprietà degli autori.

7) Le opere saranno esaminate dalla Giuria di selezione che determinerà l'elenco degli Autori finalisti. Successivamente la Giuria di merito sceglierà, per ogni sezione, la cinquina dei vincitori.

8) Durante i lavori, le Giurie e l'Organizzazione potranno decidere di allargare la rosa dei vincitori proporzionalmente al numero degli iscritti.

9) Le Giurie, i cui giudizi sono insindacabili, assegneranno anche alcuni premi speciali.. I nominativi dei giurati saranno resi noti durante la cerimonia di premiazione.

10) La proclamazione ufficiale e le premiazioni avverranno nel corso di una manifestazione che si svolgerà in un teatro cittadino domenica 16 Dicembre alle 9,30 alla presenza di autorità ed esponenti del mondo dell'Arte e della Cultura.

11) Comunicati saranno inviati a tutti i giornali italiani. Informazione diretta verrà data solo ai vincitori. Se si desidera essere informati sui risultati e sulle graduatorie finali occorre fornire un indirizzo di posta elettronica oppure allegare una busta affrancata e autoindirizzata.

12) I premi consistono in: Trofei artistici (pezzi unici), coppe, targhe, medaglie, libri, cd-rom, diplomi e “buoni editoriali” per l’inserimento gratuito nei “Quaderni di Poesia” editi nel 2007 dalle “Edizioni Osservatorio”

13) Le opere più significative partecipanti al premio saranno pubblicate sulla rivista "OSSERVATORIO" e potranno essere selezionate per ulteriori iniziative editoriali.

14) Tutti i vincitori sono tenuti a ritirare il premio personalmente o a delegare per iscritto altra persona. I premi non ritirati nel giorno della proclamazione andranno ad arricchire il montepremi dell'edizione successiva.

15) Per i partecipanti al Premio Osservatorio vengono organizzate durante tutto l’anno, con cadenza mensile, "Serate di Poesia" con la partecipazione degli attori del Teatro Osservatorio.

16) La partecipazione al Premio implica la piena e incondizionata accettazione delle norme previste nel presente regolamento.

Per informazioni telefonare ai numeri: 349 3173278 / 333 6719415

e mail: premiosservatorio@yahoo.it

giovedì 4 ottobre 2007

Appello ai naviganti (Daniele Borghi)


Ciao Alessandro, tutto bene? Spero molto di sì.
Come spesso accade ti scrivo per affidarti alcune riflessioni che spero non troppo noiose.
Mi è venuta voglia di riguardare i commenti suscitati con i miei pensieri riguardanti la pubblicazione di poesie che tu, logicamente, hai inserito in Farapoesia.
Ho contato quattro persone che abbiano avuto voglia di dire la loro opinione su quanto scritto e poi mi è caduto lo sguardo sul lunghissimo elenco di autori che Farapoesia pubblica al suo interno. Anche il numero dei link che rimandano a siti "poetici" è cospicuo e numerosi sono anche gli intrecci tra loro. Oltre a questo ho notato che nessun commento è stato scritto ai miei testi e, come diceva un personaggio della televisione, mi è sorta spontanea una domanda. Possibile che tutte le persone (escluse le famose quattro) che hanno letto quella sorta di dibattito non abbiano avuto il desiderio di esporre il proprio pensiero o di vedere cosa scrivesse quel poveretto che si permetteva di tranciare giudizi su quanto aveva letto? Perchè persone necessariamente interessate alla poesia (e immagino che siano moltissime decine, se non centinaia) che visitano Farapoesia e hanno letto quello scambio di vedute non hanno avvertito la spinta a produrre la propria opinione?
Mi sono dato alcune risposte e te le sottopongo per avere da te un conforto. La prima ipotesi si basa sul fatto che la mia (chiamiamola così) "provocazione" sia stata di livello talmente basso da non meritare una risposta o un commento. La seconda è che si sia toccato un nervo scoperto e nessuno ( a parte io e te e i soliti altri quattro) abbia avuto voglia di stuzzicarlo ancora. La terza (che mi pare la più difficile da digerire) è che nessuno abbia avuto opinioni al riguardo. Naturalmente possono esserci anche altre teorie ma mi sembra che le più reealistiche siano queste.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Se non hai tempo, voglia o modo di rispondermi non preoccuparti, i pensieri che ti ho raccontato erano solo il frutto di una pausa di lavoro e forse non rivestono particolare interesse. In altre parole è possibile siano soltanto una piccola masturbazione cerebrale.
A presto, buon tutto,
Daniele

Su Specchio Poetico e “L(')abile traccia”


Nota critica della professoressa Annalisa Macchia, inviata a Pietro Pancamo

Ho ultimato la lettura di Specchio Poetico. Un bel gruppo d’autori, non c’è che dire. C’è dentro la grinta, la voglia d’innovazione, il dinamismo tipico dei giovani e, naturalmente, l’indefinibile poesia. Simpatica anche l’idea di farvi commentare reciprocamente.
Per la tua raccolta “L(’)abile traccia” ho sentito più feeling, forse perché ti ho letto con più attenzione, forse perché ti conosco un po’ meglio degli altri. Forte e leggera insieme si snoda perlopiù come un condensato d’ironia e di sarcasmo. Ti diverti a giocare con il linguaggio. Senza togliere il dito dalla piaga, lo strutturi, lo de-strutturi a tuo piacimento. Ci giochi con grande gusto. Sei libero nei tuoi versi, anche sintatticamente, ma non astruso e sono tante le immagini poetiche che rimangono nel cuore del lettore. Bravo davvero.
Una curiosità: ti lamentavi del finale de La Franci… Cosa c’è che non va? Dovresti essere felice, al contrario, di quel superbo “Fiero della Francesca”.

Annalisa Macchia, nata a Lucca il 5 ottobre 1950, laureata in lingue e letterature straniere presso l’Università di Pisa. Coniugata, madre di quattro figli, attualmente insegnante di francese in un istituto di Firenze, città in cui risiede. Da sempre appassionata di letteratura per l’infanzia. Collabora con associazioni fiorentine come Ucai (Unione cattolica artisti italiani) e “Novecento — Pianeta Poesia” (diretta da Franco Manescalchi), con la rivista «Erba d’Arno» e con alcuni siti internet, tra cui «Poièin» (a cura di Gianmario Lucini), «L(’)abile traccia» e «Vico Acitillo 124 — Poetry Wave» (a cura di Emilio Piccolo e Antonio Spagnuolo, con la cooperazione, fra gli altri, di Gianni Caccia, Lorenzo Fort e Letizia Lanza).
Sue liriche, fiabe e racconti compaiono in antologie, riviste letterarie e siti internet. Ha dato alle stampe un saggio (Pinocchio in Francia, Quaderni della Fondazione nazionale “Carlo Collodi”, Collodi, 1978), cinque pubblicazioni per l’infanzia (La gattina dalla coda blu, Chegai Editore, Firenze, 2002; La formica giramondo, Chegai Editore, Firenze, 2002; Il fantasmino, Chegai Editore, Firenze, 2002; Il pesce palla e la nave pirata, Chegai Editore, Firenze, 2002; Mondopiccino. Piccole storie in rima, Florence Art Edizioni, Firenze, 2003), una raccolta di poesie (La stanza segreta, Edizioni Ets, Pisa, 2004) e una raccolta di racconti (I sogni del mattino, Edizioni Ets, Pisa, 2005).
Spazio web: www.novecentopoesia.it/macchia.htm

Trofeo Penna d'Autore 2007


cliccare sull'immagine per ingrandirla

mercoledì 3 ottobre 2007

Narda Fattori a Civitanova 13-10

presenta la sua nuova raccolta (cliccare sulla locandina qui sotto)

«La Mosca» n. 16 a Milano 10-10

Centro Culturale San Carlo
Corso Matteotti, 14 – MILANO
MM1 fermata San Babila


Mercoledì 10 ottobre - ore 18,00


Presentazione della rivista di poesia, arte e filosofia
LA MOSCA di MILANO

n. 16 - OMBRA E FOLLIA


Introduce
Gabriela Fantato


Interventi
Pierangelo Sequeri:molte sono le cose inquietanti, nulla lo è più dell’uomo
Adriano Coppo: la verità “scomoda” nella fotografia di Diane Arbus
Sabina Pollet: la sapienza vitale dei simboli

Letture

Rinaldo Caddeo, Giuseppe Curonici
Francesco Dicembre, Barbara Gabotto

martedì 2 ottobre 2007

Stanze all'aperto (Alessandro Moscè)


Presentissimi, come accade non di rado negli scritti dei poeti marchigiani, il paesaggio, la veduta, i paticolari assolvono nei versi di Alessandro Moscè la funzione di catalizzatori del ricordo e dei sentimenti, dei trasporti, delle emozioni e delle riflessioni: ”… il ritorno / di parole distratte”; “La casa è la mia donna, / esce con me, / respira del mio andare / e del suo essere orfana.”
Immagini domestiche o cittadine di una bellezza semplice e il reale animato dall'accadere dei fatti quotidiani ci trasportano nella zona sospesa di un'attualità che sfugge alla griglia meramente categorica dello sguardo razionale: «Il buio tarderà a venire, / a riconoscere le strade…”


Dalla raccolta inedita di Alessandro Moscè

STANZE ALL’APERTO


Lo stipite della porta
l’ho toccato specie da bambino:
quante volte accarezzato
come il corpo di una ragazza
nell’adolescenza furtiva,
nel sonno del desiderio,
in un istante che stringe
la gola e le mani.
La casa nasconde
le parole non dette,
un sussurro tra le sedie,
il commuoversi per l’aldilà,
quando il corridoio
aspetta il ritorno
di parole distratte
prima che si faccia sera

***

Ascolto le stanze
lasciate sole
scricchiolare di rumori
e vedo i suoi contorni
nell’ombra piatta
delle mattonelle in corridoio.
Amorosa attesa
in punta dei piedi
nel tepore domestico,
ora che sono partito
con un sorriso infranto.
La casa è la mia donna,
esce con me,
respira del mio andare
e del suo essere orfana.
Quanta calma rimane
dietro le porte…

***

C’è un odore di tiglio
che prende forma
nelle cosce delle ragazze,
che insegue un ronzio
dal giardino al loggiato,
fino al cielo di maggio.
Un’eco di passi
abbraccia l’amore
e ruota da una via all’altra
con i pollini che scendono
nella curva di una stagione.
Il convivio di merli
è una piccola festa
per la città gonfia di nuvole,
un appuntamento
di trovatori involontari
che posano i becchi arancio
sull’erba del giardino,
mentre suona la campana
che fa tremare il volo

***

Il calore di giugno
non appanna più i vetri dei negozi,
alza la polvere del grano
fuori città
negli occhi di luce,
intiepidisce le magliette,
i pomeriggi alti
tra gli appartamenti spalancati.
I treni portano un transito bollente,
un allarme di passaggio
tra i pilastri della stazione
che restano fuori del mondo.
Il buio tarderà a venire,
a riconoscere le strade
e i palazzi immobili
quando il sonno si dilegua
ma non i sogni senza notte,
non i ricordi di un’altra estate
tra i bar cittadini
che girano come i loro orari
al suono di un cucchiaino,
ai bordi delle strade



L’ultima Ancona

Le scalette scendono ripide al porto,
il mare piatto ad oriente
custodisce le barchette dei pescatori.
Lo slargo di Via Bernarbei
incrocia un’Ancona vecchia
all’uscita dei circoli,
nelle strade strette che assomigliano
a quelle di Genova,
città di scoglio e di frontiera
che si accende una sigaretta
allo sbucare dei fari di una barca
tra le ringhiere di San Ciriaco.
Un giugno di vento e di luce
riempie la domenica,
apparecchia i tavoli dei ristoranti


Alessandro Moscè è nato ad Ancona nel 1969. Vive a Fabriano. Ha pubblicato l’antologia di poeti italiani contemporanei Lirici e visionari (Ancona, il lavoro editoriale, 2003), i libri di saggi critici Luoghi del Novecento (Marsilio, Venezia, 2004) e Tra due secoli (Neftasia, Pesaro 2007), l’antologia di poeti italiani tradotta negli Stati Uniti The new italian poetry (Gradiva, New York, 2006).
Nel 2005 è uscita la raccolta di poesie L’odore dei vicoli (I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme).
Si occupa di critica letteraria e di filologia su varie riviste e giornali («Il Corriere Adriatico», «Nuova Antologia», «Pelagos»).
Ha ideato e dirige il periodico di letteratura «Prospettiva».

RavennaPoesia 13-10


sabato 13 ottobre si svolgerà al Teatro Alighieri di Ravenna la 26a edizione di RavennaPoesia, inserita nel cartellone della "Notte d'Oro" che il Comune ha organizzato per quella data.

Quest'anno il nostro spettacolo è dedicato a un tema di grande attualità: "W VERDE! Poeti per l'ambiente" sarà infatti l'occasione, grazie a Dacia Maraini, Gianni D'Elia e Gian Ruggero Manzoni, e ai lettori della nostra compagnia, per scoprire come poeti e scrittori vedono il rapporto dell'uomo con la natura, gli animali, il futuro del pianeta.

La regia sarà nuovamente affidata alla mano sicura di Gabriele Marchesini, mentre la scenografia verrà realizzata "in progress" nel corso della serata da Gino Pellegrini.
Saranno impegnati nelle letture, oltre allo stesso Gabriele Marchesini, Francesca Serra, Franco Costantini, Renzo Morselli, Giuseppe Bellosi e la sottoscritta, con la gradita new entry rappresentata da Gigi Canestrari. Musiche scelte da Massimo Mazzoni, e alla conduzione come sempre Galilea Maioli, anche selezionatrice dei testi.

Il programma della manifestazione è disponibile sul nostro sito www.ravennapoesia.it.

Maria Giovanna Maioli

Fiori di vetro 27-9




foto della presentazione del 27 settembre 2007 presso la biblioteca provinciale di Avellino.
Da sinistra verso destra: Antonietta Gnerre, Luisa Alaia del Comitato Premio Cimitile, Simona Festante moderatrice, Paolo Saggese del Centro di Documentazione Sulla Poesia del Sud, il poeta Vincenzo D'Alessio del Gruppo Culturale Guarini, Gaetano Tenneriello Sindaco di Prata P.U.
(cliccare sull'immagine per ingradirla)

lunedì 1 ottobre 2007

Spoon River a S. Miniato 7-10


Carissime amiche e amici,

l'imminente ripresa dei nostri incontri di Lectio divina (prevista per la metà circa del mese di Ottobre) è quest'anno preceduta da un evento culturale di notevole suggestione e interesse: Domenica 7 ottobre p.v., dalle ore 16.30 il Cimitero Monumentale delle Porte Sante, che dalla metà del sec. XIX circonda la Basilica e il Monastero di San Miniato al Monte, ospiterà una quarantina di attori che da altrettante postazioni fisse leggeranno ininterrottamente fino al tramonto le più belle epigrafi della Antologia di Spoon River (Spoon River Anthology), la celebre raccolta di poesie che il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò tra il 1914 e il 1915 sul "Mirror" di St. Louis. Ogni poesia racconta, in forma di epitaffio, la vita di una delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana. Lo spettacolo è realizzato dalla Compagnia teatrale Archètipo per la regia di Riccardo Massai. Il biglietto di ingresso costerà 10 Euro e sarà in vendita il 7 ottobre all'ingresso del Cimitero e in prevendita presso il Circuito Box Office e il Teatro Comunale di Antella.
L'evento è stato voluto e organizzato dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Firenze, dalla Direzione dell'Unità Operativa Cimiteri Comunali (Signora Laura Tacconi) e dalla nostra stessa Comunità monastica.

Nella speranza di poterVi incontrare numerosi Domenica 7 ottobre lungo questa suggestiva passeggiata fra memoria, arte e letteratura, Vi saluto intanto con grande affetto anche a nome di Stefano e di tutta la comunità monastica di San Miniato al Monte,

Bernardo

Perché leggere Spoon River anche alle Porte Sante?
Anche se in proporzione infinitesimale molto e molto più piccolo di Trespiano, il cimitero delle Porte Sante, per la sua posizione, è davvero il Cimitero della comunità cittadina di Firenze: il dialogo visivo fra la città dei vivi e la sua necropoli è infatti costante ed evidentissimo.
Chi legge e ammira le epigrafi e i monumenti sepolcrali attorno alla millenaria basilica romanica di San Miniato al Monte, alzando lo sguardo vola dalla regione della memoria e della fantasia struggente al nostro presente che, nel bene e nel male, di quelle vicende sepolte dal tempo è in qualche modo esito e avanzamento..

Il cimitero nasce alla metà dell'800 in luogo delle antiche coltivazioni agricole dei benedettini olivetani di San Miniato: già abbandonato il monastero dai monaci per i voleri bellici di Cosimo il Grande, il luogo perde la sua configurazione religiosa quasi del tutto. La recupera in qualche modo in forza della riforma napoleonica delle sepolture: quei campi assieme ad alcune porzioni del monastero demolite diventano la necropoli di prestigio della Firenze di metà 800, la Firenze Capitale che inizia a seppellire qui alcuni dei suoi artisti e intellettuali di prestigio, dai Fratelli Alinari a Vamba Bertelli, da Collodi a Pellegrino Artusi, dagli scultori Romanelli a Vittorio Colcos, da Ida Baccini all'architetto Giacomo Roster, e ancora dal commerciante Francesco Pineider a illustri generali e burocrati del nuovo Stato unitario. La tradizione continua per tutto il 900: Giovanni Spadolini, Pietro Annigoni, Vasco Pratolini, Giovanni Papini, Alessandro Bonsanti, Ottone Rosai, Odoardo Spadaro, Bruno Cicognani e, recentissimamente, il musicista Clemente Terni, il dantista Francesco Mazzoni e lo storico Giovanni Ferrara..

Il tutto in un contesto architettonico che mescola, come tipico nell'800, gli stili più vari, in un eclettismo fiabesco e quasi surreale: cappelle bizantine accanto a improbabili edifici vagamente assiri, da leziose edicole liberty a possenti chiesuole in stile neoromanico o neogotico.
Una corona immensa di scuri cipressi pare ergere una palizzata che difende il silenzio e la pace di una seconda città, nascosta e segreta, eppure visibilissima allo sguardo distratto della città dei vivi: è la città della memoria , la città monumento ove la morte si fa speranza di trasmissione e di sopravvivenza attraverso il ricordo di gesti più o meno eroici e di imprese (anche commerciali o industriali) più o meno grandiose.
Non è così difficile dunque scorgere il legame almeno ideale con la celebre antologia poetica che verrà letta sulle terrazze delle Porte Sante, quelle terrazze che Mario Luzi ha magnificamente definito «gli spalti di pace di San Miniato», dove la memoria degli antichissimi martiri sepolti vicino alla Porta Santa della Basilica, forse il sito delle più antiche sepolture cristiane di Firenze, si salda con la memoria e la speranza del nostro presente invitato a salire alle Porte Sante, domenica 7 ottobre 2007, per tornare a confrontarsi, attraverso un capolavoro poetica della letteratura americana e attraverso la bellezza delle architetture e la magia di un'aura davvero suggestiva e quasi unica al mondo, col mistero della morte e la brama di futuro propria della nostra memoria.

Archivio blog

Visite